Il mio nome è Maria Maddalena di Roberta Trucco

Voce all’uomo

Recensione a cura di Pier Bruno Cosso

Maria Maddalena
Il mio nome è Maria Maddalena è un romanzo di formazione, di formazione forse, scritto da Roberta Trucco e pubblicato da Marlin editore nel 2019.

Di cosa tratta Il mio nome è Maria Maddalena?

Il tema centrale sarebbe la maternità surrogata, o, come con un po’ di sussiego sprezzante si dice, l’utero in affitto. Sarebbe… ma secondo me è solo l’incidente che sblocca le chiuse e fa scorrere il fiume della storia intera.

Ma allora di cosa tratta? Di formazione, o di formazione forse, dicevo, perché la protagonista Maria Maddalena affronta un lungo e accidentato percorso che la porta in tutto un altro dove. Nello spazio, nel mondo, nella foresta amazzonica, nel vagabondare nella sua anima. Nello scoprirsi, e nel ritrovarsi nel suo essere donna.

Roberta Trucco ci catapulta in mezzo a dilemmi laceranti. Ma, attenzione, non ce li racconta soltanto, ci butta dentro all’improvviso, con grandissimo mestiere. E noi a difenderci a mani nude, davanti alle scelte più ambigue che la vita ti possa riservare. E ti ritrovi magicamente nella foresta amazzonica a fare i conti con te stesso.

Ma io, mi chiedo soprattutto nella pancia, al suo posto come la potrei mai risolvere?

Nel Il suo suo nome è Maria Maddalena devi tirare di scherma con i tuoi sentimenti, come in un duello. È una lotta  interiore. Dentro di me chi vince? La vita, l’amore, i protocolli o i rimedi pasticciati?

L’autrice ti schiera davanti tutti i demoni. Ma non sono cattivi, sono svolte, anche decise. E le svolte comportano spesso rinuncia, sacrificio, e sempre rischio.

Ecco, Roberta Trucco tira abilmente le fila dei protagonisti lasciandoti libero di servire le tue scelte. Sono uguali a quella di Maria Maddalena? Allora puoi vincere. Sono diverse da quelle di Maria Maddalena? Allora puoi vincere lo stesso. Perché la vittoria è affrontare i tuoi dubbi, culturali, forse religiosi, sicuramente emotivi.

Il mio nome è Maria Maddalena ti porta, così, magicamente, dentro le sue rapide. Dentro di te.

Ma nell’interpretare la storia penso sia importante anche il genere. Perché ogni genere, quelle sensazioni, le vive, le respira, le soffre in maniera diversa. Come uomo riesco ad approcciarmi con tutta l’empatia possibile, ma senza sentenziare una soluzione univoca. Non ci riesco. È spiazzante accorgersi di non avere gli strumenti. Come sentire la mancanza di una parte anatomica.

Dentro di te, uomo, gridi una soluzione, ma non ne puoi mai essere sicuro. Però una donna lo sa. È il suo corpo. Una donna lo sa. E l’uomo, se è bravo, si può commuovere e abbracciarla.

Rispetto, parliamo della vita. E una donna lo sa già. È la sua pelle, e ti senti onorato di osservarla e, se puoi, seguirla.

Forse per una donna il percorso di lettura diventa più totalizzante. Ti devi sbattere nelle scelte, e lasciar arrivare le ferite.

 

In ogni caso Il mio nome è Maria Maddalena ti lascia dei nodi da sciogliere.

Allora perché leggere Il mio nome è Maria Maddalena?

Perché i nodi da sciogliere, donna o uomo, etero o omosessuale, non sei obbligato a scioglierli. Sei obbligato a sapere che ci sono e confrontarti. È tutto qui il segreto.

L’intreccio, come dicevo, è soprattutto una pista di prova. Infatti la protagonista sente un richiamo quasi ancestrale per la foresta amazzonica.  Ma la foresta amazzonica è un luogo della madre terra, ma è anche un luogo dell’anima. E Maria Maddalena ci arriva nel modo più difficile: portando nel suo grembo due gemelli frutto di una inseminazione di maternità surrogata.

In realtà la maternità gemellare è un incidente che i protocolli di surroga disciplinano in maniera spietata. Ma la protagonista cerca di dire basta:

Protocolli, bandi per dottorati, contratti. Ecco cosa siamo diventati…  persone che eseguono quello che c’è scritto su un pezzo di carta. Alla fine siamo solo dei numeri, dei punteggi e niente più.

La soluzione? Non la sveliamo, ma vi garantisco che l’intelligenza, la sensibilità e la forza travolgente di una giovane donna ne sono all’altezza.

E la conclusione del viaggio arriva quasi da sé. Forse un po’ dispiace lasciare il libro perché si era stretta una profonda amicizia coi protagonisti.

La scrittura viaggia sempre alta sulla scia delle forti emozioni, delle scelte e delle visioni della vita dei personaggi. Così quando finisce vorresti continuare. Allora ci appelliamo a Roberta Trucco: facci fare un altro sogno con Il mio nome è Maria Maddalena. Aspettiamo il seguito, grazie.

 

Link d’acquisto:

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Sinossi

Maria Maddalena ha 22 anni e vive a Los Angeles insieme ai genitori, una coppia italiana emigrata in California; è una figlia adottiva e non sa nulla dei genitori biologici.

A diciassette anni ha affrontato una gravidanza indesiderata da cui è nato Michael, dato in adozione. Studia antropologia alla UCLA e ha un sogno: andare in Amazzonia grazie a un progetto dell’università. Esclusa dalle selezioni, decide di candidarsi come madre surrogata per guadagnare i soldi che le permetterebbero di andarci autonomamente.

Quando, in seguito alla fecondazione in vitro, rimane incinta di due gemelli, i genitori committenti le chiedono di abortirne uno, come previsto dal contratto. Nel frattempo l’università la richiama: può partecipare al progetto.

E’ allora che Maria Maddalena decide di partire per sottrarsi all’aborto. Uno dei genitori committenti resta spiazzato dalla determinazione della ragazza, cade in una crisi profonda e decide di seguirla in Amazzonia. A loro si uniranno un’infermiera e un giovane antropologo, e insieme raggiungeranno una missione di monache nel nord del Brasile.

Immersi nei ritmi ancestrali degli Indio troveranno le risposte che cercano. Il romanzo si sviluppa attraverso una felice alternanza di punti di vista e denota sorprendenti capacità narrative dell’autrice, che dimostra di saper dominare la materia trattata, anche in base alle sue dirette esperienze di vita e di lotta politica.

Titolo: Il mio nome è Maria Maddalena
Autore: Roberta Trucco
Editore: Marlin 2019