Eva e Barbablù

di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso e

Camilla Lilliu

Voce ai diritti

recensione a cura di Veronica Sicari

 

 

eva e barbablù

 

Eva e Barbablù è una piece teatrale scritta da Emma Fenu e Pier Bruno Cosso, illustrata da Camilla Lilliu ed edita da Gli Scrittori della porta accanto nel 2025.

 

Di cosa tratta Eva e Barbablù?

 

Eva e Barbablù di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso,  poliedrici scrittori, e Camilla Lilliu, giovane e capace  illustratrice, esplora il tema dell’abuso familiare e della  violenza maschile sulle donne. E lo fa attraverso il sapiente  utilizzo di due archetipi particolarmente evocativi. 

Da una parte Eva, prototipo della donna piena di talenti  che, come in un progressivo vortice, rimane invischiata in  una relazione che le sottrarrà libertà e autostima. Dall’altra  Barbablù, il compagno orco, incarnazione di quella  cultura patriarcale e possessiva che, oggettivizzando il  corpo e la vita della propria moglie, finisce per macchiarsi  del più atroce dei delitti. 

I dialoghi serrati tra i due protagonisti ripercorrono in  maniera molto precisa le tappe della relazione abusante  della quale la donna rimane vittima: ma, malgrado  l’epilogo, ciò che gli autori riescono a veicolare è un  messaggio di speranza. Nonostante tutto. 

 

Perché leggere Eva e Barbablù?

 

L’ultimo anno è stato caratterizzato dal susseguirsi  incessante di femminicidi: sono tante e diverse per età,  estrazione sociale e origini le donne che hanno perso la  vita per mano del proprio compagno, marito, fidanzato. 

Ci si affanna tanto sulle colonne dei giornali, quanto nelle  aule di giustizia, a individuare moventi e cause scatenanti  di questi gesti efferati. Gesti commessi da uomini percepiti  dalla comunità come normali, ordinari e inoffensivi, ma  dove la matrice di tali delitti è sempre la medesima. 

E va rintracciata nella visione sessista che si tramanda da  decine di anni, che oggettivizzando la donna, la rende  “proprietà” del proprio partner.  

La spirale di violenze, che troppo spesso culmina nel  femminicidio, ha una sua radice culturale: ed è diretta  conseguenza della subcultura patriarcale che tiene le  donne in una posizione di subordinazione rispetto agli  uomini. Il tentativo di emancipazione da parte della donna  abusata crea nell’uomo il cortocircuito da cui discende  l’atto violento. 

Le normative che si sono susseguite nel corso del tempo, che hanno previsto pene più severe per i maltrattanti e gli  abusanti e che hanno individuato reati nuovi per descrivere  tali situazioni, se hanno portato un adeguamento del  nostro ordinamento dinnanzi a un fenomeno niente  affatto occasionale, tuttavia intervengono quando il reato  è già stato commesso, a volte addirittura quando l’esito  irrimediabile si è già verificato.

La violenza maschile sulle  donne non è un destino ineluttabile, ma la sanzione penale  non è da sola sufficiente per decretarne il superamento. 

Infatti, se la matrice della violenza maschile sulle donne  è culturale, solo attraverso un percorso di prevenzione e  mutamento della società può essere superata.

L’attività di prevenzione è, certamente, complessa,  impegnativa. Presuppone lo sforzo di tutti a decostruire  gli schemi sociali con i quali siamo stati cresciuti e che  abbiamo imparato a percepire come normali. 

Prevede, inoltre, il coinvolgimento di attori diversi, non  soltanto pubblici, ma anche privati. 

Sono tante le associazioni che si sono fatte carico di  diffondere, già a partire dalla scuola, attraverso corsi di  aggiornamento destinati a studenti e genitori, ma anche al  personale scolastico, una cultura di genere che combatta  stereotipi sessisti, e che promuova inclusione e rispetto  reciproco. 

Tante sono anche le opere letterarie, i saggi, che si  occupano del tema, e che trovano una grande platea di  lettrici e lettori. 

I Centri Antiviolenza che operano sul territorio non  soltanto svolgono il compito di prendersi carico delle  sopravvissute, aiutandole nel loro percorso di fuoriuscita  dalla violenza, ma si occupano anche di organizzare  manifestazioni e occasioni di dibattito e incontro, nel  quale affrontare il tema dalla viva voce di chi, con le  sopravvissute e le vittime, lavora ogni giorno. 

Certamente Eva e Barbablù, questa coinvolgente pièce, si inserisce in questo solco, e ha il pregio di mostrare le  dinamiche che si sviluppano tra le due parti di una storia  tossica, mostrando senza alcuna edulcorazione, l’enorme  contrasto tra le parole apparentemente d’amore usate  dall’abusante, e il vero peso delle sue azioni.

Ma, cosa ancora più interessante, il percorso di  consapevolezza della donna, che a poco a poco, cerca di  riappropriarsi della propria vita. 

 

 

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Sinossi

Pièce teatrale.

«Sono Eva nell’Eden. Mordo la mela. Apro la porta.»
«Ti tengo chiusa qui per te, per preservarti. Perché, te l’ho detto mille volte: a te ci tengo.»

Eva e Barbablù esplora il tema dell’abuso familiare e della violenza maschile sulle donne. E lo fa attraverso il sapiente utilizzo di due archetipi particolarmente evocativi.

Da una parte Eva, prototipo della donna piena di talenti che, come in un progressivo vortice, rimane invischiata in una relazione che le sottrarrà libertà e autostima. Dall’altra Barbablù, il compagno orco, incarnazione di quella cultura patriarcale e possessiva che, oggettivizzando il corpo e la vita della propria moglie, finisce per macchiarsi del più atroce dei delitti.

I dialoghi serrati tra i due protagonisti ripercorrono in maniera molto precisa le tappe della relazione abusante della quale la donna rimane vittima.

Eppure, malgrado l’epilogo, ciò che gli autori riescono a veicolare è un messaggio di speranza. Nonostante tutto.

Questa coinvolgente pièce teatrale ha il pregio di mostrare le dinamiche che si sviluppano tra le due parti di una storia tossica, ponendo l’accento, senza alcuna edulcorazione, sull’enorme contrasto tra le parole apparentemente d’amore usate dall’abusante e il vero peso delle sue azioni.

 

Il teatro, con la sua forza evocativa, è uno strumento efficace per accendere le coscienze e stimolare il cambiamento.
Eva e Barbablù non si limita a denunciare, ma spinge a riflettere, riconoscere i segnali della violenza e immaginare una via d’uscita.
La consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento.

Titolo: Eva e Barbablù
Autori: Emma Fenu, Pier Bruno Cosso, Camilla Lilliu
Edizione: Gli Scrittori della porta accanto, 2025