Matilde Serao: intelletto e cuore di Donna
Voce alle Indimenticabili
di Patrizia Bove
Matilde Serao, Donna di “intelletto” e di “cuore”, è una figura indimenticabile della storia delle donne.
Nonostante il dichiarato antifemminismo, la sua stessa vita è stata, nei fatti, un esempio di riscatto del femminile. Convinta che la donna avesse una forza trascinante, nei suoi scritti la Serao descrive con grande incisività l’universo femminile, con la sua penna arguta, irriverente, insolita per una donna.
Insolita… come quella risata che l’ha resa unica e indimenticabile!
Lo scandalo
Quella mattina del 29 agosto 1893, Napoli era sotto una cappa di afa e umidità.
Il cielo, plumbeo, minacciava pioggia, ma la donna che percorreva, a passo deciso, la strada verso Pizzofalcone non sembrava temere l’imminente temporale.
Quando giunse all’altezza di Palazzo Ciccarelli di Cesavolpe, in Via Monte di Dio, la donna ebbe un momento di esitazione, poi entrò nel portone spalancato e si diresse verso le scale.
Prima di bussare al campanello, sulla cui targa erano incisi i nomi degli inquilini, allargò con dolcezza la copertina bianca che copriva il fagottino che stringeva tra le braccia.
La neonata dormiva, sazia del latte appena succhiato. La donna le aprì la manina stretta in un pugno e le infilò tra le dita un biglietto minuscolo.
Poi bussò al campanello: Edoardo Scarfoglio – Matilde Serao recitava la targa d’ingresso.
Venne ad aprire la cameriera a cui consegnò quel fagottino prezioso, mentre dall’interno della casa risuonavano altre voci squillanti di bambini.
La tragedia
Quando la domestica chiuse la porta, nell’androne del palazzo risuonò il rumore di uno sparo.
“Perdonami se vengo ad uccidermi sulla tua porta, come un cane fedele. Ti amo sempre”
Il messaggio d’amore e di morte era ancora stretto nel pugno della neonata, quando Donna Matilde accorse.
Gabrielle Bressard, parigina, era solo l’ultima delle numerose conquiste di Edoardo Scarfoglio, sciupafemmine, seduttore incallito, marito dal 1885 di Matilde Serao, da cui aveva avuto già quattro figli, tutti maschi.
Trasportata d’urgenza all’Ospedale degli Incurabili, la donna morì il 5 settembre.
Matilde Serao aveva vegliato sulla sua agonia e non l’aveva mai lasciata sola.
Gabrielle Bressard era giunta a Napoli qualche anno prima. Bella e giovane, cantava al Teatro Nuovo, nei Quartieri spagnoli. Edoardo se ne invaghì e iniziò con lei una relazione. Una storia senza impegno per lui, l’amore per lei.
Matilde sapeva delle scappatelle del marito e, puntualmente, lo perdonava.
Quell’anno, stanca e mortificata dalle voci che correvano intorno a quella liaison sempre più esibita di Edoardo e Gabrielle, partì per la Palestina per cercare, in Terra Santa, un po’ di serenità.
Quando Gabrielle morì, Edoardo si preoccupò soprattutto di non far uscire la notizia sui giornali.
Nessun commento uscì su “Il Mattino”, il giornale che la coppia Scarfoglio-Serao aveva fondato l’anno precedente (il quotidiano\ fu nelle edicole per la prima volta il 16 marzo 1892), niente anche sugli altri quotidiani.
Fu “Il Corriere di Napoli”, il giornale antagonista, lasciato due anni prima dalla coppia, a raccontare i fatti.
A Napoli il tam- tam di quell’evento passò di casa in casa suscitando grande clamore.
Matilde Serao, come aveva sempre fatto, si addossò tutti gli obblighi e le conseguenze di quel tragico evento. Tenne con sé la bambina, che chiamò Paolina, come sua madre, e che amò come se l’avesse partorita lei stessa.
Rimase moglie di Edoardo ancora per un po’ ma, ormai, la pochezza di quell’uomo le si era rivelata in tutta la sua pienezza.
Chi era Matilde Serao?
Mai femminista, convinta che “il femminismo non esiste, sono solo delle questioni economiche e morali che si scioglieranno o si miglioreranno quando saranno migliorate le condizioni generali della donna”, moderata e conservatrice, Donna Matilde è stata, nei fatti, sempre in anticipo sui tempi, paladina- suo malgrado- di battaglie che hanno cambiato l’immagine del femminile.
Non era bella, né elegante e neanche ricca.
Per necessità familiari aveva cominciato a lavorare giovanissima come telegrafista e solo successivamente aveva conseguito il diploma di maestra.
L’arte della scrittura l’aveva coltivata, inizialmente, come passione personale.
Giovanissima, aveva esordito nel “Giornale di Napoli” con articoli d’appendice e novelle con lo pseudonimo di Tuffolina.
Dicevano di lei che era tozza e grassa, con una risata insolita per una donna, quasi sconveniente.
Eppure, Scarfoglio quando la conobbe, nel 1884, se ne innamorò pazzamente e così la descrisse, in una lettera, all’amica Olga Ossani (più conosciuta come Febea):
“Cara Olga, …quella donna troppe cose ha che in nessun’altra avrei potuto trovare… tutti i miei sensi e tutta
l’anima mi vibrano al suo cospetto…brutta nella vita e tanto bella nei momenti dell’amore… mi piace troppo, troppo e ancora troppo…”
L’impeto d’amore di Edoardo per Matilde, però, svanì ben presto e l’uomo non si fece scrupolo di tradire ripetutamente la moglie, in quel gioco di seduzione che aveva affinato nella frequentazione con Gabriele D’Annunzio.
L’amicizia di Edoardo e Matilde con il Vate era di vecchia data ed era nata grazie all’intesa ntellettuale con la Serao, di cui D’Annunzio era grande estimatore.
Successivamente Matilde divenne amica di Eleonora Duse con cui instaurò una vera “sorellanza” che si protrasse nel tempo, anche dopo la fine delle loro relazioni sentimentali.
D’Annunzio aveva avuto il privilegio di scrivere su “ La Tribuna” l’articolo che raccontava le nozze tra Scarfoglio e la Serao e aveva collaborato con loro a “Il Corriere di Roma”, il quotidiano che la coppia aveva fondato nel 1885.
La loro amicizia subì uno strappo l’anno successivo, quando Gabriele D’Annunzio e Edoardo Scarfoglio si confrontarono in un vero duello.
Quell’anno, il direttore de “La Tribuna” aveva annunciato che, in allegato al suo giornale, gli abbonati avrebbero
avuto in regalo un nuovo libro di D’Annunzio: Isotta Guttadauro.
La coppia Scarfoglio-Serao si sentì tradita dall’amico e rispose prontamente con la pubblicazione sul Corriere di Roma di un poemetto, evidente parodia del testo dannunziano: Risaotta al pomidauro,
Quella scintilla provocò un acceso litigio e il successivo duello, concluso con il ferimento e la sconfitta del Vate.
L’ antica amicizia si ricompose, tuttavia, qualche anno dopo, quando la coppia Scarfoglio-Serao si trasferì a Napoli e fondò “Il Corriere di Napoli”.
In quell’occasione i due decisero di pubblicare in allegato al giornale il romanzo più audace di D’Annunzio: L’Innocente.
Gabriele D’Annunzio era presente nella vita della coppia anche negli anni della tragedia.
Fu proprio con lui, ed altri intellettuali dell’epoca (Georges Herelle, Guido Boggiani e Pasquale Masciantonio),
che Edoardo partì, dopo la morte di Gabrielle e l’allontanamento di Matilde, in una lunga crociera in Grecia e Medio Oriente, a bordo del suo yacht Fantasia.
Lo aveva chiamato così in onore del primo romanzo, omonimo, scritto da Matilde nel 1883 che ebbe un buon successo di vendite e fece conoscere la scrittrice allora sconosciuta. Edoardo Scarfoglio però stroncò il libro, sostenendo che era scritto molto male, ed anche l’immagine della scrittrice che, solo successivamente, conoscerà e diventerà sua moglie. .
“Cara Olga, la mia povera amica è morta oggi a mezzogiorno. Io non ho alcun rimorso di questa tragedia… ma ne ho un dolore acuto e profondo…”,
così aveva scritto Edoardo alla Ossani.
Matilde dal suo canto, dopo i tragici fatti, affrontò la realtà: accudì i suoi figli e si dedicò al suoamato lavoro.
Nel cuore di Napoli, al primo piano della Galleria Umberto, c’era la sede de “Il Mattino”, il posto dove più di tutti lei si sentiva a casa.
In quelle stanze, a poca distanza dal Teatro
San Carlo e dal Gambrinus, la sua penna volava in alto, come la sua rubrica Api, mosconi e vespe.
Il suo cuore, invece, era sprofondato nelle tenebre ed era sempre più lontano da quello di Edoardo.
Nel 1902 la coppia si separò definitivamente.
Un nuovo compagno entrò nella vita di Matilde: Giuseppe Natale, giornalista anche lui, assunto a “Il Mattino” fresco di laurea. Molto più giovane di lei, Giuseppe non era un donnaiolo. Le rimase accanto fino alla morte, improvvisa, che la colse il 25 luglio 1927, mentre era intenta a scrivere un articolo.
Dall’unione con Giuseppe Natale, che sposò nel 1917 alla morte di Scarfoglio, nacque Eleonora, ovvero Nonò, chiamata così in onore della Duse.
Nello stesso periodo in cui conobbe Giuseppe Natale, Matilde Serao annunciò la nascita di un nuovo giornale: “Il Giorno”, in edicola dal 27 febbraio 1904.
Divenne così la prima donna nella storia del giornalismo italiano a dirigere una testata giornalistica, entrando in concorrenza con il quotidiano diretto da Scarfoglio.
Attraverso questo giornale la Serao “raccontò Napoli e il suo popolo con ineguagliabile passione”, recita così la targa in sua memoria che il Comune di Napoli ha dedicato a Donna Matilde.
“Io so, come tante donne sanno, che, come sono composte le leggi nella società moderna, non v’è felicità possibile per la donna, in qualunque posizione si trovi: né nel matrimonio, né nell’amore libero, né nell’amore illegale.”







