Le sette morti di Evelyn Hardcastle di Stuart Turton

Voce al Sogno
Recensione di Tiziana Tixi

le sette morti

 

 

 

Le sette morti di Evelyn Hardcastle è un romanzo di Stuart Turton scritto nel 2018 e edito da Neri Pozza nel 2019.

 

Di cosa tratta Le sette morti di Evelyn Hardcastle?

 

Anna; grida l’uomo. Sorpreso, chiude la bocca; nebbia nella mente, vuoto nella memoria. Chi è Anna? Perché la sta chiamando? Non lo sa. Non lo ricorda. L’uomo si trova in un bosco; si protegge gli occhi dalla pioggia sottile. Il cuore sembra esplodergli nel petto; le gambe tremano. Deve aver corso; ma perché? Nebbia; vuoto.

 

E quelle brutte mani ossute? Sono le mani di un estraneo; non le riconosce. Sono le sue mani. Il primo brivido di panico; lo sforzo di ricordare. Qualsiasi cosa; ma non è rimasto nulla. Nemmeno il proprio nome ricorda.

Si guarda. Indossa lo smoking; le tasche sono vuote. Deve venire da una festa; non può essersi allontanato troppo. La luce indica che è mattino; dunque deve aver trascorso nel bosco tutta la notte. Qualcuno si sarà accorto della sua assenza; magari si metterà sulle sue tracce.

Anna; il nome torna a tormentarlo, prepotente. Sua moglie? Sua figlia? Chiunque sia, di certo è lei la ragione per cui si è spinto fin lì; eppure non la vede. Anna; grida ancora. Aiuto; di rimando una voce femminile. In lontananza, una figura vestita di nero; corre per salvarsi la vita.

Ecco l’inseguitore; un colpo di pistola spegne il grido della donna. Ancora; Anna, Anna. Questa volta nessuna risposta. L’uomo ha esitato trenta secondi; in trenta secondi si è decisa la sorte di Anna. Uno scricchiolio di ramoscelli; passi. Un respiro dietro le spalle; caldo, greve. A est; una voce roca indica la direzione.

Un oggetto pesante scivola nella tasca dell’uomo; poi lo sconosciuto indietreggia. Fino a sparire. Ha lasciato una bussola d’argento; il vetro è incrinato, il metallo graffiato.

Sul retro sono incise le iniziali SB. Cosa significano? Un’unica certezza; la bussola serve per puntare a est. L’assassino è stato chiaro; ma davvero è così clemente? O gli tende una trappola? Forse è rischioso seguire la sua indicazione; ma non farlo, rimanere lì, potrebbe essere fatale. Meglio affrettarsi verso est; dunque.

La selva è una buia cattedrale; la pioggia si fa più fitta, picchia sui rami, apre la strada tra le foglie. E gli scrosci precipitano a terra, violenti; rimbalzano alle caviglie dell’uomo. A capo chino sulla bussola, egli striscia per il ventre della foresta; e arranca fino ai margini. Gli alberi allentano l’abbraccio; laggiù si staglia una grande villa georgiana.

La facciata di mattoni rossi è sepolta dall’edera; parla di anni di incuria. Il viale di ingresso è coperto di erbacce; i prati ridotti a paludi, i fiori avvizziti lamentano abbandono. L’uomo fruga con lo sguardo le finestre buie;
al primo piano c’è qualcuno. Una pallida luce sembra invitarlo ad avvicinarsi; a bussare alla porta. È salvo; perché non prova sollievo? Esita; sente di trovarsi davanti a una creatura dormiente, pronta a spalancare le fauci per ingoiarlo.

Altrimenti perché l’assassino lo avrebbe condotto lì? Anna; quel pensiero muove i passi dell’uomo. Quei trenta secondi di immobilità gli pesano sulla coscienza; niente più indugi, ora. Il rammarico morde; è nella furia dei colpi battuti contro la porta.

Chi è il tipo che apre? Quasi non sembra umano; è deforme, metà della faccia raggrinzita dalle fiamme. Sta; immobile, silenzioso contro la foga dell’ospite. Questi chiede un telefono; supplica aiuto. Immobilità; silenzio. Oltre la soglia si intravede l’atrio; un tripudio di luce. Il pavimento a scacchi riflette un lampadario di cristallo; decine e decine di candele vi ardono. I domestici si affaccendano, le braccia colme di fiori; si accorgono dell’ospite.

Tacciono; nel silenzio solo lo sgocciolio della pioggia. Sebastian; lo apostrofa una voce maschile. Un uomo biondo in abiti sportivi scende la scala; attraversa la stanza tra le ali dei domestici. Si dirige deciso verso l’ospite; lo scruta preoccupato. Cosa è accaduto, amico?

Bisogna chiamare la polizia; Anna è stata assassinata. Un sasso gettato nell’acqua; facce sconvolte, bisbigli angosciati. L’ospite insiste; un tizio in nero ha ucciso Anna, bisogna chiamare la polizia. L’altro lo invita alla calma; lo conduce in camera. Meglio parlare in privato; la servitù ha troppe orecchie, le bocche troppo ciarliere. Ancora la sensazione di essere finito in una trappola; l’uomo biondo indica una poltrona accanto al camino acceso.

Si siede sul bordo del letto; i fatti, dunque, dal principio. Non c’è tempo da perdere; un pazzo si aggira per il bosco, bisogna rivolgersi alla polizia. La dimora è isolata, il telefono non funziona; tutto ciò che si può fare è esplorare il bosco. Balbetta, l’ospite; è imbarazzato. Di Anna conosce solo il nome; non è sua amica. O forse sì; non lo ricorda.

È una storia assurda; lo sa. Ha perso la memoria; ma su quello che ha visto non ha dubbi. La bussola; gliel’ha data l’assassino. La tira fuori dalla tasca; la porge all’altro. S.B.; ecco il nome dimenticato: Sebastian Bell. L’oggetto è suo; forse l’ha perso e l’assassino l’ha raccolto.

Nella gentilezza dell’amico, compassione; come arrabbiarsi con uno squilibrato? Più per indulgenza che per convinzione, promette; entro un’ora organizzerà una squadra di ricerca. Una domanda assilla Sebastian; ha dei parenti in quella casa? Qualcuno che possa essere in pena per lui? Nessun+ familiare; è scapolo. L’amico si chiude la porta alle spalle; rimasto solo, Bell va in cerca di se stesso. Trova un biglietto, vergato con grafia elegante; è un invito indirizzato al dottor Sebastian Bell.

Un medico; sorride tra sé. Non si sente per nulla un Sebastian; ancora meno un medico. Una creatura dallo sguardo folle lo fissa dallo specchio. Questo è Sebastian Bell?
La delusione ha un sapore amaro; il dottore si scopre altro da come si immaginava. È una figura scialba; un individuo quasi inesistente, come il suo mento. Cinque energici colpi alla porta; una voce burbera lo chiama. Bell si trova davanti un paio di enormi baffi grigi; due occhi iniettati di sangue, sentore di brandy.
È il dottor Acker; Daniel lo ha mandato a controllare. Daniel Coleridge, l’uomo in abito sportivo; l’amico. Innumerevoli tagli sfregiano il braccio di Sebastian; sono ferite recenti, inferte da una lama. Qualcuno lo ha aggredito; forse voleva ucciderlo.

Bell è in pericolo; è necessaria una ritirata strategica. Ormai Anna è morta; come potrebbe aiutarla? Lavato e vestito di tutto punto, scende da basso; sente gli sguardi degli ospiti puntati sulle spalle, Sebastian. Disagio; vergogna. Nello studio un giovane lo accoglie festoso; il suo volto non gli è familiare. Allora è vero che non ricorda nulla? Nessuna traccia di delusione; anzi, la cosa diverte lo sconosciuto. È Michael Hardcastle; sono vecchi amici.

Alla cena della sera prima sedevano vicini, hanno bevuto molto; poi una domestica ha consegnato un biglietto a Bell. Il dottore si è scusato, doveva andare; da solo.

Cosa c’era scritto sul biglietto? Hardcastle lo ignora; non lo ha letto. Bell ha nominato una certa Anna? Michael non sa; non ricorda. Blackheath è una tenuta enorme; diciannove anni prima era balzata sulle prime pagine per un fatto di sangue. Thomas Hardcastle fu ucciso in riva al lago; aveva sette anni. L’assassino fu giustiziato; il complice mai arrestato. Blackheath; due delitti, un criminale in libertà. Una coincidenza? Uno strano individuo spaventa Sebastian; è travestito da medico delle pestilenze medievali.

Non c’è motivo di allarmarsi; anzi, vuole metterlo in guardia. Prenda confidenza con la dimora, con gli ospiti; si diverta finché può. Il killer non ci metterà molto a trovarlo. Bell è pronto alla fuga; l’imprevedibile sconvolge il suo proposito. Anna ha lasciato un messaggio per lui; gli ha chiesto aiuto. Questa volta non la abbandonerà; Sebastian resterà a Blackheath. Evelyn Hardcastle porta su di sé il peso del passato; la morte del fratello è come una lunga ombra. I genitori hanno organizzato una festa; come diciannove anni prima.

Perché hanno scelto l’anniversario della tragedia? Perché hanno invitato gli stessi ospiti? La sera Bell non partecipa alla cena; qualcuno lo aspetta al mausoleo. Vi trova solo tracce di sangue; una scia di gocce lo conduce là, sotto un cumulo di foglie. La bussola; frantumata e sporca, orientata a nord. Un macabro avvertimento anche in camera; e Bell perde i sensi. Apre gli occhi; è in una stanza angusta e spartana. Vive una scena già vissuta; ma non come l’ha vissuta.

Si è svegliato in un altro corpo. Ancora incoscienza; un nuovo risveglio, un altro corpo. È stato Bell; è stato Collins; è Davies; e sarà altri. È l’individuo dentro di loro; ma non è nessuno di loro.

“E se davvero è così, tutto questo cosa fa di me? E di loro? Siamo forse i frammenti di una stessa anima, responsabile dei peccati commessi da ciascuno, oppure siamo persone del tutto diverse, pallide copie di un originale dimenticato da tempo immemorabile?”

Nessuno di loro ha il suo vero volto, nessuno la sua vera personalità; li ha persi all’arrivo a Blackheath.
Li riavrà solo quando se ne andrà; ma potrà andarsene solo a una condizione. Il Medico della peste illustra le regole; è un vero e proprio gioco. Il premio è la libertà; essa passa attraverso
la verità. C’è da sciogliere un enigma; al ballo di quella sera, qualcuno verrà ucciso. La morte non sembrerà un omicidio; il colpevole non verrà catturato.

Ecco la chiave per fuggire da Blackheath; trovare l’assassino. Ma il tempo è limitato; quella stessa giornata si ripeterà otto volte, vista attraverso otto incarnazioni. La soluzione va riferita al Medico della peste; alle
undici di sera. E se l’impresa fallisse? Allora tutto ricomincerà da capo; da Bell.

Dopo Davies, lord Ravencourt; la quarta incarnazione. Evelyn Hardcastle morirà quella sera; morirà ogni sera per otto sere, alle undici in punto. L’individuo incarnato da Ravencourt ritrova il vero nome; è Aiden Bishop. Lord e Lady Harcastle non sono presenti alla cena; tocca al figlio fare gli onori di casa. Michael prende la parola; sorprende gli ospiti con un annuncio clamoroso sulla sorella. Ma dov’è Evelyn? Non è nella sala da ballo; Aiden la avvista. È diretta al laghetto; impugna una pistola.

Sta per accadere; è accaduto: la prima morte di Evelyn Hardcastle. Nelle successive incarnazioni, Aiden raccoglierà indizi; risolverà il mistero. Riferirà la risposta al Medico; sarà libero. Ma non se ne andrà da Blackheath senza Anna; non lascerà zone d’ombra. In quella vicenda ci sono due lacune; due grossi nodi nel tronco dell’albero. Le radici si allungano sottoterra; si avviluppano a tradimenti, gelosie, ricatti. Diffondono una linfa malata; scura come il fondo del lago. Lì giace un segreto; tocca ad Anna portarlo alla luce. Solo così anche lei potrà essere libera.

 

Perché leggere Le sette morti di Evelyn Hardcastle?

 

Le sette morti di Evelyn Hardcastle è soprattutto un giallo; non manca un tocco gotico. È anche un romanzo di formazione.

Niente di nuovo, dunque? Affatto; Turton compie un’operazione dirompente. Scardina l’impianto narrativo classico; o meglio, lo frantuma. La mvicenda è una; ma è molteplice. In una stanza piena di specchi, la figura si fa coro assordante di molteplici se stessa; i cubisti scompongono l’unitarietà della forma.

Turton agisce allo stesso modo; i punti di vista delle incarnazioni offrono altrettante prospettive della storia. Le sette morti di Evelyn Hardcastle è come un piatto gourmet; esecuzione impeccabile, estetica
appagante. Ma il sapore è inconsueto. Che effetto fa al palato? Piace molto; non piace affatto.

Non c’è via di mezzo; perché è un gusto divisivo. Il punto debole — che può essere il punto di forza — è il troppo; la vicenda è troppo dilatata, finisce per sfibrarsi. Troppi dettagli; appesantiscono la narrazione. È facile smarrirsi; d’altra parte siamo a Blackheath, una fitta foresta, costellata di segnali. Il romanzo trarrebbe vantaggio dalla snellezza; perché l’idea su cui si regge è apprezzabile.

 

Le sette morti di Evelyn Harcastle può essere letto come una metafora della condizione umana; Blackheath è una buia prigione. Lì ruggiscono i mostri che ognuno ha in sé; pronti a spegnerne l’impulso vitale. Cosa resta dei prigionieri? Corpi senz’anima. Lì l’uomo è spogliato della sua umanità; ne affiora la parte ferina. Lì è il dominio dei vizi; la virtù non ha voce. Ma uscire è possibile; possibile la redenzione. Esiste una chiave
che apre il cancello; una lanterna che illumina le tenebre della selva: il perdono.

 

Link d’acquisto

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Sinossi

Blackheat House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati dal tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle.
Gli ospiti sono membri dell’alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardcastle. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento — la morte del giovane Thomas Hardcastle — ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d’artificio.

Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House.
Nell’attimo in cui esplodono nell’aria i preannunciati fuochi d’artificio, Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell’acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre. Un tragico decesso che non pone fine alle crudeli sorprese della festa. L’invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheat House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola.

Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell’acqua si ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola. La sola via per porre
fine a questo tragico gioco è identificare l’assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite differente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheat House… Accolto dall’entusiasmo della critica al suo apparire, vincitore del Costa First Novel Award, Le sette morti di Evelyn Hardcastle è, come ha scritto il Financial Times, “qualcosa in cui il lettore non si è mai imbattuto fino ad ora”, un romanzo geniale in cui Agatha Christie incontra Black Mirror.

Titolo: Le sette morti di Evelyn Hardcastle
Autore: Stuart Turton
Edizione: Neri Pozza, 2019