Marmellata con laban (come mia madre è diventata libanese) di Lena Merhej
Voce al Mare
Recensione di Elvira Rossi

Marmellata con laban (come mia madre è diventata libanese) di Lena Merhej è una graphic novel, curata da Maria Rosaria Greco, fondatrice della rassegna Mediterraneo contemporaneo, e tradotta dall’arabo da Enrica Battista. Edita per Mesogea nel 2021.
Di che cosa tratta Marmellata con laban?
Il titolo singolare ci introduce in una vicenda d’integrazione. L’associazione del dolce della marmellata con l’agro del laban, improponibile a un libanese e apprezzata dalla madre di Lena Merhej, assume un valore simbolico. Le combinazioni inconsuete non si realizzano solo in cucina ma anche nella vita sociale e agenti in apparenza distanti possono essere ricomposti dando vita ad aggregazioni nuove e gradevoli.
La scrittrice Lena Merhej si avvale della graphic novel, che nel mondo arabo vanta una lunga tradizione.
I disegni in bianco e nero attraverso l’espressività dei tratti stabiliscono una immediata comunicazione con il lettore.
Lo sviluppo della storia è affidato in prevalenza alle illustrazioni, che non sempre sono accompagnate dalle parole. Il dialogo sobrio e incisivo è speculare all’essenzialità dei disegni. Ogni immagine e ogni parola si rendono necessarie nella costruzione di un equilibrio fondato sull’accordo tra gioiosità e serietà.
La schiettezza dei disegni mentre evoca una mano infantile ci sorprende svelando una profondità di pensiero, che si materializza nelle sequenze di una struttura narrativa che, pur operando su piani temporali discontinui, delinea una storia coerente e ricca di fascino.
Le figure si liberano dalla matita con naturalezza, assecondando il flusso di coscienza dell’illustratrice, che seguendo la traccia dei ricordi ritrova la madre, figura centrale della propria infanzia.
Lena Merhej con apparente leggerezza si pone alla ricerca delle radici di una identità complessa, nella quale intervengono fattori di diverse culture, in quanto figlia di una donna tedesca e di un uomo libanese.
In Marmellata con laban i motivi biografici s’intrecciano con la storia del Libano e sono assunti a pretesto, per tratteggiare il tema dell’integrazione e della guerra.
Il filo conduttore, che riannoda le vicende tra passato e presente, è Waltraud Grote, soprannominata Valli, che nel 1967 si trasferisce a Beirut, sposa un libanese e decide di stabilirsi in maniera definitiva in questo paese, diventando la protagonista di una storia controcorrente. Il Libano è un paese di emigrazione più che di immigrazione, mentre in Marmellata con laban ad affrontare le difficoltà di un processo di inserimento nella società mediorientale è una donna occidentale
Per la madre di Lena Merhej esistono due possibilità: vivere di nostalgia all’interno della comunità di espatriati in una situazione di separazione dal resto del paese ospitante, oppure vincere la malinconia e accettare con risolutezza il cambiamento, tanto da trarne soddisfazione.
Waltraud Grote, che peraltro è una pediatra, convinta della propria scelta si distacca dal passato, non si concede al rimpianto ed elabora un nuovo progetto di vita. Non aspetta che siano i libanesi ad andarle incontro, è lei che accoglie le persone, le abitudini, la cultura del paese che la ospite.
Del Libano studia la storia e il territorio, di Beirut esplora le strade di ogni quartiere.
Dotata di una notevole empatia, guarda alla realtà da prospettive diverse, tende a comprendere gli altri e si astiene dai giudizi. Riesce persino a non scandalizzarsi quando il suocero non le rivolge la parola, perché è una donna. Dalla suocera si lascia guidare, per apprendere la cucina e le consuetudini che regolano i rapporti sociali.
Per Waltraud Grote non esistono barriere insormontabili. Esalta le affinità e armonizza le differenze. Coraggiosa e determinata s’impegna per entrare in sintonia con la società libanese, di cui si sente parte e arriva persino a tingersi i capelli biondi, per confondersi con le donne libanesi. Lei, che da bambina in Germania aveva patito gli orrori della seconda guerra mondiale, si ritrova ad attraversare gli anni della guerra civile in Libano e neppure in tali circostanze dubita della propria decisione.
La guerra è ritratta senza enfasi e senza retorica, quasi fosse una fatalità da sopportare. Tale connotazione, che non scaturisce certo da una sottovalutazione della violenza della guerra, riflette una scelta di stile. La fumettista oppone al rombo delle armi la forza rivoluzionaria delle parole che, pur quando siano pronunciate con pacatezza, hanno il potere di scuotere le coscienze.
La guerra viene raccontata attraverso gli effetti che ricadono sulla popolazione civile. Il messaggio che ne deriva è chiaro: ogni conflitto esige soluzioni per sopravvivere alla distruzione, soprattutto quando ci sono bambini da rassicurare e tutelare.
Waltraud Grote, protettiva nei confronti della famiglia, all’esterno si pone con generosità, operando come medico negli ospedali e creando strutture per i bambini e i disabili.
In Marmellata con laban, scene di vita quotidiana, animate dalla partecipazione dei bambini, rendono meno cupa l’atmosfera di un Paese in guerra e inducono al sorriso.
Non deve sfuggire il rilievo che nella graphic novel viene riservato all’infanzia e ai metodi educativi della madre, che ai propri figli non aveva insegnato il tedesco, tuttavia li aveva fatti viaggiare in Europa, affinché si rendessero conto che oltre al Libano esistono altre realtà.
Alla fine viene da chiedersi se l’atteggiamento di Waltraud Grote, connotato da una forte spinta verso l’assimilazione della cultura libanese con la conseguente disgregazione della cultura di origine, possa essere assunto come modello oppure converge solo con un’esperienza personale dall’esito felice.
Perché leggere Marmellata con laban?
Attraverso la lettura di Marmellata con laban è possibile familiarizzare con la graphic novel, un genere in espansione, che si è affrancato dalla invadenza della caricatura e da uno spirito di denuncia, lasciando che a prevalere fosse il desiderio di raccontare in maniera accattivante e originale una varietà di temi.
L’autrice fa parte di una generazione di artisti arabi che hanno scelto il fumetto, per stabilire una comunicazione su un terreno di ampio confronto, vincere l’isolamento e favorire il dialogo interculturale. Lena Merhej rientra in quella schiera di intellettuali, grazie ai quali la graphic novel tende ad elevarsi sempre più come espressione artistica che investe sia la grafica che la letteratura, appassionando un pubblico di lettori ampio, vario e qualificato.
Lena Merhej è una delle fondatrici del collettivo Samandal, che ha dato vita a una rivista con lo stesso nome, che in italiano significa salamandra. Il titolo allude a una duplicità di ambiti, che se per la salamandra è costituita da acqua e terra, per i fumettisti è rappresentata dai disegni e dalle parole,
Lena Merhej, che crede nel dialogo tra Occidente e Oriente, in Marmellata con laban va oltre la biografia e dietro una parvenza di spensieratezza affronta tematiche di notevole rilievo, che stimolano riflessione e scambio di opinioni.
Da Marmellata con laban di Lena Merhej proviene l’invito a guardare oltre i confini del nostro Continente, per rivolgere l’attenzione ad aeree geografiche poco considerate, turbate da guerre, occupazioni, regimi corrotti o autoritari.
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Sinossi
La memoria e la guerra sono i temi attorno ai quali si sviluppano molte delle opere di Lena Merhej e, in “Marmellata con Laban” – qui tradotto per la prima volta in italiano – emergono attraverso il singolare percorso biografico della madre, tedesca, che negli anni Sessanta sceglie di stabilirsi in Libano.
A partire da episodi di vita quotidiana, da aneddoti e ricordi di vita familiare, con tocco leggero ma acuto, in un efficace equilibrio di ironia e tenerezza, Lena Merhej tracciando il profilo di questa madre, il suo energico appartenere a mondi diversi, racconta l’esperienza cruciale della molteplicità.
Ma non trascura di mettere in evidenza lo straordinario potere dell’immaginazione e la forza della creatività, che meglio ci lasciano comprendere come lingue, culture e identità – nelle persone come nei luoghi – convivono in contraddizione.
Proprio come certi sapori che non penseremmo mai di accostare, di mescolare.
Proprio come l’acidulo del laban e il dolce della marmellata. Graphic novel che affronta con leggerezza e ironia il tema dell’identità molteplice, della migrazione, della commistione tra tutto ciò che «convive in contraddizione», proprio come la marmellata e il laban, alimento simile allo yogurt che solitamente si consuma salato.
Titolo: Marmellata con laban
Autrice: Lena Merhej
Casa editrice: Mesogea, 2021







