L’Avversario – di Emmanuel Carrère

L’Avversario – di Emmanuel Carrère

L’Avversario – di Emmanuel Carrère

recensione di Emma Fenu

L'Avversario

 

 

L’Avversario è un romanzo di Emmanuel Carrère scritto nel 2000 e edito da Adephi nel 2012.

L’Avversario è il significato etimologico di Satana, l’angelo caduto, l’angelo invidioso di Dio e da lui creato, che si ribella e sceglie l’orrore del male.

E in ogni uomo c’è un avversario, una parte in ombra, una doppia vita, un’infanzia senza memoria, una menzogna di troppo, un tradimento, una scorretezza, un pensiero malvagio.

In alcuni, però, l’avversario vince ogni battaglia fino a sventolare l’ascia di guerra insanguinata in segno di trionfo.

Questo è il caso di Jean-Claude Romand che… no, non preoccupatevi, nessuno spoiler, la vicenda giudiziaria si apprende dalla prima pagina.
Riprendiamo le fila, nel 1933 Jean-Claude Romand, medico presso OMS di Ginevra, uccide la moglie, i due figlioletti e i genitori, in seguito dà fuoco alla casa e no, il suicidio non gli riesce.

Le indagini non sono complesse: i corpi bruciati rivelano ad un esame autoptico di essere stati vittima di morte violenta prima che le fiamme ne facessero altro scempio, e i genitori, in un’altra abitazione, vengono ritrovati cadaveri.

Romand cerca di difendersi, ma tutto è contro di lui, e lo è perchè è colpevole.

Ha finto di sostenere gli esami di medicina, di laurearsi, di essere impegnato in viaggi di lavoro.

Non ha finto di amare familiare e amici, forse avrebbe mentito in eterno se il cappio non si fosse stretto a collo dello scheletro dell’armadio, costringendolo a penzolare fra gli abiti di un uomo perbene, fatta eccezione per un’insana relazione con un’amante, il minore dei mali in questa vicenda.

Come poteva sostenere le spese e garantire una vita agiata alla sua famiglia? Quale copertura è saltata lasciandolo nudo sotto gli sguardi di chi amava, sotto sguardi che non poteva tollerare? Questo dettaglio non ve lo svelo.

Non aspettatevi da L’Avversario un banale thriller, però. Emmanuel Carrère dedica molto tempo e cura alla stesura del testo, studiando documenti, perizie e intrattenendo un rapporto formale, ma personale, con l’assassino.

Ha anche pensato di mollare. La prima persona come voce narrante gli era impossibile, così disse, io credo la ritenesse una stretegia scontata. Prendere l’identità del migliore amico di Romand era un’idea interessante, dal momento che quest’uomo esisteva davvero e aveva subito, con la moglie e i figli, un vero trauma dopo la scoperta non solo del gesto efferato, ma di diciotto anni di menzogne che gli erano parse normali.

Troppo normali. Da sentirsi in colpa.

A narrare la storia è lo scrittore, intrecciando l’uomo e il professionista, raccogliendo urla e sussurri dei suoi personaggi. Non si sofferma sul macrabo, sul morboso. Non si culla sulla nenia noir dei dettagli scabrosi.

Sceglie l’indagine psicologica. Di chi? Di tutti.

Di Romand, ovvio, ma anche dei suoi genitori, di sua moglie, dei suoi amici, della sua amante, dei volontari del carcere che credono nella sua redenzione. E di se stesso, perchè per raccontare questa storia, che è un “crimine o una preghiera” ci vuole coraggio, bisogna affacciarsi nell’abisso, dilaniarsi fra la voglia di credere e la consapolezza che tutto può essere falso, tutti possono essere falsi.

Ed è questo il brivido in cui striscia l’angoscia.

 

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Sinossi

“Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano.

L’inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient’altro.

Da diciott’anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla.

Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone il cui sguardo non sarebbe riuscito a sopportare.

È stato condannato all’ergastolo.

Sono entrato in contatto con lui e ho assistito al processo.

Ho cercato di raccontare con precisione, giorno per giorno, quella vita di solitudine, di impostura e di assenza.

Di immaginare che cosa passasse per la testa di quell’uomo durante le lunghe ore vuote, senza progetti e senza testimoni, che tutti presumevano trascorresse al lavoro, e che trascorreva invece nel parcheggio di un’autostrada o nei boschi del Giura.

Di capire, infine, che cosa, in un’esperienza umana tanto estrema, mi abbia così profondamente turbato – e turbi, credo, ciascuno di noi.”

(Emmanuel Carrère)

Titolo: L’Avversario
Autore: Emmanuel Carrère
Edizione: Adelphi, 2012

 

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