DEE. I misteri del divino femminile di Joseph Campbell

Recensione di Veronica Sicari

DEE

 

Dee. I misteri del divino femminile di Joseph Campbell è una raccolta di saggi edita da Tlon nel 2020.

Joseph Campbell, scomparso nel 1987, è stato uno tra i più noti mitologi e storici delle religioni. La raccolta di testi edita da Tlon riunisce la sua ricerca sulla Grande Dea, divinità femminile venerata in maniera pressoché esclusiva nell’età del Bronzo e poi via via assorbita e sostituita da mitologie patriarcali.

Di cosa tratta Dee. I misteri del divino femminile?

Arricchendo l’importante lavoro svolto da Marija Gimbutas, e grazie alla profonda ricerca dei testi delle varie mitologie europee, asiatiche e americane, Campbell ricostruisce l’evoluzione del culto della Dea Madre.

Un’evoluzione che racconta altresì la storia delle donne nella società, e di come il loro ruolo da centrale divenne via via sempre più marginale.
In base ai manufatti e ai testi sopravvissuti fino a noi, il primo periodo nel quale emerge la gloria del culto della Dea è quello dello sviluppo delle civiltà nelle valli del Tigri, dell’Eufrate e del Nilo.

La Dea, corrispondente alla forza della natura generatrice, è la divinità delle popolazioni stanziali che della semina e della raccolta hanno fatto la fonte primaria del loro fondamento. Essa è depositaria delle forze generatrici e mortifere. Attraverso di Lei, è possibile morire e rinascere, diventare adulti, in un vero e proprio percorso iniziatico e misterioso, che apre le porte alla conoscenza di sé stessi.

Il culto della Dea espresso con statuette, affreschi e l’enorme mole di miti tramandati oralmente, si riverbera anche nel ruolo centrale e fondante riconosciuto allora alle donne, che per la loro capacità generatrice si ritenevano parti del potere della divinità. Depositarie del potere della Dea, creature quasi magiche ed essenziali per la vita della società.

Mentre nella cosiddetta “mezzaluna fertile” la Dea godeva della sua gloria, favorendo strutture sociali fondate sull’equilibrio tra i due sessi (sebbene erroneamente definite matriarcali), negli altipiani al Nord di quelle terre e a sud i popoli nomadi (semiti e indoeuropei), cacciatori, non stanziali e abituati a sopravvivere in una natura avversa e matrigna, veneravano un pantheon divino prettamente maschile.

Non c’era tempo di ricercare la rinascita interiore quando si era costretti ad ingaggiare una lotta per la sopravvivenza. Quando gli animali erano sì cibo, ma anche forze distruttive e mortifere.
Quando questi popoli, che avevano addomesticato le capre, i cammelli, il cavallo, e che avevano inventato il carro da guerra, invasero i territori pacifici della Dea, ebbero gioco facile nel fagocitare quelle popolazioni. I loro dei maschi irruppero violentemente nelle tradizioni al femminile, mutandole profondamente.

Quali furono le sorti della Dea? I popoli semiti, maschiocentrici, la marginalizzarono, la descrissero come abominio, demone, non più benevola fautrice di vita.
Gli indoeuropei, invece, ne scissero i suoi attributi divini, depotenziando la sua potenza generatrice e globale, dando vita a dee con nomi e caratteristiche particolari. La degradarono a mera compagna delle divinità maschili.

Basti pensare al pantheon greco, alle divinità indiane, o a ciò che accadde a Babilonia. Qui, nel tempo dei re-guerrieri semiti (tra cui Hammurabi), nacque e si diffuse il mito del dio del Sole Marduk, che sconfisse la dea del mare primordiale Tiamat, tagliata dal dio in due: una parte della Dea divenne tetto celeste, l’altra fu posta sulle profondità abissali.
Benché la Dea sia stata sconfitta, è all’interno di questa, tra le sue distinte parti, che gli uomini, gli animali e gli dei continuano a muoversi, e a vivere.

Pur tuttavia, sebbene dimenticata e relegata tra le altre divinità, la Dea mantenne la sua influenza. Nel periodo corrispondente al VIII secolo a. C., tanto in India quanto in Grecia, il culto della Dea si riaffacciò. Basti pensare ai riti collegati ai misteri di Demetra e Persefone, al santuario dell’oracolo di Delfi, o alla comparsa dell’indiana dea Kalì.

In qualche modo, il culto per il femminile, ricollegato alla capacità rigeneratrice, al passaggio tra la vita e la morte, e poi ancora alla rinascita, continuò presso le varie popolazioni ove la Dea aveva raggiunto la sua gloria.

Ciò non accadde mai nella religione ebraica e dunque nel Vecchio Testamento, nel quale le donne – e le divinità femminili – non vengono menzionate se non attraverso termini dispregiativi e carichi di connotati negativi.
Né in seno alla successiva tradizione cristiana, che relegò le donne in una posizione di subordinazione dinnanzi alla Trinità tutta al maschile: rinnegate le dee romane, dimenticate quelle greche, la Vergine Maria, unica donna meritevole di attenzione e venerazione cristiana, madre di Cristo salvatore, non è mai adorata direttamente.

I fedeli le si rivolgono per intercedere dinnanzi al dio Padre. La dea-donna mantiene il suo ruolo di tramite, di passaggio, non più della coscienza individuale, ma di suppliche.

Tra i saggi di Campbell contenuti nell’opera in esame, estremamente affascinante appare quello dedicato alle opere omeriche.

In quelle pagine, l’autore espone la sua interpretazione dei due poemi omerici, oggi condivisa anche da altri studiosi.
L’Iliade è il testo degli eroi, nel quale ciò che viene glorificato è il virile coraggio, le imprese epiche di uomini guerrieri e combattenti. Grossomodo il testo, di derivazione orale (com’è noto) fu messo per iscritto nel periodo nel quale la Dea aveva già capitolato dinnanzi ad un pantheon maschiocentrico.

L’elemento femminile – e il richiamo alla grande Dea – è rinvenibile, secondo Campbell, nel momento del “pretesto” della guerra, della sua causa scatenante: nella scelta, quindi, compiuta da Paride, tra le tre divinità femminili: Afrodite, Era e Atena. È a causa di una donna bellissima, Elena, che inizia il conflitto, che altro non è che la trasposizione mitologica di quelle guerre di conquista di cui ho già accennato.

Le tre dee incarnano gli attributi tipici della Dea madre, che tuttavia non vengono considerati nel loro insieme, ma scissi. Afrodite la passione amorosa e senza freni; Era la forza muliebre; Atena la saggezza. Elena è l’incarnazione umana della passione erotica, che fa perdere il senno agli
uomini.

Al contrario, secondo Campbell, l’Odissea, messa per iscritto in un periodo storico diverso e successivo rispetto all’Iliade, indicherebbe un ritorno dell’eroe alla Dea madre, attraverso un percorso di purificazione.

Odisseo, eroe nella guerra contro Ilio, per poter ricongiungersi alla moglie, deve rinnovarsi al cospetto della Dea, purificarsi. Anche qui, la Dea è scissa in tre figure: Circe (Afrodite) ossia la tentatrice, Calipso (Era) la moglie, e Nausicaa (Atena) la vergine.
Solo dopo aver vissuto le prove imposte nel corso del suo viaggio, Odisseo è degno di ricongiungersi alla propria moglie, e al principio femminile.
È un’interpretazione di grande suggestione, che permette di guardare ai poemi omerici in un modo alternativo rispetto a quello tradizionale.

Odisseo non sarebbe più corrispondente al coraggio eroico di una mente (maschile) assetata di avventure e conoscenza: secondo questa lettura, è un uomo penitente, che per poter tornare a casa deve affrontare delle prove, ricongiungersi al suo vero io in una sorta di viaggio onirico.
Attraversare la morte per ritornare alla vita, degnamente.

Perchè leggere Dee. I misteri del divino femminile?

Leggere i saggi di Campbell contenuti in questa raccolta non soltanto permette al lettore di apprendere aspetti inediti della storia delle religioni e dei miti, ma consente altresì di compiere un viaggio di scoperta attraverso la storia dell’evoluzione dell’umanità.
Ci concede di conoscere le radici del patriarcato, di scoprire da dove derivi, che implicazioni abbia avuto la subordinazione di un genere ad un altro.
Ma soprattutto, spinge a ritrovare un perduto fil rouge nella storia dell’umanità, che dimostra che a qualsiasi latitudine e condizione climatica gli esseri umani hanno sempre cercato risposte alle medesime domande.

Ritornare a guardare alla natura cercando di scorgervi quell’anelito divino, così evidente ai nostri progenitori, e ancora pulsante.

 

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Sinossi

In questa raccolta di saggi Joseph Campbell si mette alla ricerca della Grande Dea; Età del Bronzo fino al Rinascimento, analizzando le divinità e le religioni preindoeuropee e rifacendosi agli studi di Marija Gimbutas.

Il grande mitologo americano riflette sulle origini della cultura europea e patriarcale di oggi, diretta discendente di quei popoli venuti dal Nord e dall’Est durante l’Età del Ferro, che a più ondate invasero l’Europa cambiandone per sempre i confini mitologici e religiosi.

Titolo: Dee: I misteri del divino femminile

Autore: Joseph Campbell

Editore: Tlon, 2020