Period. End of sentence – di Rayka Zehtabchi

Io leggo tu racconti

Recensione di Francesca Re e Jana

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Period. End of sentence è un documentario/ cortometraggio trasmesso negli Stati Uniti a febbraio 2019, regia di Rayka Zehtabchi. Oscar al miglior cortometraggio documentario.

Trovare questa piccola perla su Netflix non è stata solamente la salvezza di un pomeriggio un po’ svogliato e apatico, ma soprattutto una scintilla per accendere un nuovo fuoco di conoscenza nella mente di mia figlia.
Ho temuto che, per gli argomenti trattati il documentario potesse risultare troppo pesante per una bambina di 9 anni, invece ogni situazione è stata trattata con estrema delicatezza, senza tuttavia sminuirne la gravità.

Di cosa tratta Period. End of sentence?

Period. End of sentence parla di India e del tabù delle mestruazioni.
In una delle zone più rurali dell’India, nei pressi di Delhi le mestruazioni sono ancora considerate qualcosa da nascondere, le donne non le nominano nemmeno, molti uomini non sanno neppure di cosa si tratti.

È stato sconvolgente notare come fossero proprio gli uomini più giovani ad ignorare completamente il funzionamento del corpo femminile. Le donne durante il loro periodo vivono in uno stato di totale isolamento,spesso sono costrette ad abbandonare la scuola perché anche cambiasi crea disagio e imbarazzo, l’accesso a molti luoghi è loro precluso poiché considerate impure.

Alcune donne accettano di essere intervistate e raccontano di non avere accesso ad assorbenti, coppette, tamponi e di essere costrette ad usare stracci, spesso poco puliti. La conoscenza dell’igiene è scarsa e troppo spesso incorrono ad infezioni, inoltre molte donne ignoravano completamente le modalità di utilizzo degli assorbenti.

Arriva nel paese un giovane imprenditore, determinato a cambiare lo stile di vita delle donne e a trasformare il tabù delle mestruazioni in una causa in cui credere. Porta con se un macchinario e insegna alle donne come costruire gli assorbenti; in questo modo avranno la possibilità di usufruire di un prodotto la cui esistenza noi occidentali diamo per scontato e, contemporaneamente di iniziare una piccola attività commerciale.

Ovviamente, in uno stato patriarcale, dove l’uomo è l’unico a detenere il potere del lavoro non è facile, ma le donne sono ingegnose e capiscono l’importanza del cambiamento. Riescono ad installare il macchinario in un locale di un loro parente uomo, facendogli credere di produrre pannolini per bambini. Tutto si svolge fra l’eccitazione per il cambiamento, grande spirito di squadra e sostegno reciproco, poiché molte di loro devono scontrarsi con mariti violenti e per niente inclini ad accogliere il cambiamento, anche se questo porta più denaro.

Il parere di Jana

Jana, mia figlia di 9 anni, ha ascoltato il documentario con grande interesse, spesso strabuzzando gli occhi incredula, mi sono resa conto che, nonostante spesso si parli di realtà molto diverse dalle nostre, vedere uno spaccato di vita così lontano da quello occidentale, raccontato anche da ragazzine poco più grandi di lei l’abbia particolarmente toccata.

Non ha voluto toccare l’argomento per qualche giorno, come a lasciare decantare le nuove informazioni, poi in autonomia ha iniziato a raccontarmi di quanto l’abbia spaventata l’immagine del cortile di casa di una donna indiana, invaso da spazzatura e detriti, nel quale lei seppelliva gli stracci usati dopo il ciclo mestruale.

Stracci che venivano puntualmente disseppelliti dal cane. Abbiamo riflettuto insieme sul valore delle mestruazioni e su quanto sia importante “conoscere” con chiarezza ciò che accade al nostro corpo.

Abbiamo toccato anche il tema del patriarcato e delle difficoltà che queste donne si trovano ad affrontare quotidianamente anche nella gestione dei piccoli fatti quotidiani.

Mi chiedo come fanno gli uomini ad essere padroni delle donne quando praticamente nemmeno le conoscono“- mi ha chiesto Jana riferendosi ad un gruppo di giovani indiani che, alla domanda di cos’è il ciclo mestruale, non erano in grado di dare una risposta.

Addirittura uno di loro con molta ingenuità ha ribattuto di conoscere solo il ciclo lunare.
Mi sono limitata a rispondere che anche loro sono vittime di una grande ignoranza e che questa fa sentire il proprio peso sulle categorie più deboli.

Io negli uomini che hanno intervistato non ho visto la voglia di imparare, mentre nelle donne che hanno imparato a costruire e usare gli assorbenti si, quindi non credo affatto che loro siano deboli“-

Nella semplice frase di una bambina che apre gli occhi anche verso le diseguaglianze del mondo, voglio credere che si nasconda un seme che col tempo metterà radici forti nella consapevolezza del suo essere una donna libera.