La musica a programma: quando la musica racconta

Voce alla musica
a cura di Gianna Ferro

La musica a programma designa composizioni che partono da un soggetto prestabilito per descriverlo con i suoni, non si serve di immagini ma vive di soli suoni per dare sensazioni indefinite.

L’aspirazione a evocare fatti e vicende con composizioni orchestrali fu così viva, dall’inizio del secolo XIX, che essa riuscì a condizionare una delle forme strumentali più esclusive e rigorose: la Sinfonia a programma, che rappresentò un tentativo per innestare contenuti romantici in una forma classica.

Il momento caratterizzante della musica a programma è costituito dal poema sinfonico: si rivelò una forma estremamente duttile, perchè consentiva facili analogie e generiche identificazioni con immagini letterarie, quadri di genere, rievocazioni storiche storiche, richiami mitologici.

Propongo qui l’ascolto di alcune composizioni che descrivono benissimo la musica a programma.

Danse Macabre, poema sinfonico op. 40 – Camille Saint-Saens (Parigi 1835 /Algeri 1921)

“Dodici cupi rintocchi risuonano dal campanile della chiesa. Svanito l’ultimo di essi, si odono strani rumori dall’attiguo cimitero, e la luce della luna investe una fantomatica figura: la Morte, che suona il violino, seduta su una pietra tombale.”

Suona mezzanotte, le tombe si aprono e ne escono candidi scheletri, che iniziano sinistramente a danzare al suono di un valzer, finchè il canto di un gallo fa scomparire la visione.

 

Un tema ben noto che Saint-Saens ha saputo trattare con notevole talento.

Si nota l’uso accorto di strumentare nell’imitare la danza degli scheletri (impiego dello xilofono e dei pizzicati), si ammira il ritmo vivace e le atmosfere sinistre, che danno vita alla breve partitura, la cui durata è di 7minuti.

Pare che alla prima esecuzione, nel 1875, la Danza macabra fosse stata accolta da fischi.

Se è vero, la nemesi storica è stata fulminea, perché da sempre questa scena di sabba notturno ha incontrato i più divertiti favori: a cominciare da Liszt, che ne ha subito realizzato una trascrizione pianistica.

Questa musica Saint-Saens l’aveva composta dapprima per canto e pianoforte, su un buffo, onomatopeico testo di Jean Lahor, pseudonimo di Henri Cazalis, e poi, nel 1874 volta in veste di poema sinfonico.

Le Carnaval des Animaux , per due pianoforti e piccola orchestra – Camille Saint-Saens

Camille Saint-Saëns è stato un genio della musica e il carnevale degli animali ci rimanda alle parole di Adorno:

“L’arte è magia liberata dalla menzogna d’essere verità.”

Il Carnevale degli animali divenne la musica più caratteristica di Saint-Saens per i suoi toni umoristici e canzonatori.

Questa pagina, tra le più popolari del compositore francese, fu pensata come un divertimento ad uso familiare e per gli amici: tanto è vero che l’autore proibì che essa venisse data alle stampe prima della sua morte, eccezion fatta per il famoso “Cigno”, che invece entrò nel suo catalogo ufficiale quand’egli era ancora in vita.

Composto per un organico assai snello, riducibile complessivamente a soli dieci esecutori, questo brano è una divertente galleria di caratteri non solo animaleschi, ma anche umani.

Gli strumenti sono trattati con virtuosità, l’atteggiamento ironico traspare da molti passaggi, il concatenarsi delle idee musicali è fluente e gradevole senza che ci si possa attendere una composizione di grande impegno formale e costruttivo.
Il pezzo di musica a programma è formato da quattordici corti brani, che spesso si susseguono senza soluzione di continuità e che recano i seguenti titoli:
  • Introduzione e marcia reale dei leoni ( pianoforti e orchestra): descrive l’avanzata di un leone, immaginato come di consueto come re della foresta.
  • Gli accordi ripetuti dei pianoforti sottolineano la cadenza del passo dell’animale. La solennità del brano è resa da sonorità chiare e incisive, in tempo Andante maestoso;
  • Galline e galli: pianoforti, violini e viola riproducono il chiocciare delle galline per trentacinque battute. Il “coccodè” è reso da note corte e incalzanti, con l’acciaccatura sulle note acute;
  • Emioni (sorta di cavalli tartari: una satira contro i virtuosi della tastiera): l’immagine che il brano propone è la corsa veloce e frenetica di questi asini selvatici; il tempo Presto furioso caratterizza questa parentesi virtuosistica dei due pianoforti.
  • Dopo veloci arpeggi e scale, il brano si conclude con sbrigativi accordi finali;
  • Tartarughe: l’ironia del brano consiste nella scelta del tema. Il famoso Can-can dell’Orfeo all’inferno di Jacques Offenbach, originariamente un travolgente balletto, viene qui proposto in versione lenta, evidentemente adattato per l’andatura lenta delle tartarughe;
  • Elefanti (protagonisti i contrabbassi, come elementi parodistici verso musiche di Berlioz e Mendelssohn): il goffo animale viene descritto dal timbro grave del contrabbasso, che espone un valzer su accompagnamento del secondo pianoforte. Anche qui la citazione di un tema famoso, la Danza delle silfidi di Hector Berlioz, dà ironia al brano: le silfidi erano creature mitologiche leggiadre e graziose, che contrastano con la pesantezza dell’animale;
  • Canguri (pianoforte solo): i salti improvvisi dei canguri sono riprodotti da brevi successioni di note dei pianoforti. Nonostante il carattere comico della descrizione musicale, il brano conferisce un tono di mistero e di ambientazione fantastica, introducendo al suggestivo brano che segue;
  • Acquario : i pianoforti, il flauto, la glassarmonica e gli archi eseguono una dolce nenia, in tempo Andantino. I fraseggi e gli arpeggi, esplorano sonorità inconsuete, descrivendo l’ambiente impalpabile e al contempo soave dell’Acquario. Le scale ascendenti degli archi e del pianoforte descrivono efficacemente le bollicine dell’acquario. I pianoforti suonano nel registro acuto;
  • Persone con le orecchie lunghe (i critici musicali): il brano riproduce inequivocabilmente il raglio degli asini, con note acute dei violini succedute da note basse (hi-ho). Il titolo del brano però allude anche ai critici musicali del tempo e alla loro aria saccente, presi di mira da Saint- Saëns con questa descrizione caricaturale;
  • Il cuculo della foresta: il cuculo si inserisce con il suo cu-cu (suonato dal clarinetto) in una trama di accordi minimali dei pianoforti. L’atmosfera riproduce i colori e le sensazioni della foresta, con la presenza quasi nascosta dell’uccello ;
  • Uccelli (uno sfarfallìo di note affidate al flauto): il rapido volo incessante di uccelli non meglio identificati viene riprodotto da una leggera frase del flauto, ripresa più volte, sull’accompagnamento degli archi. Il brano suggerisce sensazioni di libertà e spensieratezza;
  • Pianisti (presa in giro dei pianisti principianti): la musica di questo brano non è altro che una serie di semplici e ripetitivi esercizi di studio per l’apprendimento del pianoforte. Inserendo la “razza” dei pianisti tra gli animali, Saint-Saëns dipinge una divertente parodia di questi musicisti, costretti ad ore di ripetitivo ed estenuante studio sulla tastiera. Lo strumento stesso viene messo in ridicolo, mentre propone elementari studi piuttosto che scale, arpeggi o virtuosismi;
  • Fossili: i fossili vengono riprodotti dallo xilofono, che fa pensare al rumore delle ossa. I temi di questo brioso brano sono tratti dalla Danza Macabra dello stesso Saint-Saëns e dal Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. Con questo brano Saint-Saens prende in giro i critici musicali, spesso vecchi e antiquati;
  • Il cigno :sicuramente il più celebre motivo di Saint-Saëns, conosciuto soprattutto per il balletto La morte del cigno, di cui fa parte. Sugli arpeggi dei due pianoforti, il violoncello espone il dolcissimo tema ;
  • Finale (ricapitolazione di vari temi): il finale è un allegro rondò che alterna il nuovo divertente tema con la citazione di temi già proposti dagli altri brani, quasi a ricapitolare tutta l’opera.

I tiri burloni di Till Eulenspiegel: poema sinfonico op. 28 (1895) – Richard Strauss (Monaco di Baviera1864 / Garmisch-Partenkirchen 1949)

La rievocazione affettuosa del popolare personaggio fiammingo non impedisce che il discorso musicale si sviluppi coerentemente per linee proprie.

Strauss si abbandona alla felicità del suo istinto, passando con grande abilità da toni lirici e drammatici ad altri brillanti e grotteschi con un senso netto, preciso dei rapporti strumentali, controllati ormai con abilità insuperabile.

Del personaggio Till, mezzo storico e mezzo leggendario, nulla è certo. Deve essere stato un popolano beffatore, malandrino, facinoroso, vissuto nella Germania del nord nel XIV secolo.
Perfino il nome è incerto. Forse Eulenspiegel, che sembra essere formato da Buie, la civetta, e da Spiegel, lo specchio, potrebbe essere la trasformazione fonica tedesca del francese espiègle, il malandrino.

Come a molti di questi eroi della ribellione antiautoritaria in ogni tradizione nazionale, sopravvissero a Till racconti e favole di innumerevoli prodezze e furbizie, per trasmissione prima orale, poi letteraria.

Questa celebre figura dell’eterno briccone piacque a Strauss trentenne, che dapprima progettò di farlo protagonista di un’opera, di cui restano abbozzi del libretto, di mano di Strauss stesso, e poi lo trasfigurò e lo rese davvero eterno in pura musica.

Così parlò Zarathustra: poema sinfonico op. 30 (1896) – Richard Strauss

“C’è sempre un grano di pazzia nell’amore, così come c’è sempre un grano dilogica nella pazzia.” Friedrich Nietzsche

Il programma del poema di Strauss si ispira alla prefazione di Così parlò Zarathustra di Nietzsche e al superomismo, alla rievocazione delle arie tappe dello sviluppo civile dell’umanità.

Sebbene articolata in una serie di episodi distinti, la composizione conosce una sostanziale unità tematica e le caratteristiche dei singoli momenti si cementano l’un l’altra con ammirevole coerenza e continuità.

Una notte sul Monte Calvo, per Orchestra del 1876 – Modest Mussorgskij (Karevo 1839 / San Pietroburgo 1881)

Mussorgskij stesso indica il “programma” di questo poema sinfonico, che si ispira al sabba delle streghe:

“Suoni sotterranei di voci soprannaturali – Apparizioni degli spiriti dell’oscurità seguito da quelli di Satana – Glorificazione di Satana e celebrazione della messa nera

– Il sabba delle streghe – Al culmine dell’orgia la campana della chiesa di un villaggio suona e disperde gli spiriti dell’oscurità – L’alba.”

Non si cerchi però nella musica un’illustrazione naturalistica di questo programma: tutta la partitura è pervasa da uno spirito satanico, che la fa fremere e sussultare, finchè solo verso la fine il tumulto si placa, e al rintocco della campana il flusso della musica si distende in un’atmosfera pacata e serena.

Non c’è sicuramente bisogno del “programma” per ammirare in tutta la sua
potenza questa pagina, che rimane una delle più geniali e personali che siano state concepite nel secolo scorso.
Il pezzo viene oggi per lo più eseguito nella redazione curata da Rimskij-Korsakov dopo la morte dell’autore ed è costituito di un solo tempo imperniato suun unico tema fondamentale.

Quadri di una esposizione, trascrizione per orchestra di Maurice Ravel/ Modest Mussorgskij (Karevo 1839 / San Pietroburgo 1881)

Nel 1874 la morte stroncava in giovane età l’architetto russo Viktor Hartmannn, intimo amico del musicista: per onorarne la memoria, egli compose allora, nello stesso anno, i Quadri di una esposizione per pianoforte, ispirati a una serie di quadri e disegni del giovane artisti esposti a Pietroburgo, poco dopo la sua morte.

Nel 1922 Ravel mise al servizio della geniale composizione mussorgskiana il suo straordinario magistero strumentale, e ne nacque questa trascrizione, che è entrata da allora trionfalmente nei repertori concertistici di tutto il mondo.

I Quadri di una esposizione sono opera originalissima, pervasa di caratteri intimamente russi, ispirata a modi di chiara provenienza popolare trasfigurati in superiore unità artistica: essa rimane come testimonianza somma del genio di Mussorgskij.

Nella sua strumentazione Ravel ne ha saputo cogliere perfettamente lo spirito.

La partitura, cherispecchia fedelmente nella successione l’originale per pianoforte, comprende complessivamente14 pezzi, di cui quattro sono costituito da una “Promenade (Passeggiata)”, che ritorna convariazioni più o meno notevoli per quattro volte, quasi a rispecchiare il mutato stato d’animo del visitatore della mostra davanti ai diversi quadri e disegni esposti.

Promenade: Ravel presenta il motivo degli spostamenti utilzzando in crescendo prima una tromba e gli ottoni, poi aggiunge i legni e gli archi, e quindi tutti i fiati.
Gnomo: il protagonista del primo quadro è un essere repellente che si muove e si contorce sulle gambe rattrappite; il tono grottesco della rappresentazione sconfina nel demoniaco; si susseguono frasi con figure guizzanti e fulminee.
Promenade: la seconda “Promenade” abbreviata ed ingentilita, è affidata al corno alternato con i legni.
Il vecchio Castello: un trovatore intona il suo canto desolato ai piedi di un castello medioevale, in un paesaggio soffuso di tristezza.

La ripetitività incantatoria delle figure ritmiche e melodiche, l’uniformità espressiva danno a tale programma una dimensione onirica, sfumata e distante.

Promenade: la “Promenade” viene riproposta con un tono burbero e robusto. All’entrata della tromba sostenuta dai legni bassi segue tutta l’orchestra.
Tuileres: il terzo quadro è uno schizzo parigino, dove ci sono bimbi che giocano nel prato: fugace, unitario nella lievità dei tratti volubili, ora staccati ora legati, sfrutta l’agilità dei legni e degli archi.
Bydlo: “Bydlo” evoca un carro polacco trainato da buoi, dalle ruote altissime: la musica ne rispecchia la grevità e la pesantezza dei movimenti.

Promenade: anticipa lo stacco dal quadro successivo.
Balletto dei pulcini nei loro gusci: il quadro rappresenta i pulcini che stanno uscendo dal guscio.

L’orchestrazione è un autentico gioco di prestigio per il velocissimo zampettare e pigolare di accordi.
Samuel Goldenberg e Schmuyle: la tragica ironia del sesto “quadro” si regge sull’opposta caratterizzazione musicale e sul dialogo di due ebrei polacchi, Samuel Goldenberg e Schmuyle, l’uno ricco e l’altro povero.

Il primo è ritratto con un vigoroso tema ebraico affidato a legni ed archi, che assume le fattezze di un recitativo severo e per nulla cordiale. Il povero esprime una tremolante e lamentosa melopea con il suono triste e velato di una tromba accompagnata dalle note basse dei legni. Nella terza parte si mescolano le due figure con il raddoppio delle trombe (ebreo povero) sugli accordi degli archi gravi (ebreo ricco).

La chiusa riprende il tema del ricco ebreo affidato nuovamente a legni ed archi.

Limoges , il mercato: il settimo pannello evoca una scena di mercato con una mirabolante scrittura orchestrale, iridescente di timbri e colori: le comari ciarlano e si azzuffano al mercato.
Catacombe- Sepulchrum Romanum: ispirato da un acquerello in cui Hartmann ritraeva se stesso a lume di fiaccola, nelle catacombe di Parigi. Nella seconda parte del pezzo l’autografo di Mussorgskij reca l’indicazione:

“Lo spirito creatore del defunto Hartmann mi conduce verso i crani e li invoca; i crani si illuminano dolcemente dall’interno”.

La capanna con zampe di gallina: un progetto di Hartmann per un orologio in stile russo del XIV secolo rappresentante la capanna della fiabesca strega Baba-Jagà, essere grottesco mezzo pennuto e mezzoorologio.

Si tratta di un brano tumultuoso, di scatenata pulsione barbarica, incentrato sulla figura folle e stravolta della strega.
La grande porta di Kiev: l’ultimo “quadro” si richiama al progetto di Hartmann per una struttura in stile russo antico, dotata di una piccola chiesa, che avrebbe dovuto sostituire le vecchie porte di legno di Kiev.

Ecco l’apoteosi di una Russia epica, religiosa ed eroica. Il pezzo si presta ad un grandioso trattamento orchestrale: la musica ne riproduce i lineamenti maestosi, gli ampi spazi, le volte grandiose.

“Voglio non solo conoscere il popolo, ma del tutto affratellarmi ad esso.”

scriveva il cadetto eproprietario terriero Modest Mussorgskij.

C’è ancora tanta altra musica a programma da conoscere scritta in questo stile.

I suoni non hanno fine, sono infiniti.

Cerco, per quello che posso, di farvene farvene conoscere alcuni.
Buona lettura, ma soprattutto buon ascolto!

https://it.wikipedia.org/wiki/Musica_a_programma#:~:text=La%20musica%20a%20programma%20%C3%A8,storia%20con%20mezzi%20puramente%20musicali.