Il corpo della femmina di Veronica Pacini

Voce alle Donne

Recensione di Emma Fenu

Il corpo della femmina

Il corpo della femmina è un romanzo di Veronica Pacini edito da Fandango nel 2022.

Di cosa tratta Il corpo della femmina?

Questa storia non ve la posso raccontare, pur partendo dall’assunto che l’uomo è un animale narrativo.

Ma per incrociare ricordi di infanzia e adolescenza sparsi nel fluire dei pensieri, e corpo da negare, corpo da santificare, corpo da affamare, corpo da ferire, corpo da fare sesso, preghiere, digiuni, masturbazioni, per tendere i fili e farne arazzo, dovete conoscere Erica.

Dovete leggere di lei, di una creatura vera o verosimile che scrive con una lama, un bisturi, un pezzo di vetro e con il restante sangue disegna spirali.

E vive e sopravvive, a cercarsi come corpo, di femmina, oltre la vergogna, il piacere goduto o negato, dove il centro propulsore del tutto è la vulva: una bocca che piange, sanguina e parla di abusi, carezze, assenze, follie.

Ma il corpo c’è, perfino nella morte, perfino vecchio e quasi minerale, resta quello che palesa ciò che siamo state il primo giorno, nude per la prima volta.

Una femmina.

Perché leggere Il corpo della femmina?

Il corpo della femmina è un diario sfalsato di non semplice lettura: ci vuole dedizione per conoscere qualcuno, comprenderne i traumi infantili, la scoperta della pubertà, l’essere ragazza per cui vai bene sei ti lasci toccare dai maschi, con accettazione del passaporto di normale. E poi scoprire che quella carne che ti procura vergogna è fonte di piacere che puoi darti o può darti un altro corpo, oppure non dartelo affatto, non irradiarsi con te, non trovare corrispondenze, incavi, compenetrazioni.

E infine, sentirsi regina del corpo: madre di se stessa. Ti ho dato la vita, ti darò la morte; ti ho nutrito, ti affamerò; ti ho dissetato, fo farò essicare; ti ho protetta e farò di te campo di stupro.

Ti farò tutto il male possibile perché tu, corpo, possa liberarmi dalle afflizioni, dalle sconfitte, dalle lotte mai davvero combattute.

L’epilogo, credo, tenero nella drammaticità, dà un senso che forse Erica ha colto. Lo coglierai anche tu?
E perché l’uso del termina femmina?

Femmina si nasce, Donna si diventa, con lo sbocciare del corpo e dell’anima, con le scelte di vita, con l’accettazione di carne, labbra, peli, ventre. E quando lo si diventa, allora la femmina ritorna nell’istinto selvaggio, materno, salvifico, ancestrale.

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Sinossi

Non un romanzo ma un pellegrinaggio profano lungo le tappe del dolore, del piacere, del senso di colpa, della consapevolezza, della vergogna e dell’orgoglio.

Nella cittadina di campagna dove vive, in una provincia italiana senza nome che è ogni provincia, a mano a mano che cresce, Erica attraversa un vissuto multicolore: i compagni di scuola che la toccano, le violenze della sorella maggiore che sfoga su di lei le proprie gelosie, gli albori dell’autoerotismo e la scoperta del sesso nei discorsi tra amiche, fino alle prime uscite con i ragazzi e i falò di Ferragosto in cui il desiderio è il dispotico regista di una realtà tanto intensa da essere quasi inavvicinabile.

Come per schermirsi dalla vulcanica vitalità del corpo, Erica si consegna all’ascesi mistica, giocando a seppellirsi come i santi nei boschi o con un digiuno catartico che renderà la sua pelle trasparente e i suoi occhi luminosi.

Erica colleziona santi, costruisce genealogie di martiri, si immagina apostolo di una nuova religione in cui il desiderio è negato; e quando i desideri della carne diventano troppo pressanti, l’unica soluzione è punirsi.
Ma dal corpo non si scampa se non con la morte.

Un esordio letterario di incredibile maturità, che riesce a essere diretto, disturbante e poetico a un tempo, la storia di una vita qualsiasi che è la vita di tutti, se si ha il coraggio di ammetterlo.

Titolo: Il corpo della femmina
Autore: Veronica Pacini
Edizione: Fandango, 2022