Eva e Barbablù di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso
Voce al mare
Recensione di Elvira Rossi
Eva e Barbablù di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso è una pièce teatrale con illustrazioni di Camilla Lilliu, collana gli Scrittori della Porta Accanto, edizione PubMe, marzo 2025.
Di cosa parla Eva e Barbablù?
Eva e Barbablù di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso è una rappresentazione teatrale in otto atti.
L’azione si svolge in un confortevole appartamento borghese e vede come protagonisti una giovane coppia di sposi.
La casa, indice di una condizione di benessere, diventa lo scenario di un conflitto quotidiano, che va drammatizzandosi sempre di più, perché la figura maschile tende ad affermare in maniera violenta la propria supremazia.
Si va ben oltre il modello di famiglia tradizionale. I ruoli vengono esasperati e al centro si pone la libertà, negata da una parte e ricercata dall’altra.
La donna confinata in casa subisce le vessazioni del carnefice, ma il tiranno non è un uomo libero, come potrebbe apparire, si è costruito la propria prigione assecondando gli istinti primitivi della sopraffazione e per lui la rinascita sarà improbabile.
A favorire la condizione di subalternità, connotata da una violenza sempre crescente, è la scarsa autostima della donna, che lusingata dalle parole di amore del marito non vorrebbe perderlo e crede che essere amata abbia un prezzo. Questo è il messaggio negativo che le arriva da un uomo, preda di uno squilibrio psichico e non privo di un potere manipolativo.
Le violenze verbali e psicologiche, che non vengono immediatamente riconosciute nella loro gravità, hanno un impatto devastante e rischiano di indebolire le difese della donna, ritardando una presa di coscienza, preludio di una salvifica ribellione. A disorientarla ancora di più è l’ambiguità di un atteggiamento, che a tratti diventa amoroso, in maniera ingannevole.
Il personaggio maschile si rivela incapace di evoluzione, non prova sentimenti di colpa e, quando esercita la violenza nei confronti della moglie, si assolve e le attribuisce ogni responsabilità. La realtà viene ad essere deformata da una mente acritica e criminale.
I nomi dei protagonisti si caricano di un valore simbolico: Eva prova a compiacerlo, ma giorno dopo giorno il suo stato di infelicità la spingerà a reagire. Alla fine viola le regole impartitele e la disobbedienza decreterà la sua condanna. Barbablù, dispotico e crudele, si nasconde dietro l’immagine di un uomo comune. Un terzo personaggio, pur non comparendo sulla scena, assume un certo rilievo attraverso i continui richiami di Barbablù, ed è la madre, indicata come modello di perfezione.
Il dramma manda in frantumi molti miti, quello della famiglia, della madre, dell’amore coniugale, della sorellanza.
Le madri sono protagoniste silenziose, fantasmi che si muovono sulla scena, sagome invisibili che affiancano le presenze reali dei protagonisti. Il primo a cadere è proprio il mito della madre.
Entrambe le genitrici si palesano attraverso gli effetti collaterali che si sono riprodotti nella formazione dei rispettivi figli. La madre di Eva che, pure ha affrontato tanti sacrifici per averla cresciuta da sola, l’ha privata della sua stima e l’ha resa insicura. E la scarsa considerazione di sé diventa il terreno fertile che ritarda la ribellione di Eva.
Di Eva colpisce la solitudine a cui è costretta. La sua assenza dal mondo sociale non viene notata e nessuno va in suo soccorso. Si aggira in casa tormentata dai propri pensieri, il suo sguardo si posa sulla mela, ma prima che osi morderla passerà del tempo.
La vicenda con la sua tragicità sembra non lasciare alcuna speranza. Eppure un raggio di luce filtra attraverso una porta chiusa, che aspetta di essere aperta, perché l’unica salvezza è la fuga.
Per fuggire occorrono coraggio e determinazione, ma soprattutto bisogna saper riconoscere con celerità i segni premonitori che possono preludere alla catastrofe.
Perché leggere Eva e Barbablù?
Perché i femminicidi sono una sciagura del nostro tempo, spesso annunziata e non riconosciuta, quindi è opportuno parlarne per arginarla, agendo in particolare sul piano dell’educazione e chiamando in causa famiglia, scuola e istituzioni.
Gli autori, Emma Fenu e Pier Bruno Cosso, rivolgono un invito ai lettori, o spettatori che siano, per riflettere su una realtà che lascia tutti sgomenti, giacché la cronaca nera continua a proporci casi di femminicidi.
Il fenomeno luttuoso sembra non volersi arrestare e la recrudescenza delle pene, giusto riconoscimento della gravità del reato, giova poco a fermare la mano uxoricida.
I femminicidi sono atti di pura criminalità con una connotazione inconfondibile: l’uomo colpisce a morte, per porre il sigillo che sancisce il diritto di proprietà su una donna che ritiene gli debba appartenere.
Menti spietate, studiando ogni dettaglio, operano con lucidità e premeditazione.
Quando il caso è analizzato, si scopre che dietro l’eliminazione di una donna non c’è un gesto d’ira, ma una pianificazione che nasce da una volontà distruttiva. L’uomo non accetta che la donna sia un essere pensante con il diritto di operare libere scelte, vuole possederla.
Il retaggio di una cultura maschilista incontra la fragilità e l’immaturità di soggetti che, incapaci di costruire rapporti di parità e di affetto, non controllano la rabbia e non tollerano un rifiuto.
La delusione viene vissuta come una esperienza mutilante e il maschio, se nel femminicidio afferma una volontà di dominio, nel suicidio, a cui non di rado ricorre, manifesta una sensazione di fallimento e impotenza a fronte di una emancipazione femminile, che non riesce a introiettare.
Il dramma Eva e Barbablù di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso pone degli interrogativi: perché la donna non si è ribellata ai primi segni di violenza? Non li ha saputi riconoscere? Ha voluto ingannare sé stessa nutrendosi di un’illusione? Ha avuto timore di non trovare un valido sostegno nelle istituzioni delegate alla sua tutela?
Le domande inducono ad affrontare una discussione ampia delineando un quadro complesso, giacché si stenta a trovare una spiegazione a atti di barbarie.
Un piano efficace di prevenzione non può prescindere dall’analisi delle dinamiche psicologiche, che si nascondono dietro l’orrore dei femminicidi.
La parità di genere, tanto teorizzata, non viene supportata da modelli sociali coerenti con tale principio e l’evidente contraddizione genera confusione, intralcia e rallenta un processo di inversione di una cultura gerarchizzata, che ha assegnato al maschio il dominio sulle donne.
La prima difesa deve essere attivata dalla donna stessa nel riconoscere, in maniera tempestiva, i segnali di allarme che possono minacciare il suo equilibrio e la sua integrità fisica.
Se la donna non intuisce il pericolo non potrà né ribellarsi né chiedere aiuto.
Si pone l’esigenza di iniziare dall’infanzia, attraverso l’educazione e l’esempio, a trasmettere alle bambine e ai bambini il rispetto di sé e di tutte le diversità, compresa quella di genere. E alla donna va assicurata la certezza che, qualora si rivolga alle forze dell’ordine o a qualche associazione, venga presa sul serio e che si mettano in campo tutte le misure per allontanare da lei chi la minaccia.
A tutte le donne bisognerebbe estendere le parole che Barbablù nell’epilogo rivolge ad Eva:
Non posso, io, farti sentire amata. Amati tu per prima! Impara ad amare te stessa, mettiti al centro. È lì che nasce l’amore.
Sinossi
«Sono Eva nell’Eden. Mordo la mela. Apro la porta.»
«Ti tengo chiusa qui per te, per preservarti. Perché, te l’ho detto mille volte: a te ci tengo.»
Eva e Barbablù esplora il tema dell’abuso familiare e della violenza maschile sulle donne. E lo fa attraverso il sapiente utilizzo di due archetipi particolarmente evocativi.
Da una parte Eva, prototipo della donna piena di talenti che, come in un progressivo vortice, rimane invischiata in una relazione che le sottrarrà libertà e autostima. Dall’altra Barbablù, il compagno orco, incarnazione di quella cultura patriarcale e possessiva che, oggettivando il corpo e la vita della propria moglie, finisce per macchiarsi del più atroce dei delitti.
I dialoghi serrati tra i due protagonisti ripercorrono in maniera molto precisa le tappe della relazione abusante della quale la donna rimane vittima.
Eppure, malgrado l’epilogo, ciò che gli autori riescono a veicolare è un messaggio di speranza. Nonostante tutto.
Questa coinvolgente pièce teatrale ha il pregio di mostrare le dinamiche che si sviluppano tra le due parti di una storia tossica, ponendo l’accento, senza alcuna edulcorazione, sull’enorme contrasto tra le parole apparentemente d’amore usate dall’abusante e il vero peso delle sue azioni.
Il teatro, con la sua forza evocativa, è uno strumento efficace per accendere le coscienze e stimolare il cambiamento.
Eva e Barbablù non si limita a denunciare, ma spinge a riflettere, riconoscere i segnali della violenza e immaginare una via d’uscita.
La consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento.
Titolo: Eva e Barbablù
Autori: Emma Fenu e Pier Bruno Cosso
Illustratrice: Camilla Lilliu
Casa editrice: Collana Gli Scrittori della Porta Accanto – PubMe
Anno di pubblicazione: marzo 2025







