La rinascita di Borgo antico: intervista a Elvira Rossi
Voce alle Donne
intervista a cura di Emma Fenu

La rinascita di Borgo antico è libro illustrato per giovani lettori di Elvira Rossi, edito da Gli Scrittori della porta accanto nel 2025.
Una storia che in linea con il progetto di riqualificazione dell’antico borgo di Aterrana, in provincia di Avellino, che ha l’intetio di insegnare ai bambini dell’importanza della memoria storica e motivarli nel prendersi cura dei luoghi che abitiamo.
Elvira, parte attiva della redazione di Cultura al Femminile, scritrice, poetesssa, organizzatrice di eventi culturali e recensora, è nata e vive a Salerno.
In qualità di docente, ha partecipato a corsi di formazione sul rapporto tra creatività e multimedialità. Ha tenuto corsi di scrittura creativa e di lingua italiana per gli stranieri. Ha svolto attività sindacale nella Cgil.
Appassionata lettrice di opere classiche e moderne, ha una particolare predilezione per la letteratura palestinese. ll suo ultimo romanzo è Carmela in libertà (2024) al quale è stato attribuito il premio Zephiro Media Company, nell’ambito della XXVIII edizione di “..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo” e nel 2024 ed è stato selezionato per il Premio Campiello.
Benvenuta a casa, cara Elvira.
Da cosa nasce la voglia di scrivere la fiaba La Rinascita di Borgo Antico?
Grazie Emma.
La Rinascita di Borgo Antico è la mia prima fiaba pubblicata non in forma antologica, tuttavia con tale genere narrativo ho una certa familiarità non solo come lettrice.
In tempi “preistorici”, peraltro, sono stata l’ideatrice di favole multimediali, raccolte in un CD, che vedevano il concorso dei diversi linguaggi: la parola scritta e recitata, la musica, il disegno e le immagini. Il tutto costruito con un programma che oggi non esiste più. Fu un lavoro di avanguardia che ebbe successo anche al di fuori dell’ambito scolastico.
Nella Rinascita di Borgo Antico, il piacere di sperimentare ancora una volta questo genere di scrittura ha incontrato l’interesse per i borghi antichi, che ho sempre amato visitare.
I borghi vanno tutelati, per impedirne l’estinzione. La loro scomparsa fisica altererebbe il paesaggio, lo impoverirebbe di testimonianze artistiche e storiche e comporterebbe la perdita di memoria delle tradizioni locali.
Le zone interne della Campania, come tutte le regioni d’Italia, sono ricche di borghi, alcuni dimenticati, altri, più fortunati, restaurati. Nello specifico, La Rinascita di Borgo Antico, è stata ispirata da Aterrana, un piccolo borgo nel territorio di Montoro, in provincia di Avellino.
Ho conosciuto Aterrana attraverso la lotta tenace di una bravissima scrittrice, Licia Giaquinto, che da tempo si batte per il recupero del suo luogo natio. Ogni anno, ad Aterrana, promuove spettacoli teatrali, di cui è sceneggiatrice e regista. La sua passione è ammirevole e la sua battaglia, a mio avviso, assume un significato che va oltre il recupero di Aterrana e diventa un richiamo per la
salvaguardia dei tanti borghi che rischiano di morire.
Come il passato influenza il presente? Perché è importante conoscere e proteggere la propria storia, le proprie radici e la propria identità?
Più che di influenza parlerei di senso di appartenenza.
Noi apparteniamo alla storia.
Il passato non muore, vive dentro e fuori di noi, disegna la nostra identità e il nostro spazio fisico e culturale.
Uomini e popoli sono il risultato di un processo dinamico di trasformazione in un intreccio complesso tra il vissuto individuale e la memoria collettiva.
I diversi piani temporali interagiscono e si influenzano a vicenda. Il presente deriva da una costruzione millenaria e nella interpretazione del passato proiettiamo il nostro vissuto.
La coesione tra presente e passato concorre alla formazione di una identità personale, che segue un processo psicologico complesso per la molteplicità dei fattori interessati.
Non conoscere le proprie radici ci impoverisce dal punto di vista culturale e rende più incerta la percezione che abbiamo di noi stessi.
Se gli effetti della memoria collettiva, che ha plasmato la mente umana, sono difficili da riconoscere, la storia che racconta il passato è accessibile alla nostra conoscenza. La storia non è né asettica e né univoca e la sua interpretazione è mutevole.
Presi da una concezione di vita basata su una idea indefinita di progresso e di sviluppo economico e scientifico, rischiamo di considerare il passato come una cosa morta, che non ha nulla da dirci.
Esiste una sorta di dimenticanza o sottovalutazione dei contributi espressi in ogni campo dalle generazioni precedenti. La nostra civiltà con le sue connotazioni e i suoi valori viene da lontano.
L’organizzazione sociale e politica del nostro Paese suppone lotte di tante generazioni con una sequenza di errori e di conquiste.
Nella pluralità delle voci, non tutte esemplari, dobbiamo saper riconoscere l’impegno di uomini e donne che si sono battuti per una società più libera e giusta.
Il passato non ci offre modelli da imitare e risposte certe, ma suscita interrogativi e riflessioni, che possono contribuire alla formazione di una coscienza civica. La nostalgia del passato è un sentimento comprensibile e rispettabile, ma non ha una forza costruttiva; al contrario può tornare utile trarre degli insegnamenti dal passato, per essere persone migliori.
Scoprire cosa ci lega alle generazioni precedenti rappresenta una opportunità per stabilire un contatto più stretto con la nostra umanità. Una umanità tutta da reinventare.
Quale messaggio vuoi veicolare oltre e fra le righe del testo?
Di recente, sul web, mi sono imbattuta in una frase di Juan Antonio Zunzunegui, scrittore portoghese, e vorrei riportarla:
“La maggior parte delle fiabe e delle favole non sono state scritte per addormentare i bambini, ma per svegliare gli adulti”.
Sono stata attratta da questo pensiero e mi sono riconosciuta, soprattutto, nella parte finale. Lafiaba è destinata ai piccoli lettori, però spero che più che addormentarli susciti la loro curiosità e soprattutto risvegli gli adulti che li accompagneranno nella lettura.
I bambini sono pronti ad assorbire e a custodire nella memoria le storie lette nell’infanzia e difficilmente le dimenticano.
Mi auguro che la mia fiaba lasci nella mente infantile una impronta duratura e che i piccoli lettori catturino l’importanza di difendere i paesi che ci raccontano la storia passata.
Credo che in Italia non esista un paese così sperduto e così povero da essere privo di un’opera d’arte. Gli stessi borghi sono un’opera d’arte e con la grazia delle loro architetture ci proiettano in atmosfere fiabesche. Visitare un borgo è un viaggio nel passato che ci regala emozioni intense e scene di incomparabile bellezza.
È il caso di Aterrana, il borgo dal quale ho tratto ispirazione.
I borghi ci vengono incontro con il fascino di costruzioni, tutte diverse, una dall’altra.
Nell’organizzazione degli spazi si coglie un’armonia che ci trasmette una sensazione di serenità e di benessere, difficile da riprovare nelle città moderne.
Tuttavia una contrapposizione tra modernità e antichità non giova, il cambiamento va accolto e bisogna fare i conti con le azioni trasformative del tempo storico, nel quale non di rado si sono inseriti il profitto e l’ignoranza, che vanno combattuti con determinazione.
I borghi sono una testimonianza del passato che deve trovare una continuità nel presente. I borghi, come li immagino io, non dovrebbero offrirsi come musei a cielo aperto, a disposizione esclusiva dei turisti. Bisognerebbe restituire una vita ai borghi e garantire una ragione di vita a chi desidera abitarci.
Ammetto che non sia affatto facile progettare piani di sviluppo, in particolare per i borghi delle zone interne, le più penalizzate da una rete di servizi, non sufficientemente decentrati.
Dimostrare cura per il patrimonio storico, per impedirne il disfacimento, non è una semplice operazione culturale, è una questione di civiltà.
Cosa pensi della scelta di ricorrere all’intelligenza artificiale per le immagini che completano la tua opera?
L’ espansione dell’intelligenza artificiale ci induce a interrogarci sulle sue potenzialità e sui rischi che comporta. È un problema complesso che per talune applicazioni coinvolge anche l’etica.
Non mi sentirei di mettere sotto processo l’intelligenza artificiale, giacché senza averne coscienza vi facciamo ricorso in varie circostanze, godendone i benefici, come accade nel campo medico e nel settore delle comunicazioni.
Il male non risiede mai nella innovazione tecnologica, i rischi se mai derivano dagli abusi o da un uso improprio.
Non esiste artificio che non sia stato prodotto dall’intelligenza umana. Non dimentichiamo che ogni automatismo è inventato, scelto e applicato dall’uomo E l’uomo ha il dovere di governare il sistema creato e su di lui ricade ogni responsabilità.
Il ricorso all’intelligenza artificiale nel campo figurativo diventa sempre più frequente, ma credo che non andrà a sostituire il disegno e la pittura. Tutte le attività di tipo artistico possono convivere in tranquillità, senza escludersi.
Le illustrazioni del mio libro La Rinascita di Borgo Antico sono attraenti e persino poetiche. Ci immergono in un’atmosfera fiabesca in perfetta sintonia con la storia narrata. Un connubio perfetto tra la rappresentazione di un antico borgo e i personaggi fantastici che lo popolano.
I protagonisti della fiaba diventano figure vive che parlano. Siamo di fronte a un realismo magico che suscita emozioni, stimola il pensiero e la fantasia in eguale misura. Il merito va riconosciuto a chi ha realizzato le illustrazioni, impegnando competenze tecniche e creatività. Chi ha operato ha prestato la propria anima ai programmi di grafica.
Parlerei di un lavoro tra l’artistico e“l’artigianale”, eseguito con tecniche innovative.
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Sinossi
Una storia inventata che si ispira al recente progetto di riqualificazione dell’antico borgo di Aterrana, in provincia di Avellino, per parlare ai bambini dell’importanza di prendersi cura dei posti in cui viviamo. Non si tratta solo di restaurare edifici, ma di far rivivere i luoghi della memoria, di riportare voci e vita tra i vecchi vicoli, di permettere ai borghi di continuare a raccontare le loro storie alle nuove generazioni.
Borgo Antico è un luogo magico tra le montagne, custode di segreti e leggende. Come quella di Mirca, la strega buona dai capelli rossi che vive nel vecchio pozzo ed è sempre pronta ad aiutare chi ha bisogno, o della creatura vestita di bianco, che va in giro per il paese e diffonde un dolce profumo di gelsomino, o di Barbalunga, il capo dei folletti. Sono creature magiche, vivono nel bosco o nei nascondigli tra i muri e le rocce e possono uscire allo scoperto solo di notte.
Un giorno arriva a Borgo Antico un signore con una cartella sotto braccio, seguito da tanti operai con pale e picconi. Vuole abbattere il vecchio pozzo, buttare giù le case, fare una strada più larga. Inizia così un’invasione a colpi di ruspe, divieti e reti metalliche per trasformare il paese in un luogo più moderno cancellandone, però, la memoria.
Gli abitanti non ci stanno, vogliono difendere l’anima del borgo, preservare i ricordi per le nuove generazioni che ogni estate tornano a trovare i nonni per le vacanze. Anche le creature magiche si organizzano per resistere all’avanzare dei lavori, lottando ogni notte per disfare il cantiere messo in piedi dagli operai.
Riusciranno i folletti a salvare Borgo Antico? Chi è in realtà la creatura vestita di bianco? E chi fa sparire ogni notte l’enorme gru che pare muoversi da sola tra i vicoli?
Età di lettura: 8+






