Matilda di Mary Shelley

Voce alle Donne

recensione di Emma Fenu

 

matilda

Matilda è un romanzo breve di Mary Shelley, celebre autrice di Frankestein, scritto fra il 1818 e il 1820, ma pubblicato postumo, per i temi scabrosi, nel 1859 e riedito da 13Lab nel 2022.

Mi sembra di vederla stringere stoffe minute, di sentirla piangere fra i sospiri, con due figli morti bambini, e un marito traditore che la lasciò “sul focolare della disperazione”. Mi sembra di vedere l’inchiostro piangere pece in una storia pseudoautobiografica, non coincidente con la vita di Mary nella trama, ma nel flusso di dolore, perdita, tradita innocenza, mancanza di amore che dia senso all’esistere.

Di cosa tratta Matilda?

Negli ultimi giorni, afflitta da tubercolosi, una ragazza scrive una lettera al suo unico amico, ripercorrendo gli eventi tragici della sua vita.

Siamo in pieno clima romantico: la protagonista soffre intensamente e, pur offrendo purezza, non ottiene nulla che possa salvarla e accoglierla, se non le spire della morte.

Matilda nasce in concomitanza con la morte di parto della madre; il padre, per il dolore e l’incapacità di crescere la figlia colpevole solo di essere sopravissuta, la affida alla sorella, decisamente anafettiva. La balia colmerà di carezze i vuoti profondi che le vicende hanno scavato nel cuore della piccola.

Ma anche la balia deve andar via e Matilda riuscirà a stabilire una sorta di relazione affettiva con la zia, tramite l’apprendimento dell’arpa.

Ed un giorno, come aveva anticipato nella lettera di sedici anni prima, il padre, dopo aver viaggiato fino all’Oriente, fa ritorno a casa e prende con sè la ragazza: inizierà un periodo meraviglioso di intesità e affetto.

Ma anche questo amore non è destinato a durare; in seguito al tentativo di corteggiamento di un giovane, il padre terrà con la fanciulla un atteggiamento burbero e scostante fino alla confessione, straziante, della natura malata e incestuosa del suo sentimento per la figlia, che lo porterà al suicidio.

Dopo un periodo di solitudine, Matilda conoscerà un poeta tragicamente vedovo e se ne innamorerà, non corrisposta.

Per lui Matilda è solo una cara amica che vuole convincere a vivere, a non trangugiare laudano, in un rito che per la ragazza dovrebbe coinvolgere anche l’amato, e a dare senso ai giorni tramite la creazione di bellezza, come i grandi artisti.

Perchè non importa se l’arte è frutto del dolore di chi ne è demiurgo, importa il suo potere salvifico per l’umanità o per uno soltanto, il lettore che ne beneficia.

Perché leggere Matilda?

Quando insegno scrittura creativa, ripeto spesso show, don’t tell, ossia mostra il sentimento, non raccontarlo, lascia che il lettore lo viva attraverso un gesto, un dettaglio, un silenzio. Rifuggi l’enfasi che, invece di potenziare, crea un accumulo di immagini fittizio.

Ma qui siamo in un’altra epoca, in un altro contesto storico, in un altro procedere narrativo.

Qui c’è retorica, dolore estremo, condanna edipica alla morte per consunzione, pennellate gotiche di nero e rosso, paesaggi di brughiera in cui la morte danza e sbatte i tacchi sui tetti, nottetempo.

E c’è un’autrice che è una donna che pulsa di dolore e che chi legge vorrebbe consolare cancellando la catena di tragedie, a partire dall’egoismo, narcismo e follia paterna, in un abbraccio.

Anzi, in una timida carezza sulle gote fredde. Già troppo fredde. Ormai è tardi.
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Sinossi

 

Di fronte alla propria morte imminente, Matilda scrive all’amico Woodville una lettera di addio nella quale racconta la propria vita, partendo dall’infanzia e arrivando fino al tragico presente in cui la lettera viene redatta.

Il flashback narrato da Matilda si snoda per lo spazio e per il tempo, raccontando, in primis, la gioventù del padre e l’incontro tra questi e la giovane madre. Dal loro amore profondo e sincero nasce Matilda che, a causa di alcuni eventi tragici, sarà costretta alla ricerca di un’armonia che mai riuscirà a ottenere.

I temi principali di questo breve romanzo (il rapporto tra padre e figlia, la solitudine, la fragilità della felicità desiderata dall’uomo) riflettono quanto Mary Shelley stava vivendo al momento della stesura, avvenuta nell’estate del 1819, qualche mese dopo la morte per malaria del figlio dell’autrice, William Shelley, deceduto a Firenze il 7 giugno dello stesso anno.

Titolo: Matilda
Autore: Mary Shelley
Edizione: 13 Lab, 2022