Per il mio bene – di Ema Stokholma

recensione di Elena Genero Santoro

 

mio bene
Per il mio bene è il libro autobiografico che Ema Stokholma, modella, dj e speaker radiofonica, ha di recente pubblicato con HarperCollins.
Nata in Francia da madre francese e padre italiano (il suo vero nome è Morwenn Moguerou), è vissuta con sua madre e col fratello maggiore fino a quindici anni, quando è scappata in Italia, dove ha risieduto per breve tempo col padre e poi per conto suo.
La prima parte racconta l’infanzia di Morwenn, diciamo il periodo delle elementari.
E proprio nell’infanzia sta il problema, perché in un quinquennio così delicato per la formazione del suo carattere, Morwenn è oggetto di pesanti abusi da parte della madre, che la picchiava quasi di continuo.
Il libro è scritto in modo scorrevole, che si fa leggere in fretta nonostante l’argomento non sia dei più leggeri e nonostante si conosca già il finale perché la biografia della protagonista si trova comodamente su Wikipedia.
La prima metà infatti descrive tutta la violenza di cui Morwenn  è stata vittimaè un elenco degli episodi salienti: pugni in testa, botte fino a vomitare, calci nella schiena.
Il pot pourri è completo, sarebbe già faticoso pensarlo applicato a un adulto, ma qui è peggio ancora: la vittima è una bambina.
Ma la cosa più destabilizzante per Morwenn, e anche per il lettore che si immerge nella sua storia, non è solo la violenza praticata con costanza: sono le sue ragioni.
Premetto che non ci sono mai ragioni valide per infliggere tali percosse a un minore, ma nella testa del genitore violento potrebbero esserci dei criteri logici: un brutto voto, un comportamento non consono in qualche occasione.
Invece no, la madre di Morwenn, che esternamente tutti percepivano come una persona normale, alternava momenti di tranquillità ad altri di totale follia senza una causa scatenante apparente.
Nei giorni di malumore si scagliava contro i figli e trovava ogni alibi possibile per pestarli a sangue.
Una delle accuse ricorrenti per Morwenn era che avesse una “bocca da pompinara”.
Già quando aveva sette anni sua madre la malediceva perché la riteneva una poco di buono, la accusava di mettere in atto pratiche sessuali la cui esistenza Morwenn poteva solo ignorare, a quell’età, e di provare attrazione per il proprio padre.
Insomma: Morwenn viveva nell’ansia completa, perché non sapeva mai cosa aspettarsi da quella donna assurda.
La frase d’esordio del libro, non a caso, è: “Non si è mai sicuri in nessun posto”.
Ma perché la madre di Morwenn si comportava così?
Viene spiegato già dalle prime pagine che la madre di Morwenn aveva subito a sua volta degli abusi dal proprio padre.

Ed è questo il nodo cruciale. Dicono che un soggetto abusato, a un certo punto, può trasformarsi in abusante.

Quindi, anziché tenersi lontano dai comportamenti che lo hanno fatto tanto soffrire, li assorbe, li replica, li infligge a qualcun altro. Non sarebbe LOGICO che agisse in modo opposto?  Un abusato può scegliere cosa diventare?
La mente umana segue i suoi percorsi e a volte gli abusati sviluppano patologie psichiatriche.
La madre di Morwenn è una di quelle persone che hanno reagito agli abusi riaccendendo la violenza ricevuta dal padre e riversandola contro i figli, come se fosse quasi una vendetta. I suoi trami si sono trasformati in paranoia e in manie di persecuzione, in pensieri distorti.
Anche Morwenn, iniziate le scuole medie, diventa una ragazza difficile.
Bocciata più volte, tiene comportamenti ribelli. Cerca di sfuggire alla madre con ogni mezzo. Combatte con l’astuzia le sue reazioni psicotiche. Però le assomiglia.
Col suo ragazzo, la relazione col quale comprende una componente sessuale dall’età di tredici anni, ha atteggiamenti violenti, altalenanti. Aggressivi. Cattivi.
Morwenn provoca e sembra, appunto, avviata a replicare la madre, ad agire secondo gli schemi che le sono così famigliari. Invece qualcosa cambia.
Morwenn a quindici anni fugge. PER IL SUO BENE.
Mette duemila chilometri di distanza tra se stessa e quella situazione tossica. Diventa Ema Stokholma. Ha successo nella professione. Cerca di sciogliere i nodi interiori con l’aiuto di vari terapeuti.
Riconosce di avere un tratto di personalità che tende alla paranoia, come sua madre, che viveva ogni cosa come un attacco personale. E accusa la società di non essersi mai accorta di quel che succedeva in casa sua.
Come lettrice mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa di più proprio sulla seconda vita di Morwenn/Ema.
Se diventare diversa da lei è stata una scelta o un’evoluzione naturale della sua personalità una volta attuata la lontananza dal veleno materno. Invece dopo l’elenco delle botte e la descrizione della fuga, il libro prosegue con una carrellata di eventi (20 anni riassunti volutamente in poche pagine) che portano l’autrice al momento presente. 
Ma di chi è veramente la colpa in caso di perpetrato abuso famigliare?
Avere a che fare con una persona affetta da un disturbo di personalità o una psicosi è complicato, perché tante volte, a livello superficiale, questi soggetti sembrano normali e ci si aspetta da loro reazioni normali. Invece possono essere cattivi e fare molto male.
Possono essere davvero sadici. Comunque sono lucidi. Ma quanto sono autocoscienti? Quanto un disturbo mentale può incidere sulla morale di un individuo?
I disturbi di personalità e le psicosi affondano spesso le radici in un vissuto traumatico o comunque destabilizzante.
Ma cosa determina, in qualcuno, la capacità di una presa di coscienza, come accaduto a Morwenn, e l’inizio di un lavoro su se stessi e di un cambiamento, mentre in altri soggetti questo non si verifica mai?
Quanto conta la volontà di essere una persona migliore? Quanto conta l’intelligenza? Quanto si può parlare di malattia? 
Raramente i paranoici e i borderline si considerano malati. Attribuiscono sempre agli altri le colpe dei loro disastri. Le loro capacità cognitive sono nella norma.
Quanto uno psicotico o un individuo dalla personalità disturbata può essere ritenuto responsabile della violenza che esercita sugli altri?
Non ho una risposta, ma comunque, con tutte le attenuanti, il perdono da parte delle vittime a volte è davvero difficile, se non impossibile, ed Ema Stokholma, infatti, non è riuscita a perdonare la madre, neanche dopo che è morta.
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Sinossi

“Non sei mai al sicuro in nessun posto”, questo ha imparato Morwenn, una bambina di cinque anni.
Perché Morwenn ha paura di un mostro, un mostro che non si nasconde sotto il letto o negli armadi, ma vive con lei, controlla la sua vita.
Un mostro che lei chiama “mamma”.
La persona che dovrebbe esserle più vicina, che dovrebbe offrirle amore e protezione e invece sa darle solo violenza e odio. La picchia, la insulta, le fa male sia nel corpo che nell’anima.
A lei e a Gwendal, suo fratello, di pochi anni più grande.
Morwenn prova a fuggire, ma la società non lascia che una bambina così piccola si allontani dalla madre, e tutti sembrano voltarsi dall’altra parte davanti alle scenate, ai “conti che si faranno a casa”, ai lividi.
Così, aspettando e pregando per una liberazione, Morwenn imparerà a mettere su una corazza, a rispondere male ai professori, a trovare una nuova famiglia e un primo amore in un gruppo di amici, a usare la musica per isolarsi e proteggersi.
Finché, compiuti quindici anni, riuscirà finalmente a scappare di casa e a intraprendere il percorso, fatto di tentativi ed errori, che la porterà a diventare Ema Stokholma, amatissima dj e conduttrice radiofonica.
Per la prima volta Ema Stokholma racconta il suo passato, il tempo in cui il suo nome era ancora Morwenn Moguerou.
E lo fa scrivendo un libro che attraverso la sua esperienza individuale riesce a raggiungere sentimenti universali, a insegnare che dal dolore si può uscire, che si può sbagliare e cambiare, che il lieto fine è possibile.

Perché Per il mio bene è una storia vera ma anche un romanzo indimenticabile, che riesce a raccontare il dolore e il male con una lingua immediata e diretta, con uno stile allo stesso tempo durissimo e dolce che colpisce il lettore al cuore e tocca le corde più profonde e vere dell’animo umano.

 

Titolo: Per il mio bene
Autore: Ema Stokholma
Editore: HarperCollins, 2020