“Le vite nascoste dei colori” di Laura Imai Messina
Recensione di Maria Cristina Sferra

“Le vite nascoste dei colori” è un romanzo di Laura Imai Messina edito da Einaudi nel 2021.
Incontriamo Mio bambina e Aoi bambino, con le loro differenti famiglie, con i loro peculiari tratti caratteriali, con le loro unicità. Mio porta in sé il dono di saper vedere e descrivere tutte le infinite sfumature di colore. Aoi coltiva in sé la propensione al silenzio e la passione per la cura del giardino. Due piccoli esseri che non sanno l’uno dell’esistenza dell’altro.
“Le persone si identificano con un sentimento. Chi scrive si identifica con la nostalgia delle cose perdute. (…) Se glielo avessero posto come un problema, Mio si sarebbe identificata con la fame, con il senso di incompleto che le restituiva la vita.”
Mio e Aoi non possono certo immaginare che nel futuro le loro vite sono destinate a incrociarsi quando lui, giovane uomo, entra nel negozio dove lei, giovane donna, lavora. Ed è lì, nel magico mondo dei colori chiamato Pigment, che si compie l’incontro che trasforma il corso delle loro esistenze.
“Aoi era figlio di una tartaruga. Fin da bambino, si muoveva senza fretta nel piccolissimo mondo che aveva allestito intorno a sé. Da fuori poteva sembrare pigrizia, invece si trattava di cura: abbassando i ritmi della sua vita, assecondava quella spinta istintiva che lo accompagnava da sempre e lo portava a dare importanza a ogni cosa.”
Mio e Aoi si avvicinano con lentezza ma con quella particolare determinazione che sostiene le relazioni importanti. E mentre si scoprono, mettono a nudo loro stessi e le vite di chi li ha cresciuti.
Ma quando il passato segreto entra con forza nel presente di Mio e Aoi e ne turba il delicato, nascente equilibrio, tutto sembra perduto. Snudarsi non è mai semplice e per i due protagonisti diventa anche molto doloroso. Solo l’esporsi senza veli, il mostrare le proprie fragilità, consentirà a Mio e Aoi di passare attraverso la verità e arrivare ad accettare le persone che crescendo sono diventate. E da lì, con sguardo nuovo, ripartire.
“Sapeva che quel fenomeno non aveva a che fare con gli occhi ma con l’anima offesa, la quale senza amore non sa che farsene della bellezza.
Talvolta, quando si sentiva disperata e confusa, i colori sparivano ancora, tutto si faceva un’unica distesa di grigi, un mondo tremendo in cui l’unico appiglio rimanevano il contrasto e le linee.”
Laura Imai Messina ambienta il romanzo a Tokio – città smisurata dove lei stessa vive – che, pur mantenendo un’identità unica, pare cambiare anima in ogni quartiere, un luogo che viene descritto con palpabile affetto nelle sue infinite sfaccettature.
L’autrice ci fa entrare nella storia con lentezza, con un pudore dei sentimenti tutto giapponese, con una infinita cura dei dettagli, con un ricamo sapiente che punto dopo punto dà forma al disegno, flusso alla trama, vita ai personaggi.
Ne scaturisce un racconto delicato e poetico che ci immerge nella visione suggestiva di un mondo dai colori sorprendenti: grigio cenere e rosa ciliegio, blu ripostiglio, color sguardo furtivo a una brocca. E tutti gli altri che Mio sa vedere e non si stanca di descrivere ad Aoi che la ascolta ammaliato, ai lettori scoprirne il perché.
“L’azzurro pallido – letteralmente ‘il colore di uno sguardo furtivo a una brocca’ – era quello che, secondo l’ironia del periodo Edo, nasceva da un’immersione rapida e superficiale nella tintura dell’indaco.
Era forse di quel colore l’amore? Possibile fosse così tenue?”
L’autrice semina qui e là all’interno del romanzo una miriade di minuscoli accadimenti che trovano via via una collocazione di senso solo dopo molte pagine, in un piacevole gioco di rimandi.
Belle e curiose sono le note che concludono i capitoli che, oltre a dare un tocco personale alla narrazione, ci permettono di conoscere alcuni interessanti aspetti della cultura tradizionale giapponese.
E per gli amanti del paratesto, in appendice si trovano anche: un utile glossario dei termini giapponesi usati nel libro; il meraviglioso taccuino dei colori di Mio; i ringraziamenti dell’autrice che, in due pagine fitte fitte, tra le righe stampate con un carattere piccino, si dona con generosità al suo pubblico, quasi quel testo fosse una confessione fatta sottovoce solo a chi ha un sincero e profondo desiderio di ascoltarla con attenzione.
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Descrizione
Nero mezzanotte con una punta di luna, indaco che sa di mirtillo, giallo della pesca matura un attimo prima che si stacchi dal ramo: Mio sa cogliere e nominare tutti i colori del mondo. Ha appreso l’arte dei dettagli invisibili guardando danzare ago e filo sui kimono da sposa, e ora i colori sono il suo alfabeto, la sua bacchetta magica, il suo sguardo segreto. Aoi, invece, accompagna le persone nel giorno più buio: lui prepara chi se ne va e, allo stesso modo, anche chi resta. Conosce i gesti e i silenzi della cura. All’inizio sembra l’amore perfetto, l’incanto di chi scopre una lingua comune per guardare al di là delle cose. Ma il loro incontro non è avvenuto per caso. Laura Imai Messina torna al romanzo con una storia luminosa e potente come un talismano, che ha il dono di guarire tutte le ferite. Comprese quelle dell’anima.






