La tenda rossa di Anita Diamant

Voce alla libroterapia
Recensione di Serena Savarelli

tenda rossa

 

La tenda rossa, di Anita Diamant, riedito da Tlon, è un viaggio nel cuore pulsante della storia del femminile e un capolavoro che tutte le donne dovrebbero conoscere.

Di cosa tratta La tenda rossa?

“Ci siamo perse per molto tempo. Il mio nome non significa niente per voi. Il ricordo di me è diventato polvere. Non è colpa vostra, né mia.”

Per la rubrica Io mi curo con un libro oggi c’è una sola parola che esprime il potere terapeutico del libro: Dina.

Ecco il nome della donna che è stata dimenticata, ma che tornerà a palpitare nei cuori di molte di noi.
Dina è la protagonista e la voce che narra la storia… quella della sua vita e della sua numerosa famiglia.

L’autrice, Anita Diamant, ci conduce in tempo antico con lo scopo di recuperare quel potere che, da molti anni, è stato tolto alle donne.
Questa narrazione inventata, ma ricca di dettagli storici, ha il potere di trasformare chi la legge.

Come molte altre lettrici, che hanno assaporato ogni parola contenuta in questo romanzo, anch’io ho amato il modo in cui La tenda rossa afferma l’essenziale dignità, il potere e l’integrità della vita delle donne e celebra l’invisibile lavoro delle loro mani e dei loro cuori, dalla tessitura alla cucina al prendersi cura della vita e della malattia.

La tenda rossa è un percorso che, grazie a Dina, unica figlia di Giacobbe, spalanca l’esperienza incarnata delle vite delle donne com’è realmente: un’antica e universale sorellanza che nutre, fortifica, incoraggia, ama e sostiene la famiglia umana.

Il lettore scopre una nuova prospettiva grazie alla quale narrare significa ridare dignità e valore alle donne che sono state messe a tacere.

“Esattamente ciò che ciascuna di noi può fare con la propria vita e con la propria storia”

Dina si presenta a me. Anch’io sono donna, madre e ostetrica.
Mi ammonisce con queste parole:

“per comprendere una donna, devi prima chiedere di sua madre e poi ascoltare con attenzione, perché una figlia diventerà forte quando conoscerà i dettagli della vita della propria madre.”

Dina è l’unica detentrice di un antico sapere. Infatti, gli altri figli di Giacobbe sono tutti maschi. In quanto donna, a lei spetta tenere in vita i ricordi della famiglia.

Lei è un cuore pulsante in un cerchio tutto al femminile, l’innocenza e gli occhi della tenda rossa; lei è l’allieva di mani che non si stancano mai di lavorare e accogliere la vita; lei è l’eredità di interminabili parole che aleggiano perché ricordare è un atto sacro.

Lia, Zilpa, Rachele e Bila sono le donne, le madri, le mogli, ma soprattutto le discendenti di quel sapere che opera al confine tra la vita e la morte. Loro sono corpi femminili in sintonia con il potere delle divinità venerate; loro sono i sorrisi nell’oscurità della luna, la saggezza che regola il flusso del sangue e l’armonia vivente che unisce il ciclo del corpo con l’interminabile ripetizione della vita.

Nella tenda rossa la morte è un’ombra del parto, il prezzo che le donne pagano per l’onore di dare la vita, una consapevolezza che mitiga la sofferenza e Dina ne è un frammento tangibile.

Seguo l’infanzia di Dina; è una bambina amata da tutti, così che impara anche lei ad amare i processi inevitabili che scandiscono l’esistenza. La sua mente è libera mentre le mani filano e nutrono.

Lei è l’essenza di quel femminile, mentre a suo padre Giacobbe non sa neppure come sorridere.
Dina mi prende per mano e mi accompagna nella tenda rossa, in questo luogo magico, impenetrabile,dove divento donna tra le donne, dove è bello sentirsi all’inizio di una nuova vita.

Ventri gonfi, risa, canti e sguardi dolci rendono ognuna di noi sorella dell’altra. Mani che si prendono cura con amorevolezza e reciprocamente; mani che leniscono il dolore o procurano piacere; mani che preparano i mattoni e incoraggiano le partorienti in modo saggio fino all’ultimo grido.

Ma un giorno Dina mi dice di prepararmi, perché a breve saremmo dovute partite verso le terre natie di Giacobbe, lontano da suo nonno Labano e dalla sua ingiusta tirannia.
Quando la carovana si mette in cammino, per la prima volta le voci delle donne e degli uomini si uniscono in un meraviglioso canto, mitigando i confini rigidi e alternandosi tra canti di pastori e canti della filatura.

Dina saltella in quello che le sembra un sogno e io con lei.
Per tutti è una bambina destinata a diventare figlia dell’acqua, felice solo sulla riva di un fiume.
Vedo crescere Dina e con lei imparo l’alchimia necessaria per trasformare la farina in pane, la carne in stufato, l’acqua in birra, la filatura in tessitura. L’accompagno quando inizia a seguire la zia Rachele e la levatrice Inna parto dopo parto, nascita dopo nascita, fino a che entrambe raccogliamo le grandi storie.

“La Grande Madre che noi tutte invochiamo con il nome di Inanna ha fatto alla donna un dono che gli uomini ignorano, ed è il segreto del sangue. Il flusso che scorga nell’oscurità della luna nuova, il sangue risanatore della nascita della luna.

Agli occhi degli uomini è un inconveniente noioso, fonte di fastidio e di dolore. Loro immaginano che soffriamo e si ritengono fortunati e noi non li disilludiamo.

Nella tenda rossa, però, sappiamo la verità.”

La tenda rossa è la massima espressione della nostra femminilità: mentre il dono di Inanna fluisce dentro il corpo della donna, purificandolo e preparandolo a ricevere la vita del nuovo mese, le donne rendono grazie per il riposo e la rigenerazione, per la consapevolezza che la vita nasce fra le proprie gambe e che la vita costa sangue.

“Mi trastullai per un attimo con l’idea di mantenere il segreto e continuare a essere considerata una bambina, ma quell’idea si dileguò subito. Potevo essere solamente ciò che ero, ed ero una donna.”

Sono con Dina quando il primo sangue scorre lungo la sua coscia, quando sua madre Lia e le sue zie le applicano il kohl intorno agli occhi, il profumo sulla fronte e sotto le ascelle per essere pronta per la cerimonia che avrebbe restituito alla terra il suo primo sangue.

Dina è una donna e Rachele può prenderla con sé e oltre gli occhi anche le sue mani cominciano a lavorare. Dina è una levatrice.

“Non temere il tempo è giunto.
Non temere, le ossa sono forti.
Non temere, l’aiuto è vicino.”

Basta un canto e il destino di Dina si palesa davanti ai nostri occhi: amore e dolore.

Dina ha poco tempo per essere felice e l’ennesimo viaggio in una terra lontana accoglie la sua nuova vita. Ormai ciò che è stata è un ricordo, ciò che diventerà ce lo dirà il tempo.

Asciugo il sudore di Dina, la sorreggo in questa terra straniera dove le parole sono incomprensibili. Io sono con lei, doglia dopo doglia. Osservo la sua evoluzione: consapevole che, grazie al suo corpo e alle sue grida, il parto è la vetta sulla quale le donne scoprono il coraggio di diventare madri, Dina salva suo figlio e sé stessa diventando madre.

“Era come se vedessi me stessa neonata fra le braccia di mia madre, e nel frattempo scorgessi la mia stessa morte. Piansi senza sapere se dovevo gioire o mettere il lutto. Insieme a me, mentre tenevo in braccio il bambino, c’erano le mie madri e anche loro.”

Le parole della levatrice che ha accolto il figlio di Dina riecheggiano tra noi:

“La vita di una levatrice non è facile, ma questo non è un buon motivo per renderla fredda e senza amore.”

Da piccola a Dina era stato predetto che sarebbe stata felice accanto a un fiume, ma la realtà è un’altra: Dina trova la felicità lontana dall’acqua, dopo aver attraversato il deserto della sua anima, aver patito strazianti dolori, accettato sfide che per una madre sono inconcepibili ed essere arrivata a perdonare ogni male sorridendo ancora, amata fra le braccia della verità.

Perché leggere La tenda rossa?

Al termine della tua storia, Dina, sono io ora a parlarti: la tua storia non finirà mai, come è al sicuro e sarò proprio io a portarla fra le donne.

Ciò che sei stata resterà nel cuore di ogni donna che intraprenderà i tuoi viaggi, che imparerà a usare le mani come Iside, mostrando la compassione del cielo e vedendo chiaramente nel cuore della gente.

 

Com’è stata dolce la tua vita nella Valle dei Re, così la vita di ogni donna sarà depositaria della tua storia di forza e di sofferenza, impregnata della tua stessa fiducia e coraggio.

“.. e ricordai qualcosa che Zilpa mi aveva detto quando ero bambina, nella tenda rossa, ancora troppo giovane per comprendere il significato: “Siamo nati tutti dalla stessa madre.”

Dopo una vita intera, adesso sapevo che era vero.”

La tenda rossa, la storia di Dina, non è un libro… è qualcosa che dovunque andremo, sarà con noi.

 

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Sinossi

In questo romanzo Dina rievoca le vicende della propria famiglia, quella del patriarca Giacobbe di cui è l’unica figlia femmina, riportando in vita i riti e le dinamiche segrete tra le donne della tribù – Lia, Rachele, Zilpa e Bila – che la Bibbia cita ma a cui non ha mai dato voce.

Patriarcato, contatto con la divinità, riti di iniziazione e potere femminile emergono attraverso le vicende della discendenza di questo personaggio straordinario.
Titolo: La tenda rossa
Autore: Anita Diamant
Edizione: Edizioni Tlon, 2019