SCOMPARSO TOMMASO AVAGLIANO,

fondatore col figlio Sante della  casa editrice Marlin

 

a cura di Pier Bruno Cosso

Piangimi di un pianto breve, nato dal segreto del cuore. Dimmi una tua parola tenera: di me

ricorda, quando con me non sarà più la vita

Questi bellissimi versi, di un antico poeta greco anonimo, li aveva scelti Tommaso Avagliano per la sua epigrafe prima di morire.

Mi aveva telefonato una sera tardi quando la Marlin stava preparando l’uscita del mio ultimo libro: «È davanti al computer in questo momento? Vorrei riguardare insieme a lei alcuni passaggi del suo testo».

Questo dice dice già tantissimo di lui: la freschezza, l’energia, il rispetto e una meravigliosa incorruttibile signorilità.

Ma non svela la sua passione per la bella scrittura, l’amore per il testo, quel sacro fuoco giovanile, pur avanti negli anni, che mi aveva contagiato per tutta lunga telefonata. Trasmetteva, come un ragazzino, quel certo incanto profondo per la frase perfetta. La parola;  ogni singola parola e il fascino si dovevano accordare e funzionare.

«Qui lei ha scritto così… Perché?», mi chiedeva. Se lo convincevo che il suono, l’armonia di quella parola, e solo di quella, erano al centro perfetto della mia idea, lui era contento. Contento di una parola che andava bene, perché lo scrittore va rispettato. Forse era nato per fare l’editore.

Nel mio libro mi aveva proposto di cambiare una metafora. Non ricordo che similitudine avessi scritto per indicare le sensazione di un innocente che viene messo sotto accusa e non riesce a sentirsi accusato. Ma lui aveva cambiato così la mia frase:

Continua il carabiniere rivolto a me con articoli, violazioni, e reati che non mi sfiorano. Sono la ragazza del lanciatore di coltelli, non mi possono colpire.

“La ragazza del lanciatore di coltelli” era un’idea sua. Per un autore è difficile accettare una frase non tua nel tuo testo, ma quell’unico inserto nelle mie sessanta mila parole mi aveva colpito subito. Ero rimasto scioccato e colpito piacevolmente. Che rabbia, non era mio ma ci stava benissimo.

Ecco, grazie gentilissimo Editore (mi rivolgevo a lui così), grazie anche di questa lezione di umiltà. Ancora di più, ogni volta che rileggerò questa frase sentirò la sua energia, la sua voce.

 

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