Nessun nome per Emilio – di Fabio Morabito
recensione di Cristina Casillo

Nessun nome per Emilio è un libro di Fabio Morábito edito nel 2021 da Exòrma.
Di cosa tratta Nessun nome per Emilio?
Il nome che ci portiamo dalla nascita sembra scontato ma non lo è. Ci suona serioso, perché sin dall’infanzia, i genitori solitamente lo usavano per esteso, solo quando ci dovevano in qualche modo richiamare per qualche malefatta.
In famiglia e nelle amicizie ce ne dimentichiamo: usano tutti nomignoli che all’apparenza sono affettuosi ma che in realtà non sortiscono lo stesso effetto di quando ci sentiamo chiamati con il nostro vero nome.
Le orecchie lo avvertono e il cuore batte, quando qualcuno ci chiama con il nome originale. Ci innamoriamo di quella voce che lo pronuncia in modo diverso tanto che empatia e attenzione sono immediate.
Il nome è molto importante anche quando ci stacchiamo dalla vita. La morte lo porta a una dimensione diversa, sottile ma allo stesso tempo profonda: ci si accorge di essere più nominati in morte che in vita perché è la morte stessa a plasmarlo nella sua essenza. Nero su bianco, nomi e cognomi sono su lapidi di marmo e non c’è spazio per nomignoli o soprannomi.
Nessun nome per Emilio racconta la storia di un ragazzo che si approccia all’adolescenza in un modo del tutto singolare. Non ha amicizie e trascorre il tempo libero al cimitero.
Come molti coetanei, deve confrontarsi con le difficoltà inevitabilmente si creano dopo la separazione dei genitori. Con la scusa di andar alla ricerca di barzellette raccontate in giro tra i vari campi, con il suo “rilevatore di barzellette”, un’asta simile a quella usata dagli ipovedenti, trascorre molto tempo al cimitero coltivando amicizie alternative e assai bizzarre ma non certo superficiali.
Molto riflessivo Emilio, a tratti sembra infantile e più piccolo per la sua età e a volte è pronto a captare gli stati d’animo con sagacia e schiettezza tanto da ammutolire i genitori.
La scoperta della sessualità e dell’orientamento sessuale sono raccontati in modo delicato senza volgarità o eccessi.
“L’aveva vista nuda, ma non per intero, solo a pezzi, e quando nella sua mente riusciva a metterne insieme le parti per vedere tutto il suo corpo, sentiva un dolce colpo allo stomaco e rimaneva senza respiro. Forse lei si era concessa così di proposito, come una maestra che consegna gli strumenti ma non la soluzione, prodiga ma irraggiungibile”.
I protagonisti ruotano nella vita di Emilio mettendo in luce dubbi, segreti e fragilità.
La solitudine e la incomunicabilità vengono affrontati in modo originale.
L’interesse per i protagonisti è immediato. Euredice, che è tra i personaggi principali della storia, affronta la perdita del figlio, morto alla stessa età di
Emilio, facendo visita al loculo ogni giorno, trovando la risposta giusta per placare il dolore:
“Allora era vero, come le avevano detto, che la morte ricompone tutte le cuciture e completa le mancanze? Che nessuno muore nell’immaturità, perché tutti i morti sono ugualmente adulti poiché hanno vissuto, e il tempo che è durata la vita è una questione secondaria?
Solo ora, sentendo il nome amato in bocca a quel grassone, capì che suo figlio aveva vissuto e che riportarlo in vita non era stato vano, perché luce, calore e parole, una volta vissute, sono vissute per sempre. Suo figlio era morto con la valigia piena”.
Perché leggere Nessun nome per Emilio?
In poco più di 150 pagine, l’autore affronta con profondità condita di sapiente ironia, molti punti comuni alla vita quotidiana degli adolescenti e degli adulti quando s’incontrano o scontrano.
Una narrazione scorrevole, semplice e cristallina anche nei momenti più complessi, rende la lettura piacevole e sempre pronta alla riflessione.
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Sinossi
Emilio gironzola ogni giorno nel cimitero semiabbandonato dietro casa, cercando il proprio nome tra quelli ancora leggibili sulle lapidi scolorite.
Ha una memoria prodigiosa e anomala che non può fare a meno di “comprimere tutti i nomi dei morti nel pantheon portatile della sua testa”.
Il suo nome però non può pronunciarlo se prima non lo trova , perché i defunti lo sentirebbero e, pur di appropriarsene, cercherebbero di farlo morire.
Nei vialetti invasi dalle erbacce, Emilio incontra una donna che ha l’età di sua madre e il richiamo del sesso si fa potente, è una forza scontrosa, incontrollabile, che lo consegna all’irrequietezza della pubertà, giocosa e morbosa.






