Il nome del male di Sarita Massai
Voce al mare
Recensione di Elvira Rossi
Il nome del male è un romanzo di Sarita Massai, edizioni Il Papavero, settembre 2024.
Di che cosa parla Il nome del male?
È possibile attribuire un nome al male?
Il male non può avere un nome se la violenza ricade su una bambina di sei anni. Troppo vasto per essere racchiuso in una parola e tanto devastante da non poter essere raccontato, il male è destinato a restare imprigionato nel buio di un’anima ferita a morte.
Il male senza nome resta nascosto, lo nasconde chi lo provoca, lo nasconde chi lo subisce, lo nasconde chi finge di non sapere.
Eppure il male è lì presente.
Traspare dall’immagine di una altalena vuota, che in un paesaggio desolante oscilla nella vana attesa di una bambina costretta a diventare precocemente troppo grande per giocare in maniera spensierata.
Il male vive nel sorriso spento di una innocenza profanata.
Il male vive nell’angoscia di un ingiusto senso di colpa.
Si tace e si zittisce. Le parole non pronunciate sono soffocate dall’illusione di annientarlo.
Il male innominabile lo si patisce nell’ombra, eppure Sarita Massai con un atto di coraggio fuori dal comune, non scevro da sofferenza, rompe le sbarre della prigione e con un urlo sommesso si ribella al silenzio.
La bambina violata esige di riscattarsi dal dolore, di affrancarsi da una colpa non commessa, di scoprire la propria innocenza.
Il libro “Il nome del male” di Sarita Massai è un atto di amore per quella bambina privata dell’infanzia e trascinata da mani sporche nei miasmi putridi di un crimine.
È un delitto orrendo strappare una bambina dal mondo dell’infanzia facendola sentire diversa dai coetanei e precipitarla in una realtà deformata, incapace di intercettare la sua richiesta di aiuto.
Sarita Massai restituisce visibilità alla bambina invisibile, che rinasce nell’animo di una donna che con amore materno l’accoglie, lenisce le sue ferite, proclama la sua innocenza.
La scrittrice vuole stabilire la pace con sé stessa, perdonarsi pur senza aver nulla da farsi perdonare, desidera ripristinare l’esistenza di un pensiero puro, deturpato ma non infranto da una mano sacrilega.
Il nome del male di Sarita Massai è una storia vera raccontata in termini poetici. La realtà brutale l’avrebbe resa inenarrabile, se non fosse intervenuta la poesia, la sola capace di scavare con gentilezza nell’abisso di un dolore lacerante.
I dettagli, le pause, il tempo sospeso, il non detto, la vaghezza di talune atmosfere, le figure simboliche, tutti tratti distintivi di un linguaggio poetico, consentono al lettore di stabilire un contatto discreto e privo di falsificazioni con l’asprezza di una vicenda umana che ne evoca mille altre a noi sconosciute.
Povere anime sepolte dal silenzio che nessuno ha avuto il coraggio di trarre dall’anonimato per vergogna, pudore, sensi di colpa, difesa dell’onore di chi dall’onore non è stato neppure sfiorato.
Sarita Massai nel condividere il proprio dolore si pone delle domande, per tentare di trovare una spiegazione a un atto ripugnante ed esprime il bisogno di parlarne, perché riconoscendolo sarebbe più facile intervenire in maniera tempestiva.
Perché leggere Il nome del male?
Il nome del male è un libro necessario, indispensabile per riflettere sulla violenza esercitata sui minori.
È un tema imbarazzante, trattato solo quando i fatti di cronaca s’impongono e se le storie, come spesso accade, si svolgono là dove esiste la povertà, si tira un sospiro di sollievo, sperando che il fenomeno sia circoscritto alla periferia. È un pregiudizio da combattere, il degrado morale interessa periferie e quartieri alti con la differenza che chi risiede in alto possiede un potere di difesa maggiore nel salvaguardare la propria reputazione.
La scrittrice non rivolge accuse e non esprime sentimenti di odio, non indica un colpevole, ma dal suo dialogo interiore emerge chiara un’idea: nessuno è innocente di fronte alla violenza sui minori.
La violenza non risiede solo nella mano criminale, ma nella solitudine in cui i bambini vengono lasciati.
La scrittrice mostra le proprie ferite, per sé non chiede nulla, ma chiede tanto per gli altri. Chiede che il silenzio complice sia spezzato, chiede il coraggio di raccontarsi, chiede che ai bambini si presti attenzione.
Attraverso Il nome del male, Sarita Massai, poetessa e scrittrice, che nella parola scritta ha trovato un potente alleato, ci trasmette la speranza che ricostruire una identità frantumata sia possibile.
Sinossi
Non è un racconto classico; pochi i dettagli, ma le immagini si rincorrono, tra spazi vuoti e silenzi, emozioni contrastanti nella realtà deformata e deformante di una bambina violentata nel corpo e nell’anima. Il racconto dei soffocanti effetti del trauma; una pura poesia che cerca di portar via il marcio dal mondo.
Titolo: Il nome del male
Autrice: Sarita Massai
Casa editrice: Il papavero, 2024






