Il bambino di pietra di Laudomia Bonanni

Voce alle donne

Recensione di Emma Fenu

bambino pietra

Il bambino di pietra. Una nevrosi femminile è un libro di Laudomia Bonanni edito nel 1979 e riproposto da Cliquot nel 2021 con prefazione di Dacia Maraini. 

Di cosa tratta Il bambino di pietra?

Sandra, a 47 anni, dopo una laurea in lettere e un lavoro nell’editoria, per curare la propria angoscia, sofferenza profonda e pensieri compulsivi, che si somatizzano in un mal di testa costante, si rivolge a uno psicanalista che le consiglia di sedare lo stress emotivo con la scrittura.

Inizia una storia di ricordi intrecciati fra la bambina, l’adolescente e l’adulta: non un’autobiografia, ma il percorso mentale di una protagonista nata, come l’autrice, ai primi del Novecento che quei disagi, quelle esperienze, quelle parole le ha sentite, forse in quel contesto, forse indirettamente.

Non importa.

Il bambino di pietra è la storia vera di una generazione di donne nate in famiglie patriarcali, ribellatasi a ruoli stereotipati, con un corpo che chiede il piacere chiamato prima peccato, e la scelta, il caso, l’istinto di non aver messo al mondo almeno un figlio.

E cresce, Sandrina, scura per il sole, avida di chicchi della vigna, di fughe nella campagna. Diventa la figlia di troppo. quella nata prima dei tre maschi nei quali la madre si compiace.

Cresce fra donne che per sorridere si coprono anche la bocca, fra zitelle, matrimoni senza passione, padri padroni che invecchiano, madri anaffettive che la demenza divora, e uomini.

Uomini belli o brutti ma incomprensibili, per cui diventare oggetto di desiderio lasciato o con i quali sperimentare il complesso edipico, che va tanto di moda, o da piangere morti ancora giovani, vittime di quello stesso morbo. La società.

E poi c’è il corpo, il mistero, il piacere, il sesso, l’amore, il possesso, l’orgasmo, il concepimento, il parto. I parti. Benvenuta fra le donne, madre.

Il bambino di pietra è una scultura che un ex seminarista, di lavoro marmista di lapidi, posa in cimitero; un neonato che dorme.

E Sandra, che ricorda, corregge, mescola epoche, lo usa inconsapevolmente come metafora di quel feto calcificato, interiore, mai nato. Un guizzo di vita in potenza che non diventa atto, un figlio non nato o il figlio che si è stati e si è ancora; pietra che pesa, che compromette il funzionamento degli organi, cervello incluso.

Non volere figli non (era) è scelta convenzionale, ma si porta dietro il retaggio delle matriarche, delle ave, delle spose. Di Eva con Caino e Abele al collo, senza notti d’amore nella tenda con Adamo a sognare stelle in una vita che ha la faccia anche della morte.

Un ultimo indizio, prima di invitarvi alla lettura.

Sandra non è diminutivo di Alessandra, ma di Cassandra.
Sacerdotessa condannata a non essere voce, perché la parola, scritta o pronunciata, possa essere figlia.

Perché leggere Il bambino di pietra?

Il bambino di pietra porta il lettore, come scrive Dacia Maraini, all’affanno. Non serve una cronologia, una simmetria, una soluzione: questa è la storia di una nevrosi, di una parte nascosta, presente sempre e mai, composita di fossili di mille feti e di un bambino di pietra che non riposa più in terra benedetta.

Essendo un flusso di coscienza, stratificazione e evoluzione al femminile, il topos della maternità scava e sgretola, ma non è il solo tema frantumato: soli in compagnia di se stessi si vive e liberi sono gli altri, familiari, mariti, amanti, proiezioni di sé che siano. Non ci appartiene nessuno, forse nemmeno gli oggetti.

Uno spaccato vivo e pulsante di un’epoca non troppo lontana, di pietre sul sentiero e issate in colonne, che costringe Pollicino a viaggiare per Parigi. a tornare in una casa vuota di quanto credeva esserci, nell’infanzia. Pollicino cresce, diventa Donna a dispetto del nome, diventa pietra bambina, testata d’angolo con il viso abbozzato da uno scultore morto prima di finire il lavoro.

Se sei viva, se sei carne, svegliati e vai. Libera, con nella testa dolori e sollievi, e un messaggio incastrato nella bottiglia.

Ti aspetto oltre il mare, per leggerlo.

Sarai accanto a me? Dico a te.

Link d’acquisto

Sinossi

Giunta alla piena maturità, Cassandra inizia un percorso di psicoanalisi con lo scopo di risolvere le nevrosi che la affliggono da tempo, legate alla sua educazione, alla sessualità, all’onnipresente fantasma della maternità.

La scrittura diventa il timone di un viaggio interiore, usata non solo a scopo terapeutico, ma come bussola nella comprensione della sua storia familiare e sociale, che appare come una rotta incerta tra l’infanzia dominata dai maschi e dal potere matriarcale e un matrimonio tiepido che l’ha resa accettabile agli occhi della famiglia.

La vicenda di Cassandra è paradigmatica di un tempo che offre alle donne pochissime definizioni e spazi esigui per rappresentarsi come individui.

Il bambino di pietra” è una narrazione in prima persona priva di indugi e autoindulgenze, che cerca nella sgradevolezza della verità una soluzione agli enigmi interiori.

Finalista al premio Strega nel 1979, Il bambino di pietra” è centrale nell’opera di Laudomia Bonanni, che definì il personaggio di Cassandra come “la protagonista di tutto quello che ho scritto”.

Prefazione di Dacia Maraini.

Titolo: Il bambino di pietra
Autore: Laudomia Bonanni
Edizioni: Cliquot, 2021