È quello che ti meriti – di Barbara Frandino
recensione di Emma Fenu
È quello che ti meriti è un romanzo noir di Barbara Frandino edito da Einaudi nel 2020.
Lui, lei, l’altra.
Lui è un uomo noto, lavora in televisione.
Lei è una ghost writer, scrive libri in cui non appare il suo nome.
L’altra non è un nuovo, amore, un’antagonista, una rivale. Ma dalla loro relazione nasce un bambino.
E lei sa. Sa tutto. E resta immobile, con la fede al dito, una pietra che dal cuore rotola verso l’utero.
Lei e lui, insieme da una vita. Un incastro perfetto di corpi sotto le lenzuola, mentre dormono, gesti ripetuti negli anni, ricordi che diventano a due. Ricordi come eravamo? Ricordi dove eravamo? Ricordi quanta gioia? Ricordi quanto dolore?
Sì, ricordo tutto. Eppure stiamo qui: lui dice di amarla, di sapere qual è il suo posto, di voler solo vedere il bambino.
Una mattina lui cade dalla scala mentre si occupa del grano del melograno, nel loro giardino.
Il melograno: il frutto che nel Medioevo e nel Rinascimento viene posto in mano a Gesù Bambino, simbolo di morte e rinascita. Semi da piantare nel freddo della terra morta, semi che daranno vita ad altra vita.
Lui cade, dicevamo, ma a rallentatore, cercando invano equilibrio. E lei lo vede. E poi chiama i soccorsi.
Lui ha avuto un infarto, ma un intervento tempestivo avrebbe fatto la differenza. Un intervento tempestivo… ma lei è stata ferma e, mentre l’ambulanza sfreccia, si occupa della casa.
Cosa è accaduto?
Lui è vivo, ma è un uomo malato, senza il vigore di un tempo, con le giornate scandite dalle medicine.
Ed è solo l’inizio. Perchè sono vivi, folli d’amore, assetati d’amore, incapaci di amore.
Che vosa è l’amore dopo una vita insieme? Cosa è dopo un tradimento? Cosa è quando il desiderio si modifica?
Quanto è labile il confine fra l’odio e l’amore, fra la normalità e la pazzia, fra un bacio e un morso, fra la salvezza e la perdizione?
Perchè chi ti ha sposato sa chi sei, chi eri, come sei cambiato, cosa hai sbagliato… quello che ti meriti.
Punta il dito contro di te come uno specchio deformante e solo frantumando la barriera, e lasciando scorrere il sangue e lacrime, si comprende che non è la giustizia il senso, ma il perdono di se stessi per essere stato causa di demerito nell’altro.
È quello che ti meriti di Barbara Frandino è un romanzo intenso, denso, il cui finale prennuanciato è comunque un colpo allo stomaco, ma è forse il finale con meno suspance, che segue il primo, a lasciarci soli, confusi, persi nella ricerca di un abbraccio fra la vittima e il boia. Chi è il boia?
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Sinossi
Un matrimonio ferito e ostinato è una perfetta bomba a orologeria.
È un duello in cui il cuore e la testa hanno sempre lo stesso peso, e l’intelligenza può perfino complicare le cose.
Quali piccole e grandi crudeltà ci si può infliggere quando si sceglie di restare nonostante tutto, mentre la fede nuziale rotola nella tasca dei jeans e poi nel cassetto delle posate?
La rabbia è una passione, e la violenza del tempo che Claudia e Antonio vivono insieme, anche quando si tratta di un tempo immobile, è capace di sconvolgere entrambi, trascinandoli verso un finale imprevedibile, quasi noir.
Perché ci sono due misteri da risolvere, in questo libro. Uno è sentimentale: che cos’è questo amore? Qual è la sostanza che tiene legate due persone in bilico tra il bisogno reciproco e il desiderio di vendetta? Ma l’altro mistero riguarda una colpa che non può essere nascosta per sempre.
Lui è in cima a una scala appoggiata a un albero del giardino. Improvvisamente la scala oscilla, lui cerca un appiglio tra i rami e non lo trova. Lei osserva quella schiena flettersi all’indietro, quelle braccia che ruotano nell’aria.
Lui precipita a terra, non si rialza. I soccorritori lo legano alla barella, lo caricano sull’ambulanza e chiedono a lei di salire. Ma lei rientra in casa, si sfila il maglione e si mette a riordinare.
È cosí che comincia questo romanzo capace di ribaltare con forza tutti i luoghi comuni sull’amore.
Puntando impietosamente la telecamera sulla ferocia che la delusione e l’offesa possono generare in una coppia.
Quando lui, dopo l’infarto, torna dall’ospedale, tutti e due – come tenuti insieme da una colla invisibile – devono affrontare il dolore e i loro lati oscuri. L’unico linguaggio comune sembra essere fatto di poche parole fraintese e di molti gesti che nascono come carezze e finiscono per assomigliare a schiaffi.







