Caro Pier Paolo di Dacia Maraini

Voce al mare

Recensione di Elvira Rossi

Caro Pier Paolo

Caro Pier Paolo è un libro scritto da Dacia Maraini e edito da Neri Pozza nel 2022.

Di cosa tratta Caro Pier Paolo?

Nelle lettere di Caro Pier Paolo, Dacia Maraini attingendo ai ricordi e prendendo spunto dai sogni ricostruisce con sincerità la figura di Pasolini.

L’autrice non assume il tono evocativo di chi si chiude nel cerchio della memoria,  si proietta nel passato e parla al presente dando continuità a un dialogo mai interrotto. Un dialogo incalzante e appassionato, non privo di domande in attesa di risposte.

Intorno a Pier Paolo Pasolini si delinea un mondo in fermento, una intera generazione di intellettuali, uomini e donne, che animati dallo stesso entusiasmo per il pensiero libero si cercano, per il piacere di stare insieme. Dalle pagine del libro traspare la nostalgia di una epoca, quando gli incontri non erano scanditi dal rituale degli eventi e gli artisti si ritrovavano senza appuntamento, magari in qualche modesta trattoria, là dove il confronto con gli amici era assicurato.

Le lettere di Dacia Maraini lasciano scorrere dinanzi a noi spezzoni di vita dello scrittore friulano: il rapporto con la madre, la sua sofferta sessualità, i viaggi, l’amore per il proletariato e l’odio per la borghesia, la passione per il cinema.

L’autrice ricorda il profondo attaccamento di Pasolini alla madre, dalla quale non riesce a separarsi. Uno sconfinato amore per la madre gli impedisce di unirsi alle donne, come lui stesso afferma, infatti in ogni figura femminile è incline a vedere la “madre Terra”.  Violarla sarebbe un sacrilegio. Sentimenti teneri e profondi legano Pier Paolo Pasolini a donne che, come Elsa Morante, Silvana Mauri Ottieri, Laura Betti, Maria Callas, pur rappresentando delle presenze significative, non sono state mai ammesse nella sfera delle relazioni amorose.

Pasolini, convinto che gli uomini per loro natura bisessuali siano indirizzati verso l’altro sesso dalla cultura, con trasparente spregiudicatezza non nasconde la propria omosessualità, che lo rende inviso a molti letterati e borghesi benpensanti. Denunciato varie volte per atti osceni è stato sempre assolto dalle accuse più infamanti.

“Tu non avresti mai forzato un corpo infantile. Al contrario volevi che quel corpo ti desiderasse. Quello era il piacere che ti deliziava e, nello stesso tempo, ti procurava dei terribili sensi di colpa”.

La scrittrice parla dei viaggi compiuti insieme a Pier Paolo e Moravia, in Africa, India, Yemen, paesi non raggiunti dal capitalismo. Pasolini prediligeva l’Africa, perché in quella natura intatta e nella elementarità delle sue genti ritrovava un’anima genuina, non ancora corrotta dalla società dei consumi. E sono proprio questi viaggi dagli esiti imprevedibili a favorire un contatto stretto tra Dacia Maraini e Pier Paolo Pasolini.

Dacia Maraini attraverso le pagine di Caro Pier Paolo racconta episodi inediti della vita dello scrittore e nel soffermarsi sulle reazioni, sugli umori, sul carattere di Pasolini riesce davvero a sorprenderci.
Ci sorprende quando arriva a definirlo una meraviglia di uomo.

Che cosa vede in Pasolini di tanto straordinario?

In lui vede una mitezza incommensurabile e una gentilezza di modi senza eguali. E la mitezza, più volte ripetuta, suona come una vera e propria rivelazione.

 “Eri così mite, Pierpaolo, e così arrendevole che ogni volta mi lasciavi interdetta, non ti ho mai sentito pronunciare una parola rabbiosa, o visto fare un gesto di stizza”.

Pasolini appare pensoso, logorato da una un’ansia esistenziale e afflitto da una diversità, che se agli altri mostra il volto dello scandalo, in lui genera profondi sensi di colpa. Insofferente del fragore e delle ammucchiate. Il suo individualismo anarchico lo porta a stare lontano dalle folle, anche quando ne condivide le ragioni. Nello sguardo dolce e disperato si svelano un certo non so che di fanciullesco e una ricerca di protezione. Pacato nei modi è sempre attento a non urtare la suscettibilità altrui.

Il profilo privato di Pasolini risulta ben diverso da quello pubblico. Nelle situazioni formali, lo scrittore assume un tono irritante e provocatorio, che suscita antipatie e disapprovazione e lascia supporre una sorta di aggressività latente.

La rabbia sociale, così definita da Dacia Maraini, esprime la desolazione e l’impotenza di un poeta di fronte la minaccia del consumismo.

Pasolini non partecipe al diffuso entusiasmo per il progresso tecnologico, ne prende le distanze, si distacca dal sentire comune, e mentre denuncia la scomparsa della civiltà contadina con i suoi valori e la sua bellezza, esprime il proprio disappunto per la società borghese che, priva di senso civico, tutto livella e distrugge.

Perché leggere Caro Pier Paolo?

L’opera di Dacia Maraini si distingue dai numerosi libri, che ripropongono il nome di Pasolini a cento anni dalla nascita.

Perché tanto interesse intorno allo scrittore?

Un comprensibile sentimento di nostalgia nei confronti di un intellettuale, di cui si avverte la mancanza, non spiega del tutto il bisogno di parlarne.

Attraverso l’analisi del pensiero di Pasolini una generazione va alla ricerca di sé stessa, del suo passato, degli errori commessi, delle opportunità smarrite.

La voce di Pasolini proviene da quella parte di coscienza critica che è stata messa a tacere.

E se si rivolge uno sguardo al presente, impossibile non rammentarsi della parola profetica di  Pier Paolo Pasolini: «Vedo di fronte a me un mondo doloroso e sempre più squallido”.
La sua anima poetica profondamente radicata nella realtà gli ha permesso di intuire il buio là dove altri scorgevano la luce.

 “E qui ti do ragione. Come dici, era entrato nella testa della gente che la proprietà e l’uso dei beni fossero il segno che l’umanità progredisce, cresce, si fa matura e consapevole. Ma è un inganno pericoloso, poiché trascura completamente le esigenze profonde, quelle che riguardano i rapporti tra gli esseri umani, i rapporti con la natura, con il tempo, tutte cose che riguardano il mondo dei sentimenti e della coscienza e che non vengono mai soddisfatti dalla sicurezza della proprietà e dalla comodità del vivere”.

Il pensiero di Pasolini risuona drammaticamente attuale.

Pasolini ha ribaltato schemi e luoghi comuni. Il termine omologazione, così ricorrente nei suoi discorsi, è rimasto impresso nella memoria di una generazione, che non ne ha compreso a pieno la lezione. Nell’accusa di omologazione, rivolta sia a destra che a sinistra, c’era l’invito a non abbassare la guardia, a non lasciarsi ingannare dalle parvenze di un falso benessere.

Dacia Maraini ha avuto il privilegio di seguire l’intensa attività dello scrittore, ha visto nascere molte delle sue opere cinematografiche, ha discusso con lui prima che prendessero forma, ha condiviso impegno culturale e amicizie.

La scrittrice affida a Caro Pier Paolo parole di stima e di affetto per l’amico scomparso in maniera violenta. Di Pasolini coglie le contraddizioni e le fragilità e quando si trova a non condividere le sue scelte, cerca di comprenderne le ragioni, senza giudicarlo.

Pasolini, senza essere conosciuto a fondo, è stato giudicato dentro e fuori dalle aule dei tribunali.

Dacia Maraini gli restituisce un volto autentico, vero, segnato da creatività e passioni, forza e fragilità.

La voce della scrittrice lascia il silenzio tacito della parola scritta, per dichiarare a gran voce che Pier Paolo non possedeva una natura violenta. L’aggressività non gli apparteneva, non avrebbe mai colpito, non avrebbe mai nuociuto.

Nelle sue parole si percepisce il dolore, ancora vivo, per la brutalità di un delitto.

A distanza di anni non si conosce ancora la verità, però appare chiaro che chi ha ucciso ha voluto zittire “la rabbia sociale” di Pier Paolo Pasolini.

“Addio, Pier Paolo, e che la morte ti sia più benigna della vita”.

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Sinossi

Pier Paolo Pasolini è un autore di culto anche per i più giovani. La sua è stata una vita fuori dagli schemi: per la forza delle sue argomentazioni, l’anticonformismo, l’omosessualità, la passione per il cinema, la sua militanza e quella morte violenta e oscura.

Sono passati cento anni dalla sua nascita, e quasi cinquanta dalla sua scomparsa. Eppure è ancora vivo, nitido, tra noi, ancora capace di dividere e di appassionare. Di quel mondo perduto, degli amici che lo hanno frequentato, della società letteraria di cui ha fatto parte, c’è un’unica protagonista, che oggi ha deciso di ricordare e raccontare: Dacia Maraini.

Dacia Maraini è stata una delle amiche più vicine a Pier Paolo. E in queste pagine la scrittrice intesse un dialogo intimo e sincero capace di prolungare e ravvivare un affetto profondo, nutrito di stima, esperienze artistiche e cinematografiche, idee e viaggi condivisi con Alberto Moravia e Maria Callas alla scoperta del mondo e in particolare dell’Africa.

Nelle lettere a Pier Paolo che definiscono l’architettura narrativa del libro hanno un ruolo centrale i sogni che si manifestano come uno spazio di confronto, dove affiorano con energia i ricordi e si uniscono alle riflessioni che la vita, il pensiero e il mistero sospeso della morte di Pasolini ispirano ancora oggi all’autrice.

Lo stile intessuto di grazia e dolcezza, ma anche di quella componente razionale e ferma, caratteristica della scrittura di Dacia, fanno di questo disegno della memoria che unisce passato, presente e futuro non solo l’opera più significativa, ma l’unica voce possibile per capire oggi chi è stato davvero un uomo che ha fatto la storia della cultura del Novecento.

Titolo: Caro Pier Paolo
Autore: Dacia Maraini
Editore: Neri Pozza, 2022