L’amica geniale di Elena Ferrante
Voce al Sogno
Recensione di Tiziana Tixi

L’amica geniale è il primo capitolo della tetralogia di Elena Ferrante, scritto nel 2011 e riedito da Edizioni e/o nel 2018.
Di cosa tratta L’amica geniale?
Elena Greco, Lenù; Raffaella Cerullo, per tutti Lina. Solo per Lenù è Lila; l’eccezione indica l’esclusività del loro rapporto. Figlia dell’usciere, l’una; figlia dello scarparo, l’altra.
L’amica geniale narra della loro amicizia scivolosa; nata tra i banchi di scuola, essa si irrobustisce tra le strade di un rione della periferia napoletana. Dove la violenza è all’ordine del giorno; quella fisica, quella verbale. Degli uomini contro le donne, delle donne contro le donne; dei padri contro i figli.
Dove è facile che scorra sangue; anche nei giochi dei bambini. Lila è figlia rione; ha succhiato quella violenza con il latte materno. Entra nella vita di Lenù in prima elementare; la colpisce per la sua cattiveria. Le compagne di classe sono tutte un po’ cattive; ma solo quando la maestra Oliviero non può vederle.
Lila invece lo è molto; e lo è sempre. Il suo ennesimo atto di indisciplina provoca un incidente; la punizione dovrebbe essere terribile. La classe sta imparando l’alfabeto; Lenù è la più brava a riconoscere le lettere. La maestra comincia a occuparsi di Lila con attenzione; di sicuro le infliggerà un severo castigo.
La Oliviero sorprende le allieve; non solo non punisce Lila, ma la riempie di lodi. È vero; Cerullo è la più cattiva. Ha combinato un guaio; ha causato un incidente; non rispetta le regole. È tutto vero; ma è l’alunna migliore. La maestra ha scoperto un fatto
meraviglioso; non può non gioirne.
Chiamata alla lavagna, Lila mostra la propria abilità; sa già leggere e scrivere. Chi le ha insegnato? Ha sei anni; e ha imparato da sola. La notizia scuote Lenù; le lascia addosso un senso di debolezza. Si impegna a essere un’alunna modello; le piace piacere alla maestra, e a tutti.
A casa è la preferita del padre, i fratelli le vogliono bene; il problema è la mamma. Lenù non le è simpatica; e la donna non è simpatica a Lenù. Il corpo della madre le suscita repulsione; l’occhio destro è strabico. È zoppa; il suo passo inquieta la bambina, specie di notte.
All’inizio dell’anno scolastico, Lenuccia ha promesso ai genitori che avrebbe fatto la brava; così è stato. Ha conquistato un privilegio in classe; ne ha goduto fino a quel giorno.
Lila l’ha spodestata; ha preso il suo posto sulla sedia accanto alla maestra.
“Qualcosa mi convinse, allora, che se fossi andata sempre dietro a lei, alla sua andatura, il passo di mia madre […] avrebbe smesso di minacciarmi. Decisi che dovevo regolarmi su quella bambina, non perderla mai di vista, anche se si fosse infastidita e mi avesse scacciata”.
Lenù potrebbe cedere all’invidia, all’odio; invece si allena ad accettare la superiorità dell’altra. Si butta a capofitto nello studio con un unico obiettivo; restare al passo con lei. Solo Lenù prova quella fascinazione; per tutti gli altri Lila è una bambina terribile.
È la più detestata della scuola e del rione; la sua prontezza mentale pare il guizzo di un serpente. Niente nel suo aspetto mitiga il malanimo altrui; è arruffata, sporca, ha perenni croste di ferite alle ginocchia e ai gomiti. L’odio intorno a lei è tangibile; la odiano le femmine, i maschi ancora di più.
Perché l’ingegno di Lila è di gran lunga superiore; è oltre ogni competizione. Nel corso di una gara scolastica, tiene testa al figlio del famigerato don Achille Carracci; e batte Enzo. L’episodio la dice lunga; la bambina è in grado di misurare l’uso delle proprie capacità.
Gli incontri in cortile sono sempre più frequenti; non sono solo giochi d’infanzia. Lila sottopone Lenù a vere prove di coraggio; un giorno ne getta la bambola dentro una finestra. Il dolore di Lenù è insopportabile; non immaginava che Lila potesse essere così malvagia. Sapere la bambola in quel buio spaventoso la strazia; ma l’idea di litigare con Lila la atterrisce. Soffoca la disperazione; e risponde all’affronto dell’amica. A sua volta, ne scaglia la bambola nello scantinato; decidono di andare insieme a riprenderle.
Nell’umida oscurità ogni forma sembra un mostro; le bambole non ci sono. Lila sa di chi è la colpa; le ha prese don Achille. Ai loro occhi l’uomo è l’orco delle favole; una massa informe che si aggira per i cunicoli sotterranei. Lenù è in lutto; il dolore per la perdita la rende sfuggente.
Nino Sarratore le propone di fidanzarsi; quando saranno grandi si sposeranno. Nino è il suo sogno; ma ha scelto il momento sbagliato per dichiararsi. Lila non riceve proposte da alcun bambino; non ispira amore. Non piace; ha la lingua affilata, sempre pronta a umiliare e offendere.
L’amicizia tra Lila e Lenù comincia quando, mano nella mano, salgono in casa di don Achille; chiedono che restituisca le bambole. L’uomo si dice ignaro; a mo’ di risarcimento morale, dona loro dei soldi. Lila sa come spenderli; con quel tesoro acquista una copia di Piccole donne.
La quinta elementare volge al termine; la maestra convoca i genitori delle alunne meritevoli di continuare gli studi. Lila e Lenù rientrano tra le prescelte; ma la loro sorte è diversa. Sia pure con riluttanza, i Greco danno il consenso; i Cerullo oppongono un drastico rifiuto. Lila vuole studiare; perché vuole diventare ricca e rendere ricco suo fratello. Per quanto piccole, Lila e Lenù hanno un’idea chiara della ricchezza; l’istruzione permette di scrivere libri, i quali si traducono in soldi.
Ne scriveranno uno insieme; ma Lila non rispetta il patto. Inghiottita la delusione, Lenù legge il romanzo; La fata blu è un lavoro appassionante. Perché non farlo leggere alla maestra? La donna non mostra alcun entusiasmo; piuttosto esorta a non perdere tempo.
Cos’è la plebe? È una cosa brutta; chi vuole restare plebe non si merita niente. Le parole della maestra suonano oscure; di sicuro si riferiscono ai Cerullo.
Lenù scopre che il proprio corpo attrae i maschi come una calamita; si rende conto di essere una sorta di emanazione di Lila. Come un fantasma tirannico, l’amica agisce sulla sua condotta; la costringe a decidere, pensare, parlare come farebbe lei.
La piccola Cerullo coltiva un progetto imprenditoriale; con l’appoggio di Rino, cerca di convincere il padre a fabbricare nuove
scarpe. Ha inventato dei modelli; ha realizzato dei disegni accuratissimi.
Si delinea una nuova idea di ricchezza; questa passa attraverso un’attività economica. Se Lila lavora, Lenù studia con profitto; all’esame di licenza media risulta la migliore della scuola. La maestra Oliviero intercede ancora; Greco deve continuare gli studi. I genitori non osano opporsi; iscriveranno la figlia al ginnasio.
Frastornata dalla meraviglia, la ragazza sogna; forse diventerà ricca prima di Lila. Il progetto delle scarpe assorbe i fratelli Cerullo; esclusa da quel cerchio magico, Lenù rivendica il proprio valore.
Andrà al ginnasio; studierà il latino e il greco. Lila accoglie impassibile la notizia; rientra in negozio senza proferire parola. Ha taciuto; ma dietro il silenzio qualcosa si muoveva. Qualcosa che l’ha spinta ad agire; a fare prima e meglio di Lenù. Ha imparato il greco; da sola. Nel loro continuo rincorrersi, il primato fluttua; nessuna è mai vincitrice, nessuna è mai vinta.
Il corpo di Lila sta cambiando; sembra emanare un fluido in grado di stordire i maschi. Tutti avvertono quel potere seduttivo; è pericoloso, addirittura letale. Marcello Solara fa strage di cuori; ma è Lila a catturare il suo. Nel biennio ginnasiale Lenù si impone una ferrea disciplina; nel contempo, un pensiero la ossessiona.
Ha fretta di trovare un fidanzato; deve battere Lila sul tempo. Uno studente la colpisce; il suo volto le pare bellissimo, e vagamente familiare. È Nino; la sua inattesa apparizione la turba. Gino, decisamente meno intrigante, le chiede di fidanzarsi; con un sospiro di sollievo, Lenù accetta.
Ha battuto Lila; si sente forte. I fratelli Cerullo le mostrano un paio di scarpe realizzato di recente; è la riproduzione fedele del disegno di Lila. La sera del 31 dicembre gli ospiti bussano alla porta di casa Carracci; Stefano ha organizzato una festa per salutare il nuovo anno. Inizia il lancio dei razzi; Lila assiste allo spettacolo, muta. Per la prima volta vive la smarginatura; è lei a chiamare così quella sensazione. Immagina, vede, sente suo fratello rompersi; i contorni della forma si spezzano, la materia si espande come un magma.
Nei giorni seguenti, Lenù nota un cambiamento; l’amica è molto preoccupata per Rino. Il ragazzo è impaziente; contro il parere della sorella, vuole mostrare le scarpe al padre. Il conflitto arriva al culmine il giorno di Epifania; Lila abbandona il progetto.
Giovane donna carismatica, riceve due proposte di matrimonio; una addirittura da Marcello, abituato a prendersi tutte le femmine che vuole. Lila non si limita a rifiutare; arriva a urlargli tutto il proprio disprezzo. Con la sua fragilità, Rino è facile da manipolare; Marcello si mostra interessato al progetto delle calzature. I Cerullo fiutano l’affare; Fernando cerca di far ragionare la figlia.
La proposta di matrimonio è importante per tutti; per il futuro di lei, per quello della famiglia. Lenù la incoraggia a combattere quella nuova guerra contro i suoi; ma non può restarle accanto. A metà luglio parte per Ischia; trascorrerà la villeggiatura presso la cugina della maestra. La ragazza rifiorisce; la gioia della novità le procura benessere. A fine mese arriva la famiglia Sarratore; manca
solo Nino, rimasto da un amico.
Tre giorni dopo si unisce ai villeggianti; ha aspettato che il padre tornasse a Napoli. Lenù trascorre momenti intensi con lui; sguardi, chiacchiere, bagni in mare. Non si sfiorano mai; l’ultima sera, un bacio leggerissimo. Nino riparte; Lenù scivola in una nostalgica solitudine. Si sente abbandonata; anche da Lila, che non risponde alle sue lettere. In questo buio, la ragazza trova conforto in Donato; un uomo del tutto diverso dal figlio.
È rassicurante, luminoso; mentre Nino ha qualcosa che lo divora dentro. Il giorno del suo compleanno, Lenù riceve una
lettera; Lila le confida di sentirsi addosso tutto il male del rione. Ha bisogno del suo aiuto, desidera rivederla; tuttavia la incoraggia a restare a Ischia. La lettera turba l’amica; le sembra ingiusto divertirsi mentre Lila è nei guai. Decide di anticipare la partenza; i Sarratore accolgono la notizia con un po’ di delusione. Quella notte, i pensieri di Lenù corrono a Lila; volano a Nino.
Dei passi; avvicinatosi al letto, Donato la supplica. Ha bisogno che resti; ha bisogno di lei. Lenù è atterrita dall’orrore; ma anche dal piacere che si accorge di provare. Odia Donato; disprezza se stessa. Nel mese di settembre la vita di Lila cambia in modo drastico; sembra decisa a sbarazzarsi di Marcello, anche a costo di fidanzarsi con un altro. Stefano Carracci potrebbe cambiare le sorti dei Cerullo; si mette in affari con lo scarparo, chiede la mano della figlia.
Lenù e Lila hanno sempre camminato insieme, all’ombra del rione; all’improvviso si ritrovano in due mondi distanti. La prima si va trasformando in una ragazza sciatta, china sui libri; l’altra sfila come una diva al braccio del fidanzato. La notizia arriva a giugno, poco prima degli orali; Lila sta per balzare oltre l’orizzonte di Lenù. Tenerle dietro non sarà più possibile.
Perché leggere L’amica geniale?
L’amica geniale è la lettura ideale per gli amanti delle saghe; per chi accetta di farsi prendere per mano dai personaggi e seguirli nella loro crescita. Essi evolvono, mentre il rione cambia fisionomia; sullo sfondo, anche il Paese è in via di trasformazione. Lila e Lenù sono forza centrifuga e centripeta; tutte le storie si dipanano da e verso di loro.
Elena Ferrante racconta un’amicizia che sfugge a una definizione univoca; ed è improprio parlare di amore odio. Chi è l’amica geniale tra le due? Questa domanda inseguirà il lettore per l’intera tetralogia; la risposta — ammesso che esista — va cercata nella diversità tra le due amiche.
Lila possiede un’intelligenza innata, affinata dalla pratica; è come dire che la migliore scuola è la vita. Lenù ha un ingegno di tipo speculativo; lo nutre con i libri. Lila sente il mondo; Lenù lo guarda attraverso lo spirito critico sviluppato con lo studio.
Il rione è un piccolo universo, cinto da un confine quasi invalicabile; chi ha i soldi ne è padrone.
Questo spazio va stretto alle due amiche; l’indole e la storia di ognuna tracciano vie diverse di emancipazione. Lila non supera quel confine; la ricchezza le permette affiorare in superficie, come olio entro uno specchio d’acqua. Lenù si prepara a spiccare il volo grazie all’istruzione; la figlia dell’usciere sarà la prima a portare altrove il nome dei Greco.
Ne L’amica geniale Elena Ferrante getta il seme; sarà il lettore a scegliere se farlo germogliare o meno.
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Sinossi
L’amica geniale comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità.
L’autrice scava intanto nella natura complessa dell’amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto.
Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l’Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame.
E tutto ciò precipita nella pagina con l’andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e potenza di voce a cui l’autrice ci ha abituati.
L’amica geniale appartiene a quel genere di libro che si vorrebbe non finisse mai. E infatti non finisce. O, per dire meglio, porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell’infanzia e dell’adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto.






