IL CORPO ACCUSA IL COLPO. MENTE, CORPO E CERVELLO
NELL’ELABORAZIONE DELLE MEMORIE TRAUMATICHE – Di Bessel Van Der Kolk

Recensione di Veronica Sicari

corpo colpo

 

Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche è un testo di Bessel Van Der Kolk, edito per la prima volta da Raffaello Cortina Editore nel 2015.

Servendosi della propria esperienza medica e di ricerca, con un impianto fortemente divulgativo, che rende il suo testo accessibile anche ai non addetti ai lavori, Bessel Van Der Kolk ci regala un manuale in grado di fornire diverse informazioni sulla sindrome da stress post traumatico e sulle terapie più efficaci per contrastarla.
Considerato tra i più grandi pionieri dello studio del disturbo post traumatico da stress, Bessel Van Der Kolk, a partire dalle vicende mediche incontrate nella sua lunga ricerca, ci guida per mano negli anni che hanno visto il sorgere dell’interesse della psichiatria nei confronti dei traumi.
Dagli esordi del suo percorso come terapista, sino alla fondazione del Trauma Center di Brookline, e alla sua attività di docente alla Boston University.

La sua prolifica attività di ricerca trae le mosse dalle terapie effettuate sui veterani del Vietnam, già nel 1978, quando ancora le conseguenze dei traumi non erano oggetto di studio approfondito.

Attraverso un’attenta attività di osservazione e ascolto dei propri pazienti, l’allora giovane psichiatra fu in grado di rinvenire sintomi e comportamenti simili tra gli uomini che avevano preso parte al conflitto in Vietnam. Sintomi poi riscontrati in pazienti che, pur non condividendo esperienze belliche, mostravano tuttavia di combattere battaglie con demoni simili.

Nonostante i comportamenti e i disturbi degli ex soldati fossero già stati riscontrati nei decenni precedenti (ad esempio, nei reduci della prima e della seconda guerra mondiale), Van Der Kolk si trovò a lavorare su tali pazienti senza poter contare sul supporto di una letteratura approfondita sul tema. Tuttavia, ciò non costituì un limite, bensì una sfida per il giovane medico:

“La mancanza di letteratura sull’argomento costituiva un handicap, ma il mio grande maestro, Elvin Semrad, ci aveva insegnato a diffidare dai manuali. Disponiamo di un solo manuale, diceva: i nostri pazienti. Dovevamo confidare soltanto in ciò che potevamo imparare da essi e dalla nostra esperienza.

Sembra semplice ma, così come Semrad ci spingeva a fare affidamento sull’autoconoscenza, ci avvertiva, allo stesso tempo, di quanto il processo potesse essere complicato dal fatto che gli esseri umani sono degli esperti in illusioni e nell’oscuramento della verità”.

Insonnie, scatti d’ira, disturbi comportamentali, e ancora problemi fisici apparentemente non connessi a problematiche psichiatriche erano rinvenibili non soltanto in questi uomini, ma anche in giovani e giovanissimi, e adulti di ogni estrazione sociale e di entrambi i sessi.

Il comune denominatore era sempre il medesimo: la sottoposizione ad un forte evento traumatico.

Il trattamento sperimentato con i reduci del Vietnam, basato su colloqui con i pazienti, analisi dei loro incubi, osservazione delle reazioni a taluni stimoli, somministrazione di test di Rorschach, aiutò il terapista a comprendere la difficoltà di queste persone a percepire gli avvenimenti del presente, perennemente (ed involontariamente) sovrapposti a quelli traumatici del passato.

“L’immaginazione è essenziale per la qualità della nostra vita. Ci permette di allontanarci dalla routine quotidiana, fantasticando di viaggi, cibo, sesso, innamoramento, o di poter avere, per esempio, l’ultima parola: tutto ciò che rende la vita interessante. […]

Quando le persone sono costantemente e compulsivamente catapultate nel passato, ovvero all’ultima volta che hanno sentito un intenso coinvolgimento ed emozioni profonde, soffre di un deficit dell’immaginazione, di una perdita di flessibilità mentale.

Senza immaginazione non c’è speranza, non c’è modo di contemplare un futuro migliore, non ci sono posti dove andare, né obiettivi da raggiungere”.

Nel racconto dettagliato della propria ricerca, Van Der Kolk racconta anche l’introduzione del trattamento farmacologico nella cura dei disturbi psichiatrici: nel ’73, fu tra i primi a somministrare litio a pazienti con disturbo maniaco-depressivo.
Tuttavia, ciò che pareva – superficialmente – come il trionfo della scienza sulla patologia psichiatrica, non mancò di mostrare i suoi limiti.

L’eccessivo utilizzo di farmaci in psichiatria finì, infatti, per condurre ad un progressivo abbandono di altre terapie: sebbene fosse innegabile l’immediato miglioramento delle condizioni di salute nei pazienti trattati, di fatto gli psicofarmaci finirono per distrarre i medici dai motivi sottostanti alla sintomatologia.
Fu per tale ragione che, con lo scopo di stanare il trauma e permettere ai propri pazienti di ripristinare il controllo sui propri comportamenti, negli anni ’90 Van Der Kolk, coadiuvato da altri colleghi, utilizzò ciò che all’epoca era una tecnologia di ultima generazione – pet e risonanze magnetiche – per verificare cosa accadeva al cervello dei propri pazienti alla rievocazione dei traumi subiti.

Fu così che, a seguito di una lunga fase di studio, giovandosi di queste nuove tecnologie, poté osservare come la rievocazione del trauma comportasse un’attività celebrare anomala.

“Le scansioni rivelavano, inoltre, come, durante i flashback, il cervello dei nostri soggetti si accendesse soltanto sul lato destro. […] In ogni caso, le nostre scansioni mostravano chiaramente che immagini del trauma passato attivavano l’emisfero destro del cervello e disattivavano quello sinistro. […]

In circostanze normali, i due lati del cervello lavorano insieme più o meno agevolmente, anche in persone che, si dice, abbiano una propensione a usare una parte invece dell’altra.

Tuttavia, avere, nel cervello, una parte o l’altra spenta anche solo parzialmente, o avere una parte completamente lobotomizzata (come qualche volta accadeva nei primi interventi al cervello) è invalidante.

La disattivazione del cervello sinistro ha un impatto diretto sulla capacità di organizzare l’esperienza in sequenze logiche e di tradurre i nostri sentimenti e percezioni dissociate in parole”.

In sostanza, quando le persone traumatizzate rivivono l’evento del passato, il loro cervello reagisce a quella stimolazione come se stesse vivendo quell’accadimento in quel preciso momento.

Nella normalità dei casi, dinnanzi ad una minaccia o pericolo, l’organismo secerne ormoni dello stress; passato il momento, il corpo torna alla normalità.

Ciò non accade nelle persone traumatizzate: di fatto, stante l’incapacità del loro cervello di percepire come scampato un pericolo che credono, invece, imminente e incombente, il loro organismo produce di continuo ormoni dello stress, con la conseguenza, a lungo termine, di maggiore vulnerabilità del sistema fisico. Inoltre, tale perenne stato di vigilanza, porta tali soggetti a non essere in grado di gestire le proprie emozioni o addirittura, nei casi più gravi, di svolgere le normali attività della vita quotidiana.

Dagli studi effettuati in quegli anni, emerse come dinnanzi all’imminenza del pericolo, si potessero attivare due tipo di reazioni diverse: quella della fuga, che spinge il soggetto a sottrarsi in qualche modo alla situazione; quella dell’attacco, che porta il soggetto a reagire al percolo. Accanto a queste, ve n’era un’ulteriore: il congelamento, che invece paralizza il soggetto, che dunque non reagisce in alcun modo.

Quest’ultima è l’esperienza che spesso viene riferita dalle vittime di stupro.
Si tratta della cosiddetta depersonalizzazione, che comporta un ottundimento nella mente, con una complessiva diminuzione di attività in tutte le aree del cervello.

Di solito, nella cura della sindrome postraumatica da stress si utilizza, quale approccio terapeutico, la desensibilizzazione, per impedire alle emozioni di avere la meglio sul paziente.
Tuttavia, il dott. Van Der Kolk ha ritenuto la desensibilizzazione non convincente, e alla lunga addirittura controproducente per i pazienti.
Infatti, sebbene riduca le riesposizioni al trauma e le esplosioni emotive, limitando quindi i problemi di sonno e la cattiva gestione delle emozioni, tuttavia li rende incapaci di godere anche delle emozioni positive, derivanti da singoli piaceri, nonché delle soddisfazioni della vita quotidiana.
Ecco, dunque, che il suo approccio appare innovativo, laddove teso a riprodurre una nuova, corretta – e sana – connessione tra il corpo e il cervello dei pazienti, facendo in modo che anche a livello celebrare si venga a ripristinare una condizione di normalità.

Proprio a tale scopo, le terapie descritte ne Il corpo accusa il colpo sono multidisciplinari: lungi dal limitarsi alla mera somministrazione di farmaci o a effettuare esclusivamente le sedute di ascolto, il terapeuta mescola alla tradizione psichiatrica anche tecniche innovative: yoga terapeutico, programmi teatrali, corsi di karate.

La guarigione dallo stress post-traumatico non può prescindere da un approccio che coinvolga tutto il corpo, stante la stretta connessione tra questo e la mente.
La rieducazione del corpo a percepire ciò che accade all’esterno in maniera corretta, aiuta il cervello a reagire agli impulsi in maniera funzionale.
Già Darwin, nel suo “L’espressione delle emozioni” aveva individuato tale connessione, ancora oggi oggetto di studio, che avviene per il tramite del nervo “pneumogastrico” (o vago), che connette cervello, polmoni, cuore, stomaco e intestino.

“Ma la teoria polivagale ci ha aiutati a capire perché tutte queste tecniche così differenti e non convenzionali funzionano così bene. Ci ha permesso di divenire più consapevoli nel combinare approcci top-down (che attivano il coinvolgimento sociale) con metodi bottom- up (che calmano la tensione fisica nel corpo) […]

Tutti questi metodi si basano su ritmi interpersonali, sulla consapevolezza viscerale, sulla comunicazione vocale e facciale che aiuta le persone a modificare gli stati di attacco/fuga, a riorganizzare la loro percezione del pericolo e ad aumentare la capacità di gestire le relazioni.
Il corpo conserva le tracce: se la memoria del trauma è codificata nelle viscere, nelle emozioni sconvolgenti e di crepacuore, nei disturbi autoimmuni e nei problemi muscolo/scheletrici, e se la comunicazione viscere/cervello/mente è la via maestra per la regolazione emotiva, ciò richiede un radicale mutamento nel nostro modo di concepire la terapia”.

Proprio sulla base di tali riflessioni, la seconda parte del testo Il corpo accusa il colpo si occupa di specificare tali metodi terapeuti, sempre con il supporto di esempi tratti dalla propria esperienza medica.

Ciò che emerge è un approccio multidisciplinare, che è stato in grado di aiutare un enorme numero di pazienti a riprendere le proprie vite, e ad altri di essere in grado di superare le proprie difficoltà con meno apprensione, ritornando a vivere un’esistenza più normale.

Link d’acquisto

https://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/bessel-van-der-kolk/il-corpo-accusa-il-colpo-9788860307583-1630.html

 

Sinossi

In questo libro, Van Der Kolk amplia radicalmente lo spettro delle cause e delle conseguenze del trauma, dando speranza e fornendo spiegazioni chiare a chiunque ne sia colpito.

Sulla base di trent’anni di esperienza e pratica clinica, evidenzia che il terrore e l’isolamento, aspetti centrali del trauma, rimodellano radicalmente sia il corpo sia il cervello.

Le nuove conoscenze sull’istinto di sopravvivenza spiegano perché le persone traumatizzate sperimentino un’ansia e una rabbia intollerabili, e permettono di capire lìimpatto del trauma sulla capacità di concentrazione e di memorizzazione, e sulla possibilità di instaurare relazioni basate sulla fiducia, sentendosi nel proprio corpo.

Integrando i recenti progressi delle neuroscienze e degli studi sull’attaccamento, l’autore de Il corpo accusa il colpo indica nuovi percorsi di ricerca, che consentono di ricablare il funzionamento cerebrale, contrastando il senso di impotenza e invisibilità associato al trauma e facendo sì che adulti e bambini possano recuperare la padronanza del proprio corpo e della propria vita.

 

Titolo: Il corpo accusa il colpo
Autore: Bessel Van Der Kolk
Edizione: Raffaello Cortina, 2015