Come vento cucito alla terra di Ilaria Tuti
recensione di Emma Fenu
Voce alle Donne
Come vento cucito alla terra è un romanzo di Ilaria Tuti edito da Longanesi nel 2022.
«Le mie mani non tremano mai.
Sono una chirurga, ma alle donne non è consentito operare. Men che meno a me: madre ma non moglie, sono di origine italiana e pago anche il prezzo dell’indecisione della mia terra natia in questa guerra che già miete vite su vite. Quando una notte ricevo una visita inattesa, comprendo di non rispondere soltanto a me stessa. Il destino di mia figlia, e forse delle ambizioni di tante altre donne, dipende anche da me.
…
. A Parigi, lontana dalla mia bambina, osteggiata dal senso comune, spesso respinta con diffidenza dagli stessi soldati che mi impegno a curare, guardo di nuovo le mie mani. Non tremano, ma io, dentro di me, sono vento.»
Di cosa tratta Come vento cucito alla terra?
Leva.
In due parti incisive del romanzo un eroe di guerra, mutilato di una gamba e ricoverato in ospedale, afferma che una donna di media corporatura può sollevare il corpo offeso di un uomo, perché “è una questione di leve”.
E il significato letterale della frase ci è chiaro.
Ma la leva è anche il servizio militare e “fare leva” è un espressione che implica l’indurre qualcuno agendo sui suoi sentimenti, ricordi, emozioni, traumi.
E qui a “fare leva” sono Donne, dottoresse, chirurghe, donne, sorelle, madri.
Se si spezzano, tutto cade nelll’abisso.
Infuria la Prima Guerra Mondiale.
Siamo in un ospedale di trincea inglese e poi in una clinica francese gestito da sole dottoresse che si occupano dei feriti che non potranno più tornare sul campo di battaglia. Donne che conoscono la guerra quanto i soldati.
Perché non è eroe solo la recluta che, quasi ancora bambino, muore in prima fila. Lo è anche sua madre che urla a Dio il suo dolore, ma non si può cedere, mai, perché gli altri figli piangono per la fame, per la febbre, per il freddo
Perché non è eroe solo chi comanda le truppe e ogni istante salva la vita a un uomo, mentre di un altro riceve le ultime parole, e di un’altro ancora, oltre confine strappa la vita. Lo è anche chi cura bambini senza mani, amputate per un incidente in fabbrica, o senza piedi, perché travolti da una carrozza in corsa fra il letame. Sono eroi anche loro, nel giocare a palla lo stesso, perché la vita non si ferma.
Non sono solo gli uomini a fare la guerra con le armi, ma le donne che li ricuciono , li confortano, li salvano o stringono loro la mano negli ultimi istanti.
La guerra non è gloria, non è onore, non è dedizione: la guerra è sempre una sconfitta, un fiume di sangue, lacrime, sudore e urina in cui non si distinguono le divise o le lingue parlate. Tutti sono nemici in guerra, in primis di sé e poi del mondo intero.
Le chirurghe, seppur capaci e instancabili, si devono però scontrare con la diffidenza, il pudore e la vergogna di uomini, feriti in primis nella virilità, e dei loro parenti, tutti convinti che un uomo ha competenze e soprattutto spirito e mani più salde di una donna.
Si sbagliano.
E queste eroine combattono una duplice guerra, quella ai bordi del campo o dopo esso e quella contro l’emancipazione e la dichiarazione di parità delle altre, di tutte coloro che portano sul petto medaglie all’onore e all’amore in una società a misura di maschi, in cui il patriarcato vomita le sue leggi.
Perché leggere Come il vento cucito alla terra?
È un romanzo bellissimo, frutto di encomiabile ricerca storica, che riesce a intrecciare i petits points del vero e del verosimile, della paura e del coraggio, dell’odio e dell’amore, della vita e della morte.
Come il vento cucito alla terra è una tela in cui intesercano colori e inciampi. Il ricamo non è, infatti, non un passatempo da signore o un lavoro da serve, ma un metodo terapeutico proposto ai soldati, inizialmente molto riluttanti, come terapia per meditare, creare, elaborare i traumi e creare bellezza.
Donne chirurghe e soldati ricamatori si tengono ancorati alla terra, nonostante la furia del vento dell’Apocalisse: punto dopo punto, passo dopo passo, respiro dopo respiro… vivono.
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Sinossi
Londra, settembre 1914
Questa è la storia dimenticata delle prime donne chirurgo, una manciata di pioniere a cui era preclusa la pratica in sala operatoria, che decisero di aprire in Francia un ospedale di guerra completamente gestito da loro.
Ma è anche la storia dei soldati feriti e rimasti invalidi, che varcarono la soglia di quel mondo femminile convinti di non avere speranza e invece vi trovarono un’occasione di riabilitazione e riscatto.
Ci sono vicende incredibili, rimaste nascoste nelle pieghe del tempo. Sono soprattutto storie di donne. Ilaria Tuti riporta alla luce la straordinaria ed epica impresa di due di loro.







