“Quattro Madri”
di Shifra Horn
recensione di Emma Fenu

Quattro Madri è il primo romanzo di Shifra Horn, edito in italiano da Fazi nel 2018.
Questa è una storia d’acqua.
Acqua d’utero da cui nascere femmine.
Acqua sacra in cui purificarsi dal sangue ciclico.
Acqua salata in cui navigare per raggiungersi o separarsi.
Acqua in cui immergere le pellicole per rendere eterni i ricordi.
Acqua bollente in cui far macerare infusi benigni.
Acqua e petali rose in cui guarire nel corpo e nell’anima.
Acqua miscelata a sapone in cui rinascere come dal ventre che genera.
In tanta acqua ci si potrebbe confondere, perdendo l’ago che segna il Nord e annegando in un diluvio universale.
Ma qualcosa tiene tutto unito: sono i capelli di una delle protagoniste, Sarah, una Eva di divina bellezza, rivestita da una bionda coltre, che offre mele agli angeli e ha compassione dei serpenti.
Saga familiare al femminile ambientata prevalentemente a Gerusalemme durante il Novecento, l’opera della Horn è di straordinaria intensità narrativa.
Avvince, seduce, commuove, trascina: è una treccia di Rapunzel; è un rettile di Medusa; è un ricciolo di Berenice. E, infine, taglia e ferisce, come le cesoie sul capo rosso sangue della penultima protagonista.
Mazal, Sarah, Pnina Mazal e Gheula, donne di quattro generazioni della stessa famiglia (antenate dell’ultima, Amal), sono madri nel senso più ampio del termine in quanto destinate, in seguito all’abbandono dopo il parto, a vivere senza uomini, per lo meno senza che essi ne siano compagni legittimi.
Sono grembo accogliente di semi di amanti e di piante, di orgasmi e di lacerazioni, di embrioni e di antenati, di maledizioni da espiare e di benedizioni da elargire.
Madri di una grande Storia insanguinata dagli uomini, della quale sono, però, parte attiva, e di mille e una storia da raccontare.
Madri di misteri da tacere, madri di vite promesse.
Madri di una stirpe di donne sopravvissute a infinite comete.
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Sinossi
“Quattro madri” racconta la storia di quattro generazioni di donne durante l’ultimo secolo a Gerusalemme.
Amal, appartenente alla quinta generazione, è disperata poiché il marito, dopo la nascita del primo figlio, se n’è andato senza lasciare traccia.
Al contrario sua madre, sua nonna e sua bisnonna si rallegrano dell’evento: la nascita di un maschio sano significa, infatti, che la lunga maledizione che pesava sulla loro stirpe è finita e non ci sarà più nessuna figlia femmina a ereditarla.
Per consolarla, le donne raccontano ad Amal la storia di questa maledizione e la rassicurano sul suo destino e su quello di tutta la famiglia.
Una famiglia di donne straordinarie: Mazal, l’orfana, dal cui matrimonio segnato dalla sciagura prende il via la maledizione; la bellissima Sarah, sua figlia, dai bei capelli dorati simbolo del suo potere taumaturgico; la figlia di Sarah, Pnina Mazal, la cui capacità di conoscere i pensieri degli altri è fonte insieme di gioia e dolore; e infine Gheula, madre di Amali, un’idealista dall’intelligenza penetrante, pronta a impugnare la causa di ogni diseredato.






