Il valore di mio padre di Roberta Tantillo

Lettere al Femminile

A cura di Maria Cristina Sferra

Care amiche e cari amici di Cultura al Femminile, per la rubrica quindicinale Lettere al Femminile pubblichiamo oggi una missiva di Roberta Tantillo, una lettera sincera, vera, disincantata dedicata al proprio padre e ai suoi fondamentali insegnamenti. Da leggere.

Lettere al Femminile

Ho riconosciuto definitivamente il valore di mio padre, dopo la sua morte.

Banale e terribile realtà.

Un pensiero che ancora oggi, nonostante siano trascorsi 16 eterni anni, mi schiaccia al suolo, mi polverizza.

Parte questa assolata domenica di giugno con l’inedia seduta in cucina, mentre osserva il panetto di burro ammorbidirsi e ungere il tovagliolo.

Basterebbe un gesto per riporlo in frigo, donargli il sollievo del fresco ma resto, anzi restiamo l’inedia ed io, ad osservare il lento scioglimento giallo mentre partono improvvisi i pensieri con destinazione un luogo a me tanto familiare: il senso del dovere.

Quale superbo insegnamento il tuo, papà!

Uomo instancabile parevi, una vita dedicata al sacrificio, sempre fuori casa, turni festivi, turni notturni e mai una piega, un sospiro, un cenno anche lieve di affaticamento. Eri sì, molto nervoso ma solo perché avevi attorno una famiglia che non cercava tempo per darti attenzioni.

Tu eri quello che entrava e usciva dalla porta di casa, fumava troppo e faceva arrabbiare la mamma.

Niente di più sbagliato.

Niente di più contrario al vero.

Ed io l’ho capito giusto giusto un attimo dopo che te ne sei andato.

Di te m’è rimasto appeso al collo il tuo esempio. Quegli insegnamenti silenziosi che ti entrano sottopelle senza che tu te ne accorga e poi ti ritrovi, anni dopo, a compiere i medesimi gesti senza sapere perché.

Chissà quanto eri stanco tu a 55 anni?

Io, te lo confesso, non sono brava come te.

Mi è toccata una vita di lavoro pesante e alienante peggio della tua, forse.

Sono sempre andata avanti in forza a quel senso del dovere che anche stamattina mi ha fatto rimettere in frigo il panetto di burro, pulire il tavolo, sciacquare la tazzina del caffè, tenere sempre tutto in ordine e pulito anche se è domenica mattina, se tutti dormono ancora, se non ho impegni lavorativi per oggi, anche se fa caldo, anche se sono ancora in camicia da notte, spettinata e scalza ma già so che appena terminerò di scrivere, il nostro caro senso del dovere mi suggerirà una lista nutrita di cose e cosucce da sistemare.

Forse sai, papà caro, avresti dovuto lasciarmi in dote anche un altro insegnamento: quello del senso del piacere.

Quanto sarebbe stata migliore la mia vita, se tu mi avessi instillato col tuo esempio, goccia dopo goccia, anche una certa dose di senso del piacere.

Avrei oggi, probabilmente, meno remore a mandare a quel paese cose e persone, a cambiare città e lavoro, a scegliere solo per me, solo secondo quanto a me piace, e forse saprei anche rispondere con più coraggio alla famosa anzi, famigerata domanda: “ma tu, cosa vuoi veramente?”

Lettere al Femminile

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