La violenza va denunciata – intervista a Tiziana Stefanelli

La violenza va denunciata – intervista a Tiziana Stefanelli

 

La violenza va denunciata – intervista a Tiziana Stefanelli

 a cura di Emma Fenu

violenza denunciata

 

La violenza va denunciata. Quattro campagne di sensibilizzazione

Tiziana Stefanelli, cantante impegnata nella difesa dei diritti umani, è presidente dell’ Associazione Artistico-Culturale No Profit Teatro LaVanda.

Ha realizzato  un mini cd dal titolo Messaggi rivolto ai diritti umani e del brano “io meno te” canzone contro la violenza sulle donne.

Grazie alla collaborazione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ed il Ministero dell’Interno  fa un videoclip da cui estrapola lo spot La violenza va denunciata.
Negli ultimi due anni di pandemia è aumentato il numero di violenze domestiche a causa dell’isolamento dunque serviva ancora di più utilizzare mezzi che arrivassero alle menti di quelle donne con poco margine di movimento, serviva entrare ancora di più nelle loro case grazie alle tv e radio,  alle sale cinematografiche e ai grandi schermi.

Quando e con quali obiettivi nasce l’associazione Teatro LaVanda di Fano?

Teatro LaVanda nasce nel 2015 con la piéce “Le donne sono davvero esseri umani?” liberamente ispirato al libro di Sara Delmedico “Breve studio sulla condizione giuridica della donna nello Stato Pontificio dell’Ottocento”, un libro incentrato sui processi fatti alle donne del 1600.

Uno dei temi all’interno dei salotti maschili era appunto l’interrogarsi sulla vera natura femminile, dubbiosi che potesse essere anch’essa quanto loro si ritenevano.

Negli anni precedenti alla sua nascita, sempre attraverso il canale artistico, la formazione Cywka Duo acustico voce e chitarra classica affrontava l’operato delle donne a livello mondiale; il concerto in 12 lingue “100 anni di storia dell’umanità nella canzone” ha permesso di conoscere attraverso le canzoni tradizionali dei paesi che hanno fatto le origini dell’umanità, l’operato silenzioso, discreto ma a volte anche urlato delle donne per i loro paesi, dunque, con la no -profit abbiamo tenuto questa linea, la donna al centro delle attività.

https://www.facebook.com/cywkaduoacustico

La nostra volontà primaria è dunque di parlare alle donne e di donne: la violenza va denunciata.

Il cd “Messaggi” rivolto ai Diritti Umani, all’interno 3 brani “io meno te” al contrasto della violenza di genere, “il volo degli angeli” brano a favore della tutela del diritto alla maternità e “il canto che non so” in cui si toccano dolcemente temi quali, le spose bambine, la tratta delle donne ed altri disagi sociali ha permesso la realizzazione del videoclip “io meno te” dell’omonimo brano, realizzato per collaborazione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e del Ministero dell’Interno.

Io meno te invita una vittima a denunciare un abuso e vuole al tempo stesso far capire ad altre vittime esitanti che denunciare di deve, si può. Grazie a questo lavoro di finalità sociale e non solo artistica è nato lo spot “La violenza va denunciata” come Testimonial l’attore italiano di cinema e teatro Edoardo Siravo.

https://www.facebook.com/teatroLaVanda

 

Quanto è importante per le vittime di violenza fisica e psicologica la denuncia tempestiva alle forze dell’ordine? Qual è il messaggio delle quattro campagne di sensibilizzazione?

Tanto, è veramente tanto importante! Si ricordi che ogni episodio di violenza soprattutto fisica potrebbe essere quello fatale, da cui è impossibile tornare indietro, riparare, rimediare.

Al primo cenno di discussa certezza di un rapporto sano, adulto e paritario, ove vi siano i presupposti, la violenza va denunciata!

Questa è stata una ragione per cui nei prodotti per i media abbiamo scelto di mostrare sulla vittima che denuncia i segni di uno strangolamento senza fermarci all’occhio nero o labbra tumefatte, elemento base per far capire che basterebbe trattenere più a lungo la presa o stringere un poco di più la mano per giungere all’irreparabile.

La dipendenza affettiva, economica, psicologica sono difficili da sradicare una volta che hanno fatto breccia, dunque esitare, aspettare, peggiorano lo stato di subordinazione portando la vittima ad uno stato di apatia nei confronti della vita, dunque al mancato valore che merita dare a sè stesse ed alla vita stessa.

In che modo volete arrivare alle donne abusate? Come superare la paura, il disagio, il senso di abbandono e, in tale frangente storico, anche l’isolamento?

Ad oggi in Italia abbiamo attive quattro Campagne Nazionali di sensibilizzazione.

Siamo partiti 4 anni fa con le emittenti locali, poi regionali poi nazionali; per 2 anni il canale nazionale Donna Tv ha sostenuto la campagna rivolta alle televisioni, oggi questo si continua attraverso le tv locali di tutte le regioni.
Tre anni fa è iniziata la campagna Sale Cinematografiche, partita sempre dal nostro territorio fanese
quest’anno ha visto l’aiuto alla diffusione del messaggio sociale “La violenza va denunciata” di Anec Agis regionali, Acec Sale della Pace regionali e per il centro Italia le sale di Cinema Giometti.

https://youtu.be/f9KCPNz3H0o

Al fine di raggiungere anche quelle vittime che non si riconoscono tali nonostante gli abusi, le umiliazioni e la limitazione della libertà, abbiamo realizzato lo spot radiofonico Emergenze 1-1-2.

Le radio in questo momento sono basilari per entrare nelle case di queste donne, per molte di esse infatti, lasciarsi trovare ed aiutare non è gradito special modo quando la mano tesa arriva con fare un po’ invadente o incalzante.

La paura di peggiorare la situazione all’interno del luogo in cui si consuma una violenza allontana le donne abusate anche quel minimo contatto con le persone più sincere: ecco perché in questi tempi una radio può fare tantissimo, perché il messaggio, la sollecitazione avverrà per modo indiretto e morbidamente e, piano piano nel proprio intimo queste vittime potrebbero arrivare ad una riflessione profonda, diciamo che questa categoria di vittime sono le meno fortunate e dunque vanno più sostenute.

https://www.youtube.com/watch?v=A_hsdqJANyQ

Poi ci sono quelle vittime che non sembrano essere vittime, quelle che trovi agli aperitivi, alle feste, che occupano un posto di lavoro ma che al tempo stesso subiscono almeno una forma di violenza, che sia fisica, psicologica, economica, lavorativa, di stalking o manipolazione affettiva.

Ognuna di loro con la propria ragione e timore per non denunciare, per rimandare, era importante dunque arrivare in quei luoghi all’aperto in cui vi fosse uno spostamento e un passaggio continuo di donne di ogni età, nazionalità, stato sociale.

Questa opportunità ce l’ha data l’azienda italiana Premius leader nel settore dei dispositivi di comunicazione video per interno ed esterno grazie alla campagna Grandi Schermi.

i suoi monitor, distribuiti su suolo italiano nelle attività quali bar, parrucchierie, poliambulatori, centri commerciali, palestre e, in suolo pubblico sui manti stradali dei Comuni che ospitano il servizio, dà modo ad ogni persona si vedere e cogliere il messaggio, con l’obiettivo che arrivi al cuore delle vittime; in questo modo sono coinvolte genti di tutte le fasce d’età, dai bambini che rivolgeranno il loro sguardo alle luci colorate dei monitor alle persone anziane che si troveranno a contatto dei monitor da tavolo nei loro luoghi di frequentazione.

Questa ultima campagna nazionale è partita il 22/12/2021 e si manterrà attiva per tutta la settimana di Natale, tempo in cui viè un consistente movimento generale e anche nelle settimane dell’8 marzo e 25 novembre del 2022.

Dunque denunciare, la violenza va denunciata  anche da parte di chi è a conoscenza che nel suo palazzo, posto di lavoro, cerchia di amici vi sia una vittima.

L’intenso lavoro che svolge la nostra associazione nei 365 giorni dell’anno è un chiaro tentativo di affiancare le vittime nella loro quotidianità comprendenti l’isolamento, l’esitazione e il senso di abbandono che di norma vive una vittima intimamente, cerchiamo di sopperire la curva discendente di uno dei 4 media, quando calano le sale cinematografiche (come è successo per il covid) a sostenere la sensibilizzazione ci sono le tv, quando temporaneamente mancano le tv (alcune tengono lo spot per un anno altre, solo per le date sensibili annuali) ci sono le radio e così via fintanto che persone che credono si debba intervenire ci sosterranno.
Senza il loro reagire che nasce da una consapevolezza dello stato di vittima, possiamo solo sperare nelle persone vicine a loro che si adoperano per una denuncia oppure, di quelle fattispecie – umanitaria – come la nostra associazione che ha deciso di fornire un servizio sociale sacrificando quella naturalezza di una associazione artistico-culturale di realizzare molteplici eventi annuali ma di breve durata.

In Italia oggi siamo la prima associazione artistico culturale ad aver fatto la scelta di essere sempre presenti sul campo con costanza e perseveranza negli anni, tutto questo ci è permesso grazie alle persone di buona volontà che capito l’importanza del messaggio socialmente utile si sono uniti a noi permettendo che queste campagne nazionali diventassero un cerchio di forza di informazione e sensibilizzazione.

Farle uscire dall’isolamento è l’obiettivo a monte di un invito alla denuncia, senza la possibilità di movimento anche il nostro operato perde di sostanza, non è infatti facile o automatico per loro poterne parlare e senza la parola non si puo arrivare a compiere un azione come l’atto di denuncia, per questo abbiamo aperto una pagina facebook “DA QUI NON ESCE” che invita donne di ogni genere a scrivere qualsiasi cosa abbiano voglia di esternare, un pensiero, una paura, una gioia un dolore una condizione di vittima.

Per tutelare la loro privacy ciò che inviano è prima filtrato, pulito da citazioni di luoghi, nomi, riferimenti che possano ricondurre chiaramente a persone e poi postato come “testimonianza di un amica” dunque, in caso di controllo del cellulare da parte dell’uomo violento non si potrebbe ricondurre a nessuna operazione eseguita, questo permette anche di non suscitare altre crisi di violenza dal parte del violento.

Passare dunque dalla scrittura alla parola dovrebbe divenire un esercizio quotidiano ma soprattutto è sconsigliato che tengano diari cartacei nascosti in casa, ecco perché la nascita di questa pagina.

https://www.facebook.com/DA-QUI-NON-ESCE

L’arte può cambiare il mondo? È uno strumento di crescita e cura interiore? È un ponte di comunicazione di grande potenza espressiva?

Assolutamente si!
Assistiamo quotidianamente a vari fallimenti, tentativi brevi o legati a date sensibili che con l’arrivare della luna dissolvono ogni approccio precedente alle vittime, mordi e fuggi ormai sembra essere lo slogan che tocca tante situazioni.

Al contrario ciò che serve è un canale attraverso il quale si trovi una continuità, continuità che sia indice di stabilità e che a sua volta diventi un indicatore di certezza in cui una vittima può dolcemente avere la sua possibilità di rivedersi, scoprirsi e parlarsi, l’arte in tutto questo ha una grande potenzialità.

Come abbiamo visto si muove attraverso vari canali, tv, sale cinematografiche, radio, monitor aziendali ma anche passerelle, mostre, libri, oggettistica e ogni fattispecie che può sostenere una continuità di contatto con queste.

Siamo soliti rivolgerci alle scuole come se sensibilizzare i ragazzi fosse un punto di partenza stabile ma non lo è, il coinvolgere i ragazzi nelle date programmate di celebrazione è utile ma manca di continuità dunque, parecchio dell’impartito va a disperdersi.

C’è una bella campagna nelle farmacie, quella del 1522, bene, ecco che muoversi diventa servizio sociale non solo perché si parla di un problema sociale ma perché l’adoperarsi di tutti diventa a sua volta servizio e come detto precedentemente, questo è quello che offre la mia associazione ritenendo che si debba fare ciò che serve e non quello legato a celebrazioni, date da calendario.

Per ciò che riguarda il nostro futuro impegno con le campagne abbiamo un progetto molto importante ma che al contrario di quelle che fino ad oggi conduciamo, abbisogna di sponsor, ci sono ancora tante cose da fare per non lasciare sole le vittime, per dire loro che là fuori qualcuno c’è o semplicemente, per ricordarlo a coloro che lo sanno ma mancano di energie per compiere un atto di denuncia, pensare a sè stesse, iniziare a vivere.
Speriamo di poter realizzare anche questi altri progetti in cantiere, in fondo, anche essere presenti in tutta Italia con costanza all’inizio sembrava utopia!

Noi aspettiamo e intanto, ce la mettiamo tutta!

 

 

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