Lo stupro di massa come arma di guerra di Cecilia Frignani

recensione di Antonella Spanò

 

 

lo stupro di massa

 

 

Lo stupro di massa come arma di guerra è un saggio di Cecilia Frignani, edito dalla casa editrice Oligo nel 2025.

“Non siamo spettatrici e non lo siamo mai state; al contrario, ci siamo rivelate le sfortunate protagoniste di una guerra maschilista, che ha fatto dei nostri corpi un campo di battaglia. Ma naturalmente nei libri di storia questo non c’è scritto.

Allora, è arrivato il momento di dire le cose come stanno, di dire che le donne in guerra vengono divorate dagli uomini, che spesso muoiono per mano degli uomini e che, tuttavia, gli uomini non hanno il coraggio di ammettere cosa fanno alle donne”.

Di cosa tratta Lo stupro di massa come arma di guerra?

Come preannuncia il titolo, l’autrice si propone di porre l’accento sul significato dello stupro in tempo di guerra.
Per fare ciò, parte da zero, dalle prime civiltà che hanno popolato la Terra per individuare così, il momento esatto in cui ha avuto origine la diversità di genere e la donna ha iniziato a essere considerata un essere inferiore.

Ecco, quindi, che ritroviamo il pensiero di filosofi come Aristotele o Galeno da Pergamo sui concetti di “sesso primo” e di essere “monosessuale” che genera la vita.

Concetti teorici, questi, che poi hanno contribuito alla nascita della società patriarcale, una società in cui l’uomo ha acquisito il controllo delle risorse, in primis l’agricoltura, per poi dominare tutti gli ambiti della società: lavoro, economia, politica e scuola.

Studi antropologici e dati alla mano, Cecilia Frignani individua nello stupro un modo per l’uomo di manifestare il desiderio di possesso su un corpo che diventa merce di scambio.
Il fatto di considerarsi autorizzato a violare un corpo in contesti privati ha come conseguenza l’estensione del concetto ad altri ambiti: durante la guerra lo stupro .diventa prassi e arma di sterminio fisico e psicologico.

“Lo stupro di guerra è diventato quindi un’arma di distruzione di massa, perché annientare la donna equivale ad annientare il popolo con la cultura di cui è parte […] Femminilità e maternità sono i simboli della donna e questi stessi simboli rappresentano un pericolo per il nemico. Lasciar procreare la donna vuol dire accrescere senza fine il fiume di combattenti”.

Al chiarimento del concetto chiave sul quale il saggio è costruito, seguono dei capitoli sul genocidio della ex Jugoslavia e quello del Ruanda, che hanno insanguinato il Novecento e nei quali è riconoscibile quanto affermato nelle pagine precedenti.
Si prosegue, poi, con l’analisi dei progressi e dei limiti individuabili nella creazione di Tribunali ad hoc e nell’istituzione della Corte Penale Internazionale di Giustizia, per giungere, infine, a delineare soluzioni e prospettive, affinché si possano annullare disuguaglianze e differenze di genere.

 

 

Perché leggere Lo stupro di massa come arma di guerra?

Il saggio di Cecilia Frignani è un testo interessante, importante, chiaro, intellettualmente stimolante e fruibile da tutti, non solo dagli addetti ai lavori o dai lettori abituali di questo genere.

Anzi, oserei direi che tutti dovrebbero leggerlo, per riflettere su questioni purtroppo sempre attuali, esaminare dati e fonti, ricostruire fatti e imparare a osservare il mondo dalla giusta prospettiva.

“Seppur fatto con il fine di proteggere donne e ragazze, dire loro di stare attente, poiché là fuori ci sono uomini che potrebbero abusare di loro equivale a tollerare, normalizzare e giustificare l’atto compiuto dall’aguzzino”

 

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Sinossi

Da sempre gli uomini violentano le donne, in particolare quando fanno la guerra, atavica attività maschile, in occasione della quale il corpo femminile diventa terra di conquista.

Oggi, lo stupro su larga scala è considerato un crimine contro l’umanità e in questo libro ripercorreremo il lungo percorso che ha condotto la famiglia umana a fare i conti con una violenza tanto cruda.

Partiremo da una ricostruzione storico-filosofica per cogliere l’origine latente della violenza di genere, guardando ad Aristotele e Galeno, ma anche alle teorie sulla nascita dell’agricoltura, osservando come nell’antichità la donna fosse considerata un bene a disposizione dell’uomo, un bene che in guerra può (e deve) essere razziato.

Con il tempo, lo stupro da effetto collaterale è diventato un’arma vera e propria; a tal proposito esamineremo quanto sul finire del Novecento è accaduto in ex-Jugoslavia e in Ruanda, tristi vicende da cui però ha mosso i primi passi la giustizia internazionale.

Concluderemo con un’esame sull’attualità della disparità di genere nel mondo, offrendo anche spunti di speranza.

 

Titolo: Lo stupro di massa come arma di guerra
Autrice: Cecilia Frignani
Edizione: Oligo, 2025