Le donne incinte danno fastidio

Voci di bambine cattive senza stereotipi

a cura di Elena Genero Santoro

donne incinte

Le donne incinte danno fastidio, del resto, che l’Italia odi le famiglie è evidente.

Le nascite non vengono incentivate per niente e non si fa nulla per agevolare chi manifesta questo assurdo desiderio di procreare. Come se uno facesse i figli per capriccio. (E se anche fosse?) Come se i bambini di oggi non fossero le risorse di domani.
Come madre me ne accorgo e mi viene l’orticaria all’idea.
Ma anche la gravidanza non viene tutelata a dovere. O meglio, non viene rispettata. Non solo per quanto riguarda il posto di lavoro, ma in generale.

Le donne incinte devono mettersi in testa di dovere essere produttive come le donne non incinte. Mica che la società ci può perdere, no?

Il messaggio che viene fatto passare è: “La gravidanza è uno stato fisiologico”, dunque tutto come prima. Beh. La gravidanza è sì uno stato fisiologico, ma alterato, che chiunque dovrebbe gestirsi a seconda di come si sente.
Lavorando, se vuole e sta bene, o mettendosi a letto, se non ce la fa. Invece niente. Nessuno sconto.
Durante la mia prima gestazione ho provato un tale senso di colpa per non riuscire a fare tutto bene anche al lavoro che alla fine ho avuto conseguenze che potevano essere gravi. Scema io. Al secondo giro me la sono presa comoda ed è andato tutto meglio.
Per fortuna ho potuto permettermelo e di ciò ringrazio. Eppure, dicevo, non ci sono sconti. Sui pullman le donne incinte vengono fatte alzare, ormai. Sia dai delinquenti, che dagli anziani. Alle casse dei supermercati, la gravidanza non dà più diritto alla priorità. E che cavolo, provate voi a stare in piedi con sto pancione. Non è che andare a comprare carciofi sia uno svago.  Ma al momento di pagare, in fila come tutti gli altri.

Nelle ASL siamo arrivati alla follia.

Nel centro diagnostico più grande per fare gli esami del sangue si sta in coda per ore. “La facciamo passare per prima solo se sta male”. Certo, perché se sto male, per festeggiare, mi faccio togliere ancora un litro di sangue.
Nel mio comune, dove c’è una succursale di ASL piccina picciò, aperta solo tre giorni a settimana, con un unico sportello, la priorità c’è! Col trucco, però. Le donne incinte e diabetici passano per primi col numero prioritario, solo se si per primi presentano esattamente tra le 7,30 e le 7,45 del mattino.
Dopo le 7,45 il biglietto prioritario viene tolto.
Lo sportello apre alle 7,30, ma dalle 6,00 ci sono già file di anziani scalpitanti pronti ad arraffare il numero. E nonostante ciò, gli anziani non prioritari scalpitano. Allargano le braccia, con sguardo dolente rivolto alla donna incinta e dicono con rassegnazione: “Eh, dobbiamo dare la priorità” ….

L’apoteosi l’abbiamo toccata al momento della curva glicemica.

Per i non esperti la curva glicemica è un esame che a metà gravidanza è ormai una prassi, ed antipaticissimo. Alla gravida fanno tre prelievi: il primo a digiuno. Poi mandano il campione ad analizzare. Se, dopo un’ora, l’esito che torna non evidenzia già un problema (e non si sa che cosa augurarsi) le fanno bere un beverone di glucosio nauseante, quindi, dopo un’ora il secondo prelievo e dopo un’ulteriore ora il terzo. Il tutto senza poter mangiare né bere altro.  E si fa all’ospedale direttamente, al centro prelievi, perché nelle ASL non lo possono gestire.
Sono a metà della seconda gravidanza. Arrivo per tempo e prendo il numero.
Dopo di me, molti altri, che sono lì per i più svariati motivi. Ma il numero serve a poco. Passano prima le priorità. Subito ci sono i bambini. Per carità, vuoi mica fare aspettare i bambini? No, certo. Poi quelli che devono essere ricoverati. Ci mancherebbe.
E poi? Ste donne incinte le facciamo passare? No, prima i tamponi uretrali.
Uomini fatti e finiti, con la panza piena, che ci sono passati legalmente davanti. Ho anche litigato con uno che se n’è fregato del numero e di tutto, ma c’è stato poco da fare. Maledetto. Spero almeno che l’addetto, al momento buono, gli abbia fatto male. E le tre gestanti presenti per la curva glicemica? Ultime. Così abbiamo fatto il primo prelievo alle 9,30 e siamo uscite, senza energie, alla mezza. Quando pure le istituzioni se ne fregano, stiamo lottando contro i mulini. Ma la sensibilità non è un’opinione.
Durante la prima gravidanza, quando ancora al Carrefour la pancia dava diritto a qualcosa – io ero alla fine, quindi inequivocabilmente incinta – ci fu un’allegra famigliola che con molta grazia mi sorpassò alla cassa senza fare una piega. Arrabbiata come una biscia, mollai il carrello a mio marito e me ne andai in macchina in attesa del suo arrivo, tirando giù i santi dal paradiso.
Seduta sulla mia auto ferma, notai che di fronte a me stava una station wagon parcheggiata coi piedi, tutta storta, che teneva due posti, compreso quello per il disabile, ed essendo la prima della fila era stata lasciata in quel modo osceno proprio per incuria. Già che avevo l’anima per traverso, presi un foglio, una penna e scrissi una serie di rimostranze improponibili all’anonimo parcheggiatore, accusandolo di assoluta mancanza di rispetto, ecc… e glielo ficcai sotto il tergicristallo, tanto per ricercare un senso cosmico di giustizia.
La somma soddisfazione arrivò quando i proprietari della station wagon uscirono dal supermercato. In quel momento realizzai che erano proprio i cafoni che mi avevano superata alla cassa.

Speravo che negli anni le cose fossero migliorate, ma di recente mi sono imbattuta in un post che mi permetto di ripubblicare in quanto anonimo già in origine, nel gruppo Facebook di provenienza.

Sono in ferie in una meta turistica di mare.
Abbiamo preso, io e mio marito un appartamento in affitto per dieci giorni.
Ovviamente bisogna fare la spesa, per cui andiamo appena arrivati in loco, a cercare un super market per sta spesa.
Trovato il super, uno di quelli piccolini, che si trovano nei piccoli paesini di mare, entriamo. Prendiamo un carrello e via, cerchiamo i vari prodotti tra le piccole corsie.
Davanti a noi una donna sulla trentina, con nel carrello un bimbo di 2/3 anni e lei vistosamente incinta. A parte che camminava al centro della corsia, impedendoci di passarle oltre, ma con una lentezza esasperante avanzava tra gli scaffali, col figlio urlante e lei incurante del casino.
Ad una certa, le chiedo: “permesso, mi scusi” e faccio per superarla pensando si mettesse in parte. Ma niente, mi guarda e va avanti come prima.
Ok, sono in ferie, non voglio litigare, respiro e lentamente avanzo. Dopo qualche passo vedo una via di fuga laterale, quindi giriamo e ce la togliamo sai piedi. Proseguiamo la spesa e arriviamo alle casse. Avevo una ragazza davanti, con poca roba, quindi mi fermo lì e aspetto. Con passo flemmatico mi affianca la panza con coso urlante, mi guarda e mi fa in un mezzo italiano dialettale:” sono incinta, passo io”. “Cosa? Neanche per sogno, aspetti in fila.” “No, io ho precedenza è un mio diritto” “Ecco hai trovato la giornata sbagliata, stai lì e aspetti il tuo turno”
“Passo io e metto la roba sul nastro con questa che inveiva in un dialetto locale poco carino. A me frega poco delle tue zampe gonfie, o me lo chiedi con educazione o resti li. Del resto non ti ho obbligato io a farti farcire.”
Scusate lo sfogo ma la maleducazione della gente mi fa uscire di testa.

La cosa che mi ha lasciato sconcertata è stata che l’autrice del post ha ricevuto anche numerosi commenti di plauso. Anche da donne, già madri, che hanno vissuto la gestazione senza problemi. O che hanno avuto problemi, ma si vantano di averli superati senza avere disturbato nessuno.

Può essere che la donna incinta del post potesse essere a sua volta più simpatica, per lo meno chiedere il permesso con cortesia. Ma quando leggo “A me frega poco delle tue zampe gonfie, o me lo chiedi con educazione o resti li. Del resto non ti ho obbligato io a farti farcire.” a me sale l’angoscia.
Una donna a un’altra donna, senza alcuna empatia, senza capacità di immedesimazione. Volgare.

Si parte dal presupposto che se sei incinta è un problema tuo e non mio, che non mi devi rompere le scatole e, dulcis in fundo, te ne stai approfittando.
E sicuramente qualcuna se ne approfitterà anche, come in tutte le cose, ma non si può pensare che tutte le donne incinte siano subdole fruitrici di succulenti privilegi.
È un preconcetto ed è sbagliato e ingiusto.

Sulla delicatezza della gravidanza sono sempre stata sensibile, anche prima di mettere al mondo i miei bambini.

È un momento particolare, che alcune donne vivono in scioltezza, senza alcun disagio fisico, ma per altre può essere un periodo molto faticoso, sia fisicamente che mentalmente. Possono insorgere anche serie complicazioni di salute. La gravidanza è un terno al lotto. Un treno su cui si sale, ma non si scende finché non è finita, quale che sia il capolinea.

Quando a trentadue anni rimasi incinta per la prima volta sembravo la partoriente ideale: giovane, in salute, sulla carta non c’era nulla che potesse andare storto. Verso il quinto mese accusai una stanchezza non ordinaria. La ginecologa minimizzava, ripeteva che andava tutto benissimo, che stavo solo cercando motivi per lamentarmi e che ogni ansia era ingiustificata.
Mi sentii solo in colpa, inadeguata, le altre ce la facevano, io no, al lavoro continuai a fare un mare di straordinari, le mie colleghe quando erano incinte, dicevano, sentivano l’energia moltiplicata.
Un mese dopo ero ricoverata in unità coronarica con un grave problema al cuore.

Quindi, se vedete una donna incinta, nel dubbio, per favore siate gentili. Nel migliore dei casi ha dieci chili di pancia che le gravano sull’osso sacro e provateci voi. Magari ha altri disturbi, anche se non si lamenta.

Usate un approccio precauzionale, datele la precedenza. Se è una persona perbene e non ha necessità, sarà la prima a dirvi di non scomodarvi.
Si tratta di umanità, di empatia e di sorellanza. E, perché no, anche di opportunismo. Suo figlio, tra venti o trent’anni, magari sarà quello che pagherà la vostra pensione.