Nora Seed ha poco più di trent’anni e nellla sua vita ha già collezionato una serie di delusioni.
Non è diventata una campionessa di nuoto come avrebbe voluto suo padre, né una cantante rock come avrebbe voluto suo fratello (il quale ora non le risponde più nemmeno al telefono).
Non ha un partner, perché ha lasciato il suo fidanzato a pochi giorni dal matrimonio ed ha buttato all’aria una possibile relazione con quel bel medico che aveva in cura sua madre.
Ha lasciato gli studi universitari per prendersi cura di sua madre, e in realtà non ha nemmeno provato a fare quello che da piccola avrebbe desiderato.
Lavora con poca convinzione e viene licenziata per questo e la sua migliore amica è partita per l’Australia senza di lei.
Ora anche il suo gatto Voltaire l’ha lasciata, e questa perdita sembra essere la goccia che fa traboccare il vaso: Nora non ha nulla per cui valga la pena di vivere questa vita, e decide quindi di togliersela.
«Chi ha bisogno di porte quando hai a disposizione un libro?».
Prima di lasciare questa vita però, si ritrova faccia a faccia con la bibliotecaria della scuola elementare, Mrs. Elm. I libri attorno a lei sono le vite che non ha potuto o voluto vivere. Può sceglierne di leggerne uno per volta, e fermarsi in una determinata vita se lo vorrà.
Da cosa vuole cominciare, Nora? Quale delle sue vite non vissute avrebbe potuto davvero renderla felice e senza rimpianti?
Da questo momento in poi, Nora sceglie e vive parte delle sue vite parallele, alla disperata ricerca di quella vita perfetta.
Il tema principale del libro è la depressione e le forme sotto cui si presenta. Libro per libro, Nora scoprirà molte cose su lei stessa. Lei come moglie o amante, come studiosa dei ghiacci o rockstar, come campionessa olimpica o insegnante di filosofia.
«Avresti agito diversamente, se ti fosse stata concessa l’opportunità di gettarti alle spalle i rimpianti?»
Dov’è quella scelta che cambia tutto? Matt Haig narra con scaltrezza le diverse vite di Nora, dando al lettore – man mano che ci si inoltra nella storia – qualche indicazione su come potrebbe la protagonista fermarsi in una vita che non ha vissuto dall’inizio.
L’utilizzo delle “sliding doors” è abbastanza comune nella letteratura e nella cinematografia, ma l’autore riesce a non creare doppioni ed a risultare anche vagamente scientifico nelle sue spiegazioni.
Il messaggio di fondo è quello che riguarda pensieri che tutti noi abbiamo fatto: quale è – ed esiste – la scelta giusta? Siamo sicuri che, tornando indietro, riusciremmo a creare una vita migliore di quella che stiamo vivendo.
La tecnica dei capitoli brevi permette al lettore di entrare in sintonia con i cambiamenti repentini tra una vita e l’altra e rende anche il libro scorrevole, senza impantanarsi tra un passaggio e l’altro.
Una lettura piacevole, con spunti di riflessione e sicuramente anche qualche passaggio un po’ buonista e scontato, che non ha comunque danneggiato la buonuscita del libro.
Siamo davvero le scelte che facciamo o siamo il risultato di quello che noi stessi riflettiamo?
Ad ogni lettore, la risposta.
«Penso sia facile credere che esistano strade più facili. […] Forse però non esistono strade facili. Sono semplicemente altre strade. […] In ogni istante di ogni singolo giorno entriamo in un nuovo universo. E trascorriamo così tanto tempo a desiderare che le nostre vite siano diverse, paragonandoci ad altre persone e ad altre versioni di noi stessi, quando in realtà la maggior parte delle esistenze offre momenti buoni alternati a momenti cattivi».
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