Una rete di fili colorati – di Maria Antonietta Macciocu

recensione di Emma Fenu

fili colorati

 

Una rete di fili colorati è un libro di Maria Antonietta Macciocu con interventi di Laura Onofri e illustrazioni di Albertina Bollati, edito da Golem nel 2021.

Un testo che racconta i primi dieci anni di Senonoraquando? a Torino.

Che bel progetto. Che dedizione. Che Brave.

Sì, ma se non si è Torino e non si aderito al movimento perchè leggere questo libro, scegliendo fra i molti, validi e non?

Perchè è un libro valido, ed è una buona scrematura. Perchè tratta argomenti universali e attuali con un bel piglio narrativo. Perchè non importa dove vivi, quanti anni hai, che idea hai della militanza sociale, non importa.

Nella rete di fili colorati ci sei anche tu e questa storia è anche tua.

Dieci anni sono passati. Un lasso di tempo importante: io ero una trentenne all’inizio dell’avventura del mio secondo espatrio, avevo in precedenza partecipato ai movimenti in piazza, nel mio caso a Sassari, della neonata Senonoraquando?, ed ero giovane e adulta, piena di speranze e illusioni.

Decisi che non era dare della puttana alle altre pretendere che le cariche politiche fossero frutto di merito, anzi, era sottolineare che puttana non è nessuna, ma qualcuno vorrebbe lo fossimo tutte.

Ricordo che alcuni collettivi femministi presero le distanze, ma io andai, suggerii a una delle voci sul palco un brano da leggere, un brano non mio, e lo ascoltai con un’emozione nuova.

Era il periodo del Bunga e Bunga e dello scandalo di Ruby, periodo in cui facevo la spola fra l’Italia e la Giordania e gli intellettuali arabi ci sfottevano. E a mio avviso avevano ragione: non importa se il loro pulpito non è il migliore, basta un gradino per certe verità.

Una rete di fili colorati nasce con la volontà saggia e costruttiva di fare un bilancio dell’attività di Senoraquando? a Torino, di un gruppo mai omologato per età e storia politica, mai chiuso al confronto, ma fermo sulla difesa dei diritti delle donne, sulla lotta contro ogni forma di violenza di genere, dal femminicidio agli stereotipi, dalla tutela di una maternità per scelta al sessismo linguistico.

Le donne sono consapevoli di essere in gamba, e molto, ma ancora un passo dietro agli uomini, non certo per demeriti., e di dover instaurare un dialogo anche con gli uomini per poter raggiungere una democrazia paritaria degna di un paese civile.

Bisogna lavorare con le parole, con la Parola, e con i fatti, coinvolgendo le nuove generazioni, imparando i loro codici di comunicazione senza stancarsi di cadere, memori delle tante vittorie.

“Oddio, si è fatto tardi, è quasi ora di pranzo. Dobbiamo andare. Perchè parliamo, scendiamo in piazza, analizziamo, denunciamo, siamo nostre, signore e padrone dei nostri corpi e dei nostri tempi, ma la pentola sul fuoco finiamo col metterla quasi sempre noi.”

 

Ho sorriso, leggendo la conclusione.

Io sono libera, non devo dimostrare niente attraverso le pentole, dato che non sono una cuoca professionista.

Io sono libera e capace di dare priorità ai miei impegni: la fine della stesura di un articolo o un capitolo di un romanzo, la comunicazione tramite un seminario o una lezione lasciano il mio focolare freddo, in attesa.

Ma poi si fa sentire la fame, la mia non solo quella di mio marito, e la pentola sul fuoco la metto io, rapida, con una penna fra i boccoli, le unghie smaltate, il rossetto e la gonna a ruota. Libera di essere me stessa, donna a mio modo, e, verso le 13.30, decisamente affamata.

Quanto alla rete di fili colorati, titolo che prende il nome da una mobilitazione di ombrelli e gomitoli svoltasi il 13 febbbraio del 2011 in Piazza San Carlo, non c’è metafora che non perda mordente negli anni come questa.
Si crea l’arazzo della storia intrecciando vite e morti, come le parche, come le janas, le fate sarde che fecero dono della tessitura, come il Demiurgo del racconto che fa la trama.

E anche io sono una donna di rete, molto attiva sui social e sul web (rete) e con l’hobby di sferruzzare, fra un libro, un evento, una chiacchiera e una pentola.

 

Link d’acquisto

https://www.ibs.it/rete-di-fili-colorati-libro-maria-antonietta-macciocu/e/9788892910287

Una rete di fili colorati

Sinossi

L’avventura civile, culturale e umana di un gruppo di donne torinesi riunite in un movimento per contrastare la violenza contro le donne e gli stereotipi, promuovere la parità in ogni campo e la coscienza di sè senza pregiudizi verso gli uomini, sperando anzi nel loro coinvolgimento.

Maria Antonietta Macciocu, voce narrante e partecipe dell’esperienza, condensa dieci anni di incontri, discussioni, progetti, spettacoli in un racconto corale, che è anche racconto della storia recente del nostro paese in bilico tra passato e presente, tra spinte di modernità e pericolose regressioni. Dettagli di persone, situazioni a volte difficili a volte gioiose, collaborazioni, amicizie nate e consolidate, illusioni, successi e insuccessi, spesso affidati alla voce diretta delle donne, fanno emergere la poliedricità, la condivisione e la concretezza di un’esperienza tutta al femminile.

Ma anche i limiti con cui un gruppo piccolo e senza aiuti economici deve confrontarsi e le inevitabili delusioni.

Un racconto di cui tutte le appartenenti al comitato sono artefici, pur con contributi differenti.

Titolo: Una rete di fili colorati
Autore: Maria Antonietta Macciocu
Edizione: Golem, 2021