“Attraverso il tempo” di Maria Cristina Sferra

Recensione di Maurizio Michel

Attraverso il tempo

“Attraverso il tempo” è una raccolta di poesie di Maria Cristina Sferra, pubblicata indie nel 2021.

“Attraverso il tempo”, l’ultimo libro di poesie di Maria Cristina Sferra, è percorso trasversalmente dal sentire la caducità del tempo – il quale sembra scivolare via tra le dita come la sabbia della spiaggia quando proviamo a trattenerla nel pugno – e ha una impronta forte legata al riemergere di ricordi quali accadimenti, sensazioni, portati emotivi, nel tentativo di lasciarli morire per sentirli poi ancora più vivi su un altro piano, più alto e sottile.

Se c’è una cosa che a me ha risuonato tanto leggendo le poesie di questa silloge, è il sentire quanto il morire sia connesso al vivere, e quanto tale connessione sia così imprescindibile e necessaria.

La vita, tutta quanta la vita, dai momenti più intimi e quotidiani agli eventi cardine, si dipana sempre, ad ogni passo, tra il lasciar morire e l’aprirsi al nuovo.

L’autrice, fin dalla poesia d’apertura (“Nottetempo”) ci mette dinanzi a questa antinomia: “Più facile sarà / il passaggio del mio corpo / attraverso la brughiera di stelle.

Prepararsi a morire qui è “dormizione”, è figura del prepararsi a vedere in faccia i propri desideri, in quel mondo misterioso e notturno e costellato del sogno, non meno reale di tutto il resto del nostro vivere.

In questa raccolta è importante anche la voce dell’inverno, che qui è sentita come “la mia stagione”, come un tempo di custodia e di lentezza, di riposo, di riparo, caratterizzato da quella alchimia che misteriosa agisce nel “sospeso” di tutte le cose che dormono il sonno della morte, ma al contempo sono destinate a rinascere: “riposto nella terra è il sole. / Zolle dure nelle albe nebbiose / nascondono il segreto / mormorio del tempo che dorme”.

L’autrice “attraversa” sé stessa, o meglio, si lascia attraversare dai tanti momenti del suo passato, ripercorrendoli in forma poetica: il rapporto con la madre, con il padre (che sia l’uomo del sipario, colui che la ha presentata alla scena del mondo?), con i suoi amori, con la sua terra (“Io appartengo alle colline”), e in tutto questo, come in un respiro profondo, Cristina trattiene e poi lascia andare, sempre con sguardo e intenzione pura, senza interferire, da attenta osservatrice.

Bellissimo infatti è il suo sguardo, di benevolo distacco, “che vede da dentro / solo se stesso / come volando sopra / e molto in alto”.

La connessione di Cristina con gli elementi, soprattutto con la terra (“creatura meravigliosa”), ma anche con il mare e altri simboli archetipici come la notte e la luna, impressiona e commuove, tanto è viva e vibrante:Madre Terra ha sete / i suoi figli fame. / E noi restiamo fermi / a guardare negli occhi / la falsa calma sferica / al centro del ciclone”.

Ė sempre una meraviglia sentire il canto di una donna alla Luna, e qui c’è un femminile che si rispecchia nell’argento dell’astro notturno per ritrovarsi nella vastità di quella Grande Madre che per figli ha le stelle e il mondo intero: “Sono piena come la luna / () gravida di idee / () piccoli semi preziosi / li coltivo con antiche mani / ne nasceranno i figli / della terra del domani”.

C’è poi, come sempre nelle poesie di Cristina, una attenzione per le piccole cose feriali, che servono da spunto per arrivare in quegli angoli remoti o nei vasti spazi interiori della sua anima di donna. Faccio qualche breve esempio: “pane burro e zucchero” come “molecole d’amore”, i “papaveri / tra le spighe di grano / rosse fiamme / nei campi del sole”, e poi “l’odore del fieno e del tiglio”, la pioggia che sa “battere sul selciato / dopo troppa arsura” sono solo alcuni incipit, alcuni spunti iniziali per spingersi oltre, “attraverso il tempo” di una vita intera… e tra la vita già vissuta e quella che ancora deve venire, proprio qui sta Cristina, che la celebra col suo sentire, nel presente.

Non ve le cito, ma ho trovato davvero inebrianti le poesie che parlano di baci e d’amore, dove veramente si ritorna a quanto ho detto in apertura, e cioè che il morire a sé stessi, obliarsi, è l’unico modo di sentire la vita al massimo grado.

Nelle pagine finali troviamo un canto dedicato alla “Poesia mia”, “Figlia del mio cuore segreto / tu nasci per me in ogni istante / nelle foglie, nel vento / nello stupore di un gesto” e… niente, ogni volta che leggo e rileggo questi versi, li sento così forti e intensi di verità tanto da commuovermi, e mi fanno intuire, almeno intuire, quanta sensibilità e quanto amore per la vita si possa tradurre in Poesia, in quel viaggio che parte dal centro dell’essere e arriva alla penna dell’autrice.

Come una sintesi finale, quasi a veder conferma di quanto sono riuscito a com-prendere in tutta questa vastità, l’autrice, in “Farsi anima” lega ancora due dimensioni che sembrano contrapporsi, ma che non possono fare a meno l’una dell’altra: “L’al di qua e l’aldilà / uniti divisi / da un passaggio minimo / una fessura tanto sottile / che dobbiamo farci anima / per poterla attraversare”.

Ci ho messo un po’ di tempo prima di poter lasciare su carta queste mie impressioni, perché fin da subito ho intuito che c’era un filo rosso importante che si celava – quello appunto della morte e del morire come causa prima della vita e del suo fiorire – che univa il tutto e che mi chiamava a una lettura che non si fermasse alla superficie.

Già, dinanzi a queste poesie di restare in superficie non se ne parla proprio, tanto sono intime e personali, mature di sapiente scrittura, e allora mi tuffo insieme a Cristina, che non ha paura di fare i conti con sé stessa per poi offrire i frutti di questa raccolta che, come ci dice nella breve prefazione iniziale, “parte dal sentire personale per spingersi verso quello universale”… e se è vero che in questo libro ogni poesia regala un’emozione o uno spunto di riflessione, c’è (almeno per me così è stato) una dimensione più ampia che lega tutti i componimenti in una coralità che dona bellezza, intimità, uno sguardo così tanto amorevole da riempirsi di ogni cosa da cui è “attraversato”.

Questo piccolo e denso libro lo consiglio a tutti coloro che amano la poesia, e anche a chi ama l’inverno, la quiete, il silenzio, ma soprattutto a chi ama il “posarsi” delle parole poetiche nella propria anima per sentirle poi vibrare dentro di vita vera.

C’è tanta luce nell’inverno, e Cristina ci insegna dove guardare per trovarla: dentro sé stessi.

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Sinossi

Attraverso il tempo è una ricerca che parte dal sentire personale per spingersi verso quello universale, è un’indagine che si addentra nell’inquietudine dell’esistenza, insegue tracce di ricordi, affronta la caducità umana e il mistero di un altrove possibile.
Il percorso incrocia il dolore, l’amore, la follia, per divenire esplorazione senza confini né pudore dei sentimenti più vari. Il mondo e la vita sono narrati attraverso l’illusione di un tempo fuggiasco, che svanisce lasciando dietro di sé lontane visioni, frammenti di sogni, brandelli di emozioni.
Le sessanta poesie che compongono la raccolta sono state scritte tra dicembre 2017 e giugno 2020.

Titolo: Attraverso il tempo
Autrice: Maria Cristina Sferra
Editore: Indipendently Published