La levatrice di Nagyrév di Sabrina Zuccato
Voce alle Donne
recensione di Antonella Spanò
La levatrice di Nagyrév è un romanzo storico di Sabrina Zuccato, edito dalla casa editrice Marsilio nel 2025.
Di cosa tratta La levatrice di Nagyrév?
La vicenda si dipana su due piani temporali e ha inizio nel1929, quando la tranquillità della piccola comunità, che abita lo sperduto villaggio ungherese, viene sconvolta dal ritrovamento del corpo senza vita di un’anziana donna.
Il cadavere nudo è adagiato sulle sponde del fiume Tibisco e appartiene a Julianna Antal, madre della donna che tutti definiscono Anna la lurida, l’emarginata, colei che incute timore e il cui nome nessuno ha il coraggio di pronunciare, perché il solo farlo a bassa voce “avrebbe potuto accentuare la maledizione che da tempo gravava sul villaggio”.
Zsigmond Danielovitz, capitano della gendarmeria della contea, giunge sul posto per indagare. Reduce della Grande Guerra, il capitano si immerge nell’atmosfera cupa del piccolo villaggio, dove la povertà, la paura e le superstizioni sono profondamente radicate ed è difficile penetrare il muro di omertà che lega in modo particolare le donne.
“Quel villaggio sperduto tra il nulla e l’addio era sotto la giurisdizione della sua gendarmeria, tuttavia il capitano non vi aveva mai messo piede, perché contava solo poche anime che mai avevano chiesto il suo intervento […] Se tre miseri alcolizzati con la pelle scottata dal sole erano saliti su un carro per venire a parlare con lui, doveva per forza trattarsi di una faccenda seria”.
In poco tempo l’uomo individua la causa della morte di Julianna Antal e il colpevole della stessa, ma alcuni messaggi anonimi suggeriscono che ci sia molto altro nascosto nelle coscienze degli abitanti di Nagyrév. È giunto il momento di portarlo alla luce, di qualunque cosa si tratti!
“Io credo in Dio, ma anche nella presenza del male. E vi avverto: il demonio esiste ed è di casa a Nagyrév”.
Attraverso lunghi flashback, l’autrice scava nella vita di ogni donna di Nagyrév, rivelando al lettore le loro più intime sofferenze, i segreti, la solitudine, i rancori, le dicerie, le violenze subite. Su di loro incombe la figura (benigna o maligna?) di Zsuzsanna Fazekas, la levatrice di Nagyrév.
Ammaliatrice, fredda, ambigua e onnipresente, la donna conosce ogni segreto del piccolo villaggio e, grazie alla figura sempre avvolta da abiti neri e allo sguardo gelido, riesce a incutere terrore e a imporre il silenzio.
Perché leggere La levatrice di Nagyrév?
La levatrice di Nagyrév è un romanzo basato su fatti veri e documentati, con una trama interessante e appassionante, in cui l’atmosfera cupa e, a tratti, angosciante risulta suggestiva ed essenziale. L’inizio contiene tutti gli elementi del giallo, ma si tratta solo di un punto di partenza per riflettere su argomenti di primaria importanza, quali shell shock, guerra, emarginazione ed etica.
I due piani temporali sono ben combinati tra loro, la scrittura risulta impeccabile ed efficace in ogni momento della narrazione e i personaggi vengono rappresentati a tutto tondo.
Una prova narrativa, quella di Sabrina Zuccato, che risulta ben più che convincente.
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Sinossi
Gli avvenimenti che ebbero luogo a Nagyrév, mostrando gli orrori di cui è capace la vita domestica e le forme di resistenza alle sopraffazioni di genere, possono essere una finestra utile, e dolorosa, per capire il presente.
Zsigmond Danielovitz, incaricato di indagare sul cadavere di un’anziana contadina, è un uomo indebolito dalla guerra, ma vigile.
E così ci mette poco a scorgere, dietro gli occhi degli abitanti di Nagyrév, qualcosa di sinistro. Nagyrév è un piccolo villaggio sperduto nella pianura ungherese, l’anno è il 1929 e il benessere, in quella ristretta comunità rurale, non arriva. Zsigmond Danielovitz si rende presto conto che la morte della donna sulle sponde del fiume Tibisco non è che l’anello di una lunga catena di scomparse e incidenti che da tempo coinvolgono il piccolo villaggio.
La levatrice di Nagyrév racconta un fatto di cronaca realmente avvenuto tra le due guerre mondiali, un episodio che sconvolse l’Europa non solo per l’efferatezza dei crimini, ma anche per un inedito capovolgimento dei ruoli: le donne uccidono gli uomini, si vendicano. Superstizione, violenze, miseria e soprusi sono i protagonisti delle vite che si incrociano in questo affresco rurale, dove a fare le spese di appetiti e frustrazioni sono sempre le donne.
Le regole patriarcali della comunità magiara e le meschinità dell’animo umano creano situazioni insostenibili e sofferenze ingiustificabili per mogli e figlie, anziane e ragazze.
Personaggio chiave, intorno al quale girano le storie di Nagyrév, è la misteriosa Zsuzsanna, levatrice dal passato fumoso, spesso etichettata come «strega» dai suoi concittadini, temuta e, ogni tanto, rispettata, una figura carismatica, rarissimo esempio di donna emancipata, cui molte «sorelle» chiedono aiuto per risolvere i guai che hanno dentro casa: gravate da inganni, stupri e sottomissioni, le vittime hanno deciso di alzare la testa.







