Mambo di Alejandra Moffat
Recensione di Antonella Spanò

Mambo è un romanzo dell’autrice cilena Alejandra Moffat, edito in Italia dalla casa editrice La Nuova Frontiera nel 2025.
Di cosa tratta Mambo?
Voce narrante di questa storia, ambientata durante la dittatura di Pinochet, è Ana, figlia di due oppositori del regime.
Per evitare di essere risucchiati da quelli che la piccola definisce “buchi neri” capaci di trasportare le persone in un’altra dimensione, la famiglia è costretta ad affrontare continui e repentini spostamenti, occultata dal buio della notte e con la complicità di poche persone fidate.
“C’erano le luci spente e si muovevano in fretta. La stufa Franklin era accesa e ho visto che oltre alla legna bruciavano taccuini e libri. Quando ho parlato mi hanno zittita tutti e Julia è corsa ad abbracciarmi. Mi ha detto all’orecchio che l’aquila era vicina”.
Ana è inconsapevole della situazione politica del Paese, non capisce perché i genitori siano così misteriosi ed evasivi nel rispondere a semplici quesiti, né comprende il perché tutti i membri della propria famiglia abbiano una doppia identità.
In più, ha la memoria di un criceto e questo può creare problemi, nonostante sia stata messa in guardia dal pericolo rappresentato dall’Aquila e dai carabineros.
Eppure, la piccola voce narrante nel bosco in cui si erge il suo primo rifugio, è felice. Tutto diventa un gioco, le storie ascoltate insegnano a comportarsi con giudizio e le informazioni salienti arrivano attraverso i disegni del padre: l’aquila, la mappa dei luoghi vicini, l’aspetto delle milizie, il puma, simbolo del nemico che va caccia e afferra con un balzo.
Il bosco è un piccolo microcosmo accogliente, che nasconde e protegge, insieme ai nani dispettosi che spostano i libri e i foglietti.
Non tutto ha, però, una spiegazione logica.
“A volte mamma entrava dalla pettinatrice con una borsa e usciva con un’altra. O entrava con una giacca blu e usciva con una grigia. Quando le dicevo che si era confusa, mi rispondeva di stare tranquilla, perché era un gioco tra lei e Aidé, ma quando una mattina le ho chiesto bene le regole del gioco, lei ha cambiato discorso e mi ha chiesto se avevo fame”
Perché leggere Mambo?
Il punto di forza del romanzo di Alejandra Moffat è proprio il racconto crudo velato dall’innocenza e dall’inconsapevolezza dell’infanzia.
Caratteristica, questa, che è rafforzata dal registro linguistico, curato sì, ma semplice, essenziale e colloquiale.
Attraverso il racconto di Ana, i suoi dubbi, i suoi piccoli e grandi dolori, le paure espresse e inespresse, i suoi stupori, l’autrice ripercorre un periodo storico-politico terribile, fino a giungere all’esplosione di felicità per i risultati del plebiscito che rovesciò Pinochet.
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Sinossi
In una casa isolata nella foresta cilena, due sorelle vivono in clandestinità con i genitori, mentre il mondo attorno a loro si scontra con la dittatura. Non vanno a scuola, non possono ricevere visite, non devono farsi notare.
Sanno che il silenzio è una regola, che ogni traccia va nascosta, che le mappe servono a fuggire.
Ma tutto questo Ana – la più piccola – e Julia, la più grande, non lo capiscono appieno.
O forse sì, ma non con le parole degli adulti.
Per loro, il mondo prende forma attraverso il gioco, il disegno, la musica, le luci delle lucciole o le ombre lanciate da un’aquila spaventosa e occhialuta.
Mambo è il romanzo di un’infanzia in fuga, in cui l’immaginazione diventa l’unico modo per sopravvivere alla paura: un piccolo gioiello che affronta i traumi del passato da una prospettiva obliqua, lirica, luminosa.






