Il mito della bellezza di Naomi Wolf

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Recensione di Veronica Sicari

 

 

 

Il mito della bellezza è un saggio di Naomi Wolf, edito da Tlon nel 2022.

 

 

Di cosa parla Il mito della bellezza?

 

Il mito della bellezza di Naomi Wolf fu edito per la prima volta in Italia nel 1991.

Riscoperto di recente grazie all’emersione di quella che viene definita quarta ondata del movimento femminista, il saggio era tuttavia divenuto praticamente introvabile nella sua versione in italiano.

Per tale ragione, l’editore Tlon ha deciso di  ripubblicarlo con una nuova traduzione di Marisa Castino Bado e un’interessantissima prefazione a firma di Jennifer Guerra e Maura Gangitano.

Jennifer Guerra è tra le giornaliste e femministe che negli ultimi anni hanno più volte rievocato il saggio, confermandolo quale testo fondamentale per comprendere la questione femminile, che ne curano altresì l’edizione.

Sebbene pubblicato negli anni ’90, il saggio di Naomi Wolf, pur con i limiti dovuti all’inesorabile passare del tempo, continua a mantenere inalterata la sua rilevanza.

Svela le logiche patriarcali che condizionano la vita delle donne, sebbene in maniera meno evidente rispetto al passato.

Il saggio di Wolf si inserisce in perfetta linea di continuità con un’altra opera, edita nel 1963: ci si riferisce a La mistica della femminilità di Betty Friedan.

L’autrice, in quell’opera, delineò in maniera chirurgica la condizione delle donne di quegli anni, soggette allo stereotipo sessista della perfetta donna di casa ed in realtà profondamente spezzate.

Anche il saggio di Friedan rappresenta uno dei capisaldi della letteratura femminista, sebbene i suoi contenuti, in un presente nel quale le donne sono entrate in massa nella forza lavoro, possano apparire anacronistici.

L’ingresso delle donne nel mondo del lavoro dovuto alla seconda ondata femminista ha sgretolato l’immagine della casalinga perfetta. Ma il venir meno di quell’immagine non ha comportato una vera e propria liberazione delle donne.

Il mito della donna di casa venne quasi immediatamente sostituito da un altro fantasmagorico modello: la donna in carriera, sessualmente libera – purché all’interno delle fantasie tipicamente maschili – e al contempo casta, dedita al proprio lavoro ma regina indiscussa del carico familiare.

Apparentemente padrona della propria vita, purché soggetta ai parametri graditi allo sguardo maschile.

E agli interessi dell’industria economica.

La bellezza, l’eterna giovinezza, il mercato di creme, cosmetici ed elisir miracolosi, hanno finito per costruire un nuovo modello di oppressione della libertà delle donne.

Limitandone le aspettative e le potenzialità, minandone la salute e la stabilità emotiva.

 

 

Perché leggere Il mito della bellezza

 

La profondità di analisi, corredata da dati precisi e specifici a sostegno delle proprie affermazioni, fanno de Il mito della bellezza di Naomi Wolf un vero e proprio testo di analisi sociologica ed economica della nostra società.

Chiunque abbia vissuto negli anni ’90, trascorrendo in quella decade la delicata età adolescenziale, potrà trovare nelle parole di Wolf il modo per nominare quel disagio costante col proprio corpo e quel desiderio anche non verbalizzato di incarnare l’idea che della ragazza o della donna perfetta veniva riproposta di continuo dai media, ed inevitabilmente, nella vita quotidiana.

Leggere Il mito della bellezza fornisce l’occasione per comprendere che gli ideali di bellezza e perfezione in voga in una società in un dato momento storico non sono mai neutri, così come non lo sono i valori che la incarnano.

È un’analisi per certi versi inquietante, ma che aiuta a comprendere meccanismi ancora vigenti nel nostro presente.

Imparare a nominare ciò che ci circonda lo rende reale. Ed in quanto tale superabile.

Per dirlo con le parole della stessa Maura Gancitano:

 

“In fondo, l’utopia di un mondo al di là del mito della bellezza è un’urgenza radicale che continua ancora oggi ad alimentare la nostra immaginazione politica, le nostre lotte, anche interiori, le nostre esistenze. […]

Rimarrà alla fine un po’ di amarezza al pensiero che nel 1991 Naomi Wolf sperava che potessimo liberarci dal mito della bellezza, andare oltre, riprenderci il potere sulle nostre esistenze. La promessa non è stata mantenuta, e questo libro è dunque tristemente attuale”.

 

 

 

Il mito della bellezza – Naomi Wolf

 

 

Sinossi

 

«Le donne si sentono libere?» si chiede Naomi Wolf nell’introduzione a questo classico del pensiero femminista.
Analizzando ed elaborando il concetto di bellezza, Wolf compie un percorso provocatorio e appassionato attraverso le varie fasi della vita di una donna: dal lavoro al sesso, dalla cultura all’alimentazione, dal rapporto con gli uomini a quello con le altre donne.

Il mito della bellezza torna in una nuova edizione con una curatela di Maura Gancitano e Jennifer Guerra, intellettuali e filosofe femministe.

Cos’è il mito della bellezza? È quel fenomeno atto a mantenere una gerarchia di potere, a separare ruoli, a contenere desideri.

Questo libro è saggio senza tempo, che dà voce a ossessioni e oppressioni, per aiutarci a prendere coscienza e scardinare il mito della bellezza una volta per tutte.

 

 

Titolo: Il mito della bellezza
Autore: Naomi Wolf
Editore: Tlon, 2022