Le tre vite del mio cuore di Elena Genero Santoro
Voce al mare
Recensione di Elvira Rossi
Le tre vite del mio cuore di Elena Genero Santoro, collana Gli scrittori della Porta Accanto – Pubme
Di cosa tratta Le tre vite del mio cuore di Elena Genero Santoro
Nel romanzo Le tre vite del mio cuore, Elena Genero Santoro racconta la storia delle proprie vicissitudini vissute a causa di un cuore pigro che ha deciso di andare piano, e che poi, senza aver mostrato segni evidenti di stanchezza nella infanzia e nella adolescenza, in un momento delicato della vita, anziché accelerare il passo per essere all’altezza della situazione, come un saltimbanco un po’ burlone ha deciso di rallentare ancora di più la corsa.
Se avesse avuto un volto, avrebbe meritato un castigo severo, invece era solo un cuore capriccioso, che si nascondeva dietro il seno di una giovane donna in procinto di diventare madre.
A tradire il tema centrale, sulla copertina del libro compare l’immagine di un cuore metallico dalle cui arterie si dirama un’esplosione festosa di fiori colorati, di quelli veri, freschi che emanano il profumo della terra.
Sì, è proprio un cuore che per misurare il tempo della vita evoca l’intervento della tecnologia. Nulla più di una semplice batteria.
Cosa volete che sia una batteria che va da sé, senza esigere che le sia data costantemente la corda come ai vecchi orologi?
Lo strumento prodigioso si chiama pacemaker.
Elena Genero Santoro, come tanti altri, lo aveva sentito nominare distrattamente, senza prestarvi attenzione. E perché mai, lei giovane donna, avrebbe dovuto interessarsi a una “roba da vecchi”, ben lontana dai suoi piani?
Ma quando all’improvviso irrompe nella sua vita, è costretta ad accoglierlo, anzi ad invocarne la presenza: per fortuna che c’è lui. Eh sì, perché senza di lui, quella creatura tanto desiderata avrebbe potuto non vedere la luce.
Da quel momento sarà lui a proteggere i suoi passi, a guidarla ovunque vada. Ovunque? Beh, non esageriamo! Non sempre è così. Non bisogna mai abusare della buona compagnia. Da quel momento inizia un conflitto silenzioso tra due contendenti, costretti dalla sorte a convivere insieme in un clima di diffidenza e solidarietà.
Nelle tre vite del mio cuore della scrittrice Elena Genero Santoro, all’incontro della dimensione umana con l’elemento bionico seguirà un percorso lineare per ben tredici anni.
La tranquillità sarà interrotta, quando l’amico pacemaker dando segni di cedimento esige un ricambio.
L’esaurimento del servizio, svolto con diligenza, introduce una serie notevole di inciampi, ma se i contrattempi presentano un certo grado di prevedibilità, il finale lascia sbalorditi, tanto che la stessa autrice afferma che il suo caso sarà iscritto negli annali della medicina.
L’eccezionalità della storia clinica di Elena Genero Santoro è nella interruzione di quel legame di fratellanza che si instaura tra il pacemaker e il fruitore della sua energia. A questo punto sarebbe interessante sapere se i manuali di medicina contemplano l’ipotesi di una disinstallazione permanente della “centralina elettrica” dal corpo umano.
Nel romanzo “Le tre vite del mio cuore”, la centralità del tema medico convive con una molteplicità di elementi biografici, che attengono alla sfera privata e sociale e tracciano il profilo di una interiorità ricca e riflessiva.
Nella scansione delle tappe fondamentali del percorso clinico, la narrazione, in una visione unitaria, abbraccia frammenti di una quotidianità tessuta d’incontri, impegni di lavoro, viaggi, famiglia.
Nulla appare scomponibile e irrilevante a una mente incline a cogliere la interconnessione tra mente e corpo. Nella percezione della realtà di Elena Genero Santoro non trovano posto le forme ingannevoli dell’apparenza e dei luoghi comuni.
Per la scrittrice, ogni alito di vita è meritevole di cura e di rispetto all’interno di un sistema multiplo di affetti, che nel caos stabiliscono l’ordine e danno senso al vivere. L’intensità degli affetti familiari primeggia su tutto e fornisce una energia ignota alla bionica.
L’analisi del percorso terapeutico è condotta con lucidità e precisione, il linguaggio rigoroso e dettagliato, senza la pretesa di millantare una professionalità diversa dalla propria, tradisce una cultura scientifica, che non ammette approssimazioni.
Le diverse professionalità del mondo medico sono guardate con occhio critico e tollerante; di loro si apprezzano la competenza e la dedizione, mentre nei confronti di chi si dimostra poco affidabile sul piano umano, si attiva l’ironia per smorzare la durezza del giudizio.
Le parole della scrittrice, misurate e prive di acredine, tratteggiamo un sistema sanitario, che trova il punto di debolezza nei Pronto Soccorso, “l’inferno” attraverso il quale occorre passare, sperando che il passaggio sia breve prima di guadagnare un posto in corsia, dove si potrà vedere la luce, non quella dei riflettori sparati impietosamente ventiquattro ore su ventiquattro sul volto disperato dei degenti, ma il chiarore di un contesto più tranquillo.
Quando “si vede l’erba dalla parte delle radici”, come lo scrittore Davide Lajolo intitolò un famoso romanzo, nulla è più come prima.
La scrittrice sorprende il lettore affrontando il tema della fede. Una confessione di pensieri intimi, che non hanno nulla di paradigmatico. Il dolore richiama la fede o per rinnegarla o per rafforzarla.
Per la scrittrice fede e scienza non sono voci contrastanti, possono convivere pacificamente senza disturbarsi. Sono prospettive differenti della stessa condizione umana, che per non soccombere alla propria fragilità si affida alle armi terrene e divine della speranza.
L’esperienza di Elena Genero Santoro si è arricchita di numerose testimonianze giuntele attraverso un gruppo di portatori di pacemaker, di cui fa parte attiva.
Nessuna storia è sovrapponibile a un’altra e ciascuna presenta un livello diverso di gravità; tutte, però, sono accomunate da un sentimento d’incertezza da cui è difficile liberarsi.
La scrittrice, animata dal desiderio di fare rete, si è aperta alla condivisione e all’ascolto. La parola ben detta conforta e solleva il malato dall’ansia.
I portatori di pacemaker, dopo un intervento, sono lasciati soli dalle strutture pubbliche, che se ne liberano in fretta senza un minimo di assistenza, facendo mancare loro anche le informazioni più elementari.
Il bisogno di confronto, molto sentito da questa categoria di malati, spiega l’esistenza di gruppi, a cui Elena Genero Santoro fa riferimento.
Perché leggere Le tre vite del mio cuore?
Elena Genero Santoro apre le porte del proprio vissuto mettendoci a parte di una storia davvero singolare, che lascia increduli i lettori per l’imprevedibilità dell’epilogo.
La vicenda personale diventa emblema dello sconvolgimento che segue alla malattia, qualunque essa sia. Uno stato da cui è difficile trovare scampo durante il corso dell’esistenza e che prima o poi finisce con il riguardare ciascuno di noi, in maniera diretta o indiretta.
La malattia non è mai un “affare privato”, turba la famiglia, non lascia indifferenti gli amici, impone degli obblighi alla società civile.
La malattia è un problema sociale che esige di essere trattato con ogni mezzo dalla comunità scientifica e dalle leggi dello Stato, che dovrebbe garantire a tutti la medesima tutela.
Le tre vite del mio cuore di Elena Genero Santoro non è solo una vicenda personale: appartiene a noi tutti.
Sinossi
Un battito cardiaco irregolare, una cicatrice che brucia sulla pelle e nell’anima. «La prima volta che feci un bagno dopo l’intervento, non riuscivo a guardare la ferita. Era brutta, imbastita di punti neri: mi deturpava. Il mio sguardo sopra di essa scivolava via in fretta, come l’acqua strizzata dalla spugna.» Questa è la storia di una donna che ha dovuto imparare a convivere con un pacemaker che le ha ridato la vita, ma che, in qualche modo, le ha anche tolto qualcosa. Un memoir potente, ironico e disarmante. Attraverso una narrazione che mescola le reminiscenze dell’infanzia con le sfide della malattia e le riflessioni dell’età adulta, l’autrice intreccia determinazione e forza di volontà con la delicatezza delle emozioni umane più profonde. Ne emerge l’intima relazione tra mente, corpo, emozioni e spiritualità, ma anche tra fragilità e resilienza dell’animo umano. Prospettiva autentica sul tema della salute fisica e mentale, sono pagine che si fanno invito a trovare la bellezza persino nella propria fragilità, un tributo alla perseveranza, un incoraggiamento a non mollare, un inno alla vita in tutte le sue sfumature.
Titolo: Le tre vite del mio cuore
Autore: Elena Genero Santoro
Casa Editrice: Collana Gli Scrittori della Porta Accanto – Pubme







