L’età fragile di Donatella Di Pietrantonio
Voce alle Donne
Recensione di Emma Fenu

L’età fragile è un romanzo di Donatella Di Pietrantonio edito da Einaudi nel 2023.
Di cosa tratta L’età fragile?
Ispirato a una vicenda di cronaca nera degli anni Novanta, famosa come il delitto del Morrone, in Abruzzo, il romanzo racconta la morte, dopo essersi perse in un’escursione, di due ragazze e il ferimento di una terza, sopravvissuta.
Tuttavia il testo, fin dal titolo, manifesta un preciso intento narrativo.
Non è la storia di un mostro e non si concentra nemmeno sull’efferatezza della violenza esercitata sulle vittime, ma sull’età fragile.
Qual è l’età fragile?
Si potrebbe rispondere che è la giovinezza, riferendosi all’ingenuità che a portato le ragazze a fidarsi di uno sconosciuto per ritrovare il sentiero verso il campeggio.
Ma non solo.
I vent’anni rappresentano l’ingresso nel mondo degli adulti con il coraggio, ma anche con i timori e le delusioni che lo scontro con il reale presenta. Se da ragazzi si ha il mondo il mano, questo stesso mondo può deflagare e ferirti, lasciandoti cicatrici perenni.
Ma non è forse fragile la vecchiaia, quando le forze vengono meno, il futuro ha i giorni contati, molti cari affetti sono morti e il ricordo del passato sovrasta quello del quotidiano?
Anche la vecchiaia è un’età fragile.
Eppure, la voce narrante è una donna di circa 50 anni, madre di una ventenne, che non ha il coraggio di divorziare e accettare la fine di una relazione, che vede cambiare il proprio ruolo di figlia in accudente e che deve fare i conti con un dramma del passato, proprio quando la vita è nel mezzo, i bilanci pesano e bisogna rinascere come donna, a conclusione di un ciclo, del ciclo.
Ed ecco l’età più fragile.
Quella in cui i figli non sono più bambini: appartengono al mondo e non si può proteggerli.
Quella in cui i genitori non sono più rocce e bisogna prendersi nuovi carichi.
Quella in cui il passato lo si deve risolvere e dipanare o la matassa si ingrandisce fino a bloccare il passo e il respiro.
Quella in cui si cominciano a vedere le rughe ed è sempre più complesso reinventarsi.
Quella in cui si crede all’amore, ma senza la leggerezza della gioventù.
Perché leggere L’età fragile?
Il romanzo è ben costruito, mantiene la tensione narrativa del giallo senza oscurare l’analisi introspettiva dei personaggi, in particolar modo delle protagoniste femminili, tutte diverse per scelte di vita, scherzi del destino, età e condizione, eppure tutte capaci di infrangersi per rinascere, per pretendere voce dopo aver a lungo tempo, troppo tempo, taciuto la verità perfino a se stesse.
Donne che corrono con i lupi e con le altre, donne che cantano, donne che sopravvivono.
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Sinossi
Non esiste un’età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta.
Ma c’è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo, in cui siamo esposti e nudi, e il mondo non ci deve ferire.
Per questo Lucia, che una notte di trent’anni fa si è salvata per un caso, adesso scruta con spavento il silenzio di sua figlia.
Quella notte al Dente del Lupo c’erano tutti. I pastori dell’Appennino, i proprietari del campeggio, i cacciatori, i carabinieri. Tutti, tranne tre ragazze che non c’erano piú. Amanda prende per un soffio uno degli ultimi treni e torna a casa, in quel paese vicino a Pescara da cui era scappata di corsa.
A sua madre basta uno sguardo per capire che qualcosa in lei si è spento: i primi tempi a Milano aveva le luci della città negli occhi, ora sembra che desideri soltanto scomparire, si chiude in camera e non parla quasi. Lucia vorrebbe tenerla al riparo da tutto, anche a costo di soffocarla, ma c’è un segreto che non può nasconderle.
Sotto il Dente del Lupo, su un terreno che appartiene alla loro famiglia e adesso fa gola agli speculatori edilizi, si vedono ancora i resti di un campeggio dove tanti anni prima è successo un fatto terribile.
A volte il tempo decide di tornare indietro: sotto a quella montagna che Lucia ha sempre cercato di dimenticare, tra i pascoli e i boschi della sua età fragile, tutti i fili si tendono.
Stretta fra il vecchio padre cosí radicato nella terra e questa figlia piú cocciuta di lui, Lucia capisce che c’è una forza che la attraversa.
Forse la nostra unica eredità sono le ferite.
Con la sua scrittura scabra, vibratile e profonda, capace di farci sentire il peso di un’occhiata e il suono di una domanda senza risposta, Donatella Di Pietrantonio tocca in questo romanzo una tensione tutta nuova.






