Zucchero bruciato di Avni Doshi
Voce al Silenzio
Recensione di Sara Boniperti
Zucchero bruciato è un romanzo di Avni Doshi ed è edito da Nord nel 2022.
Di cosa tratta Zucchero bruciato?
“Mentirei se dicessi di non aver mai gioito dell’infelicità di mia madre.
Da bambina ho sofferto per colpa sua e qualunque pena lei abbia sopportato in seguito mi è parsa una sorta di redenzione: un bilanciamento dell’universo, un modo per ripristinare il giusto ordine tra causa ed effetto ma ora non posso più pareggiare i conti con lei.”
Un rapporto difficile quello tra Antare e sua madre e Tara a causa dell’odio e del rancore di una figlia nei confronti di chi le ha dato la vita e dovrebbe prendersene cura.
Da subito è chiara la sensazione di abbandono provata dalla nostra protagonista che la porterà a non riuscire a gestire tutto quel dolore che le scelte di sua madre le hanno causato.
Non vuole affrontare la realtà che è davvero dura.
“Mia madre sta perdendo la memoria, e io non posso farci niente. Non c’è modo di farle ricordare le azioni compiute in passato, nessun modo di inchiodarla alle sue colpe.”
Una storia che ti pone davanti a delle tematiche difficili da mandare giù, con una scrittura tagliente che tocca il lato oscuro dei protagonisti e lo fa creando un filo con i personaggi che mette a dura prova il cuore del lettore.
Perché leggere Zucchero bruciato?
Ci sono stati momenti in cui ho provato tenerezza nei confronti della protagonista, altri in cui capendo cosa si prova ad avere a che fare con una malattia crudele come L’Alzheimer, ho faticato a capire come riuscisse a mostrare solo rabbia e ad essere così dura nonostante avesse tutte le ragioni.
“La compassione che suscita negli altri mi scatena dentro una specie di acredine.”
Una lettura decisamente intensa.
Uno stile diretto un rapporto difficile due donne diverse uno specchio che riflette dolore, un grande dolore causato dal senso di abbandono che crea mancanze e come in un lutto genera una perdita una perdita di equilibrio e di stabilità e distrugge a livello psicologico.
Sentirsi un peso.
Sentirsi in obbligo di fronte a una malattia.
Non poter esprimere qualcosa che abbiamo bisogno di tirar fuori per ricominciare.
Rabbia…
E tanto altro.
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Sinossi
Tara è sempre stata una ribelle, contro tutto e tutti. Costretta a un matrimonio di convenienza, è scappata di casa, si è presa diversi amanti, ha vissuto a lungo insieme con un guru e si è persino ridotta a fare la mendicante.
In tutto ciò, sua figlia Antara, per lei, è sempre stata un peso, una valigia da portarsi appresso e poco più.
Però il tempo della ribellione di Tara adesso è finito; ha quasi sessant’anni e l’Alzheimer la sta consumando, a poco a poco ma inesorabilmente: lascia il fornello acceso per tutta la notte, dimentica le incombenze quotidiane, si ostina a telefonare ad amici morti da tempo.
E non ricorda più i piccoli e grandi gesti crudeli nei confronti della figlia, che sono invece marchiati a fuoco nella memoria di Antara.
Eppure, nonostante tutto, Antara si sente in dovere di occuparsi di quella madre che non si è mai presa cura di lei.
E così, mentre la convivenza forzata la induce a ripercorrere le pagine più dolorose del suo passato, cerca di sbrogliare la matassa di tradimenti, riconciliazioni e rotture, e di sciogliere una volta per tutte il nodo di quel legame che ha forgiato il suo cammino, ma che adesso rischia di soffocarla.
Con una prosa lucida e affilata come la lama di un rasoio, Avni Doshi scava tra le pieghe di quel rapporto unico che lega una madre e una figlia, mettendone in luce la complessità e le contraddizioni, ma anche tutta la forza e l’amore che lo contraddistingue.







