La ragazza senza radici di Cristina Caboni
Voce alle Donne
Recensione di Emma Fenu
La ragazza senza radici è un romanzo di Cristina Caboni edito da Garzanti nel 2024.
Di cosa tratta La ragazza senza radici?
Adeline lavora come archivista negli uffici del comune di Nizza, è giovane, bella, elegante, colta, sensibile: ha una vita apparentemente perfetta e equilibrata, mai fuori dalle righe, sobria come gli abiti che indossa.
Ma un’acqua calma nasconde sempre, negli abissi, il turbine della tempesta.
Miranda, giunta a Nizza da Sanremo per avere informazioni sul suo bambino nato morto nel 1949, sarà colei che, scavando nel fango della propria storia, porterà con sè Adeline: le due donne sono meno lontane e diverse di quanto possa sembrare.
Sono unite da segreti di famiglia, da maternità negate, da abbandono e da un cordone rosso fatto di sangue e non solo. Fatto di vino, di tralci, di frutti succosi, di fermentazione sotto le onde del mare, di radici che bucano la terra e di rami che cercano il cielo.
Una storia, La ragazza senza radici, intensa, commovente, ricca di colori e sapori: un’esperienza emozionale e sensoriale che coinvolge il lettore e che lo accarezza fino a scuotere le acque della memoria.
Ma basta un tocco, anche se delicato, perché il passato trascini il futuro indietro, in cerca di risposte.
Perché leggere La ragazza senza radici?
La ragazza senza radici ci racconta la storia di una donna che è stata abbandonata da neonata e di un’altra che non riesce a trovare documenti che attestino la vita (o la precoce morte) del suo bambino che è convita di aver rivisto, vivo, da adulto.
La trama è già molto avvincente e tocca temi profondi come l’identità, le origini, la maternità, l’adozione, la filiazione d’anima.
Ma c’è ancora e oltre in queste pagine profumate.
Siamo tutti con radici e senza, dipende dal modo in cui il nostro sguardo si concentra sul passato.
Le radici non sono solo nomi e cognomi inseriti in un albero genealogico, ma si estendono nelle viscere e nel profondo, fino al grembo sacro della madre terra, fino a quella Natura che ci avvolge, ci nutre e ci cura ma richiede rispetto.
E gli uomini, talvolta, sono matricidi e strappano radici, dimenticando che, così, stanno recidendo anche ali.
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Sinossi
Un vino che ha riposato sul fondale sabbioso del mare, cullato dalle onde.
Adeline non aveva mai sentito parlare di nulla del genere. Eppure, da quando lo ha assaggiato, è cambiato qualcosa in lei. Forse perché a donarglielo è stata Miranda, l’anziana donna che un giorno, all’improvviso, si è presentata agli archivi del comune di Nizza, dove Adeline lavora, per avere informazioni su un figlio che credeva morto alla nascita. Miranda è certa di averlo visto, ormai adulto, ma non ha fatto in tempo a fermarlo.
Adeline sa che non deve assecondare le sue richieste, che il passato è passato e va lasciato dov’è. Se lo ripete ogni giorno per non pensare ai genitori che l’hanno abbandonata neonata senza mai cercarla.
Ora è una donna realizzata, non deve voltarsi indietro. Ma l’emozione e la disperazione che ha letto negli occhi di Miranda hanno smosso qualcosa dentro di lei. Deve aiutarla a trovare suo figlio.
Da sempre affascinata dalla genealogia, Adeline è capace di frugare tra vecchi documenti e carte dimenticate per scovare un indizio; una ricerca in cui vorrebbe accanto a sé Damien, l’assistente sociale che le ha insegnato a guardare avanti e a medicare le proprie ferite. Ma lui ha paura che indagare le origini di una famiglia possa farle troppo male.
Adeline ne è consapevole, ma qualcosa di speciale la lega a Miranda.
Quello che non sa è che le famiglie nascondono sempre dei segreti che non per forza vanno svelati. Alcuni possono mettere tutto in discussione.







