La chimera – di Sebastiano Vassalli

La chimera – di Sebastiano Vassalli

La chimera – di Sebastiano Vassalli

recensione di Elisabetta Ferri

CHIMERA

Quando Einaudi pubblicò La chimera di Sebastiano Vassalli nella sua collana di tascabili era il 1990 e nel corso degli ultimi vent’anni l’ho letto almeno tre volte.

È una di quelle storie che arrivano dritte al cuore perché commoventi e dritte allo stomaco come un pugno. Vassalli infatti narra con grande garbo, ma anche con crudezza le vicende d’una ragazza di nome Antonia, vissuta a Zardino, “un villaggio d’una trentina di fuochi portato via da un’alluvione del Sesia con i suoi abitanti, e mai più ricostruito”.

Nella premessa, l’autore ci informa di essersi imbattuto per caso in quel piccolo frammento di Storia, racchiuso in una manciata di carte non ben riposte da chi di dovere, e nel corso del romanzo, senza ricorrere a mezzi termini, ci espone i malcostumi, l’ipocrisia e la crudeltà che circondano Antonia, che resta invece una creatura dall’animo semplice anche una volta divenuta adulta.
L’ambientazione è quella della bassa piemontese, che ci viene descritta così:

“dalle finestre di questa casa si vede il nulla. Soprattutto d’inverno: le montagne scompaiono, il cielo e la pianura diventano un tutto indistinto, l’autostrada non c’è più, non c’è più niente.

Nelle mattine d’estate, e nelle sere d’autunno, il nulla invece è una pianura vaporosa, con qualche albero qua e là e un’autostrada che affiora dalla nebbia per scavalcare altre due strade, due volte: laggiù, su quei cavalcavia, si muovono piccole automobili, e camion non più grandi dei modellini esposti nelle vetrine dei negozi di giocattoli.

Capita anche di tanto in tanto – diciamo venti, trenta volte in un anno – che il nulla si trasformi in un paesaggio nitidissimo, in una cartolina dai colori scintillanti; ciò si verifica soprattutto in primavera, quando il cielo è blu come l’acqua delle risaie in cui si rispecchia. […]

In questo paesaggio che ho cercato di descrivere […] c’è sepolta una storia: una grande storia, d’una ragazza che visse tra il 1590 e il 1610 e che si chiamò Antonia.”

Nel primo capitolo la protagonista, che è solo una neonata, viene abbandonata sul torno che si trovava all’ingresso della Casa di Carità di san Michele fuori le mura a Novara. La piccina, scura di occhi, pelle e capelli, probabilmente perché figlia di qualche soldato spagnolo, per i canoni della gente dell’epoca pare un mostro.

Dopo aver sopportato per alcuni anni la durezza della vita da esposta, Antonia viene adottata da Bartolo e Francesca, due poveri abitanti di Zardino.

La fortuna però non sembra arridere la bimba, che viene subito additata dalle comari come una “stria”, ossia una strega, solo perché abbandonata dalla madre naturale e non originaria del paese.

Nonostante le difficoltà, quell’acerba creatura pian piano fiorisce, fino a divenire una bella donna e proprio la bellezza sarà la grande colpa per cui Antonia verrà denunciata all’Inquisizione.

Lo stile di Sebastiano Vassalli è piacevole, riesce ad accompagnare per mano il lettore spiegando, senza essere mai tedioso, il contesto storico-culturale: ciò è molto importante perché permette di comprendere meglio gli eventi che alla fine travolgono la protagonista.

La protagonista de La chimera non viene condannata solo perché donna, la faccenda è molto più complessa e coinvolge diversi fattori: ignoranza, superstizione, invidia, la non accettazione dello straniero e del diverso.

Una tragedia non è mai scatenata da un solo fattore o da una manciata di personaggi: Antonia aveva un duro periodo storico e un intero villaggio a lei ostile, in primis le comari sue compaesane.

Straniera, figlia di nessuno, nata da chissà quale rapporto clandestino e scandaloso, così diversa dagli altri per via della sua pelle e dei suoi capelli, invidiata dalle comari perché troppo bella, la giovane diviene la vittima ideale dell’Inquisizione, nella quale erano arruolati anche personaggi corrotti e fanatici che si divertivano a vessare i più deboli per sentirsi potenti, come i due loschi figuri che approfittano dell’assenza del vescovo Bascapè, l’unico in grado di fermare quella tragedia, per portare avanti i loro perversi propositi.

Nel 1990 La chimera vinse diversi premi prestigiosi, tra cui lo Strega e un Premio Selezione Campiello. Una lettura, insomma, in grado di far riflettere sui difetti insiti negli esseri umani, da non lasciarsi scappare e che vi consiglio con tutto il cuore perché ve ne innamorerete.

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Sinossi

Nel 1610 Zardino è un piccolo borgo immerso tra le nebbie e le risaie a sud del Monte Rosa.

Un villaggio come tanti, e come tanti destinato a essere cancellato senza lasciare tracce. C’è però una storia clamorosa, soffocata sotto le ceneri del tempo, che Sebastiano Vassalli ha riportato alla luce: la storia di una donna intorno alla quale si intrecciano tutte le illusioni e le menzogne di un secolo terribile e sconosciuto.

Antonia, una trovatella cresciuta nella Pia Casa di Novara, un giorno viene scelta da due contadini e portata a Zardino, dove cerca di vivere con la fede e la semplicità che le hanno insegnato le monache.

Ma la ragazza è strana, dice la gente. Perché è scura d’occhi, pelle e capelli, come una strega, e una volta è svenuta al cospetto del vescovo Bascapè, l’uomo che doveva diventare Papa e che si è messo in testa di trasformare in santo chiunque abiti quelle terre.
E poi perché Antonia è bella, troppo bella, ed è innamorata, ed è indipendente: in lei ci dev’essere per forza qualcosa di diabolico…

Vassalli illumina gli angoli più oscuri di un secolo senza Dio e senza Provvidenza, ricostruendo un episodio che è stato crocevia di molti destini e che, in un turbine di menzogne e fanatismi, ci dice molto di come si è formato il carattere degli italiani.

Titolo: La chimera
Autore: Sebastiano Vassalli
Edizione: BUR, 2015

 

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