La pazienza dell’acqua sopra ogni pietra di Alejandra Kamiya
recensione di Gianna Ferro
Voce alla Musica

La pazienza dell’acqua sopra ogni pietra è una raccolta di racconti di Alejandra Kamiya, edito da La Nuova Frontiera nel 2024
“I viaggi non sono più verso luoghi lontani, ma ora quasi tutto è un viaggio”
Di cosa tratta La pazienza dell’acqua sopra ogni pietra?
Sedici racconti che sembrano indipendenti l’uno dall’altro, ma un invisibile filo sottile li intreccia, li avvolge tirandoli indietro di un passo.
La notte, il silenzio, la morte, il detto e il non detto si rincorrono tra realtà e immaginazione nelle pagine del libro.
Una donna che si sveglia e si perde nella solitudine notturna; il rapporto ancestrale tra l’uomo e il mondo animale; un surreale dialogo tra cani che origina un interessante pensiero filosofico; il talento di due musicisti uniti da una perfetta armonia che si interrompe tristemente.
“Ciò con cui si vive e sul quale via via si appoggiano senza saperlo le ore diventa alla lunga e in silenzio una forma di fede.”
Trovare nelle proprie radici il senso del bene e del male; trattenere con sé i ricordi, per poi lasciarli andare; e lui, Leiva, un singolare personaggio che tutto è tranne quello che sembra.
“Entrambe amiamo il silenzio, e sono sempre io, la maldestra, a non riuscire a muovermici dentro senza romperlo, come se fosse uno strato di ghiaccio che si spacca e diventa rumori invece che frantumi”
Quasi tutti i racconti sono pervasi da un velo di malinconia che, omaggiando la scrittrice, in musica sarebbe come ascoltare un tango.
Perchè leggere La pazienza dell’acqua sopra ogni pietra?
L’autrice Alejandra Kamiya spinge il lettore a calarsi in ogni racconto, invogliandolo a una sorta di esplorazione emozionale. Si esce sospesi alla fine di ognuno di essi, cercando una deduzione logica e razionale.
Nelle parole della scrittrice si coglie l’essenza della sua origine giapponese, da parte di padre, e come l’allontanamento dalla sua terra abbia influito sulla sua scrittura. Il concetto di perdita è ricorrente e la simbiosi con gli animali è un’eredità materna.
Storie di persone semplici che vivono in contesti privi di eccezionalità, storie che spesso raccontano il nulla, il banale, ma la descrizione è sempre permeata da un’aurea lirica che li trasforma in personaggi unici. In alcuni tratti del libro ci sono frasi di pura poesia.
Come una goccia d’ acqua che pazientemente penetra nella pietra, così le parole vengono interiorizzate con lentezza e assorbite intensamente dal lettore. I racconti diventano immagini, piccole visioni in bianco e nero a cui saremo noi a dare il colore appropriato.
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Sinossi
“Una presenza ha uno spazio limitato. L’assenza, invece, occupa tutto.”
In un’atmosfera di quiete apparente, una donna convive pacificamente con una scimmia, finché cala la notte e i confini tra la realtà e l’immaginazione si dissolvono, rivelando un pericolo in agguato. Una dogsitter porta a spasso un gruppo di cani e loro, mentre passeggiano, filosofeggiano intorno alla routine, la memoria e la morte. Partendo da una comune sensazione di tristezza, due musicisti raggiungono un’armonia perfetta, come se il destino ineluttabile di un pianoforte e di un violino fosse inscritto in quell’unione unica. Di fronte alla possibilità di adottare un nuovo cucciolo, una donna esita, si sente vecchia, ma ricorda in una sorta di catalogo affettivo tutti i cani che l’hanno accompagnata nel corso della vita. Forse un nuovo inizio è ancora possibile.
Alejandra Kamiya ci regala una raccolta di racconti che esplora il legame tra l’uomo e l’animale, tra il quotidiano e l’onirico, tra ciò che viene detto e ciò che viene solo suggerito. Ed è proprio in questi interstizi che la sua forza narrativa esplode, non in modo smaccato, ma con il sicuro pudore di una goccia d’acqua che attraversa ogni superficie.
Titolo: La pazienza dell’acqua sopra ogni pietra
Autore: Alejandra Kamiya
Edizioni: La Nuova Frontiera, 2024






