Laura Lazzari Vosti: intervista alla co-autrice di Storie di Parto

Voce alle Donne

a cura di Emma Fenu

laura lazzari
Laura Lazzari Vosti è una studiosa nell’ambito dei Motherhood Studies e delle Medical Humanities.
In qualità di Collaboratrice Scientifica alla Fondazione Sasso Corbaro dirige la Summer School “Maternità e Medical Humanities” e partecipa a vari progetti di ricerca sulle rappresentazioni di gravidanza, parto e post-parto nella società contemporanea. È ricercatrice affiliata al Dipartimento di italianistica dell’Università di Georgetown e insegna il corso “Birth Narratives” alla Georgetown Medical Humanities Initiative.
Oltre alle sue attività di ricerca e insegnamento, è co-presidente dell’Associazione Nascere Bene Ticino e insegna corsi preparatori al parto e al periodo post-parto secondo i metodi HypnoBirthing® e HypnoMothering®.

Ho conosciuto Laura Lazzari Vosti, autrice di altre pubblicazioni oltre a Storie di parto, scritto in collaborazione con Isabella Pelizzari Villa ed edito per Ulivo Edizioni nel 2024, nel corso di un convegno sul corpo delle donne tenutosi all’Università di Parigi Nanterre: entrambe siamo intervenute in relazione ai nostri ambiti di ricerca, ma abbiamo anche condiviso esperienze umane e professionali.

Benvenuta nel salotto di Cultura al Femminile, cara Laura. Entriamo subito nel vivo dell’intervista: il corpo delle donne è socialmente connesso con il concepimento, il parto e la maternità?

Grazie, Emma.
Il corpo e le scelte delle donne sono profondamente scrutinati e influenzati dalle aspettative e dalle richieste della società.
Se da un lato le società contemporanee sono sostanzialmente tutte pro-nataliste e pongono l’accento sulla maternità come elemento essenziale per una completa realizzazione dell’identità femminile e per il passaggio all’età adulta, dando esplicitamente per scontato che ogni donna voglia diventare madre; dall’altro, i servizi e le misure di sostegno per le donne e le loro famiglie non sono sempre adeguati e la maternità, anche quando desiderata, viene rimandata.
Per quanto riguarda la nascita, inoltre, la progressiva medicalizzazione della gravidanza e del parto, anche nel caso di gestazioni fisiologiche e quindi considerate a basso rischio, ha ridotto il campo di azione delle ostetriche, sottomettendole all’autorità medica e ha contribuito ad alienare le partorienti da un evento di cui in passato erano protagoniste attive.
Oggi molte donne che portano avanti gravidanze a basso rischio vivono il loro parto in maniera passiva e si affidano completamente alle pratiche mediche, convinte che il loro corpo sia in qualche modo difettoso e incapace di partorire senza l’aiuto di un/a ginecologo/a-ostetrico/a, in un contesto ospedaliero. Chi fa una scelta diversa deve fare i conti con il giudizio della società.

I movimenti femministi italiani come si pongono nei confronti della maternità e delle problematiche inerenti?

Ci sono varie correnti femministe che si pongono in maniera molto diversa di fronte alla maternità.

Rispetto ad altre realtà, tuttavia, ho l’impressione che in Italia le opinioni delle femministe radicali siano più dominanti che in altri contesti, fra cui –ad esempio– il Nord America.
Di conseguenza, opinioni contro la gestazione per altri e contro l’autocertificazione di genere sono diffuse anche fra chi si proclama femminista, contribuendo a delegittimare e ad alimentare pregiudizi nei confronti delle famiglie considerate non tradizionali e fra le persone incinte che non si identificano con il genere femminile.

Quali sono le reazioni a seguito di aborto e violenza ostetrica?

Se l’interruzione volontaria della gravidanza, nonostante tutte le problematiche attuali, è stata ed è tuttora considerata un cavallo di battaglia per le femministe, l’aborto spontaneo, terapeutico, il lutto perinatale e il fallimento delle tecniche di procreazione assistita (assimilabili ad una perdita) hanno raramente costituito temi centrali fino a tempi recenti.

Il lutto in seguito a un aborto involontario o a una morte in utero non è sempre riconosciuto nella nostra società che spesso risponde in maniera poco empatica a chi sperimenta questo vissuto drammatico e che non dispone di rituali specifici ed efficaci per legittimare ed elaborare questa perdita.
Anche gli episodi di violenza ostetrica, analogamente alle violenze sessuali, non sono ampiamenti riconosciuti dagli operatori sanitari, silenziando le storie e i vissuti delle vittime.

Si tratta di tabù che fortunatamente negli ultimi anni hanno iniziato a essere sbriciolati grazie alle campagne di sensibilizzazione promosse e alle testimonianze condivise attraverso i social media e la letteratura.

La depressione post-partum è ancora un tabù perché riconosce nella maternità zone d’ombra?

Fra i numerosi tabù che ruotano attorno alla maternità, la depressione post-parto è uno dei primi ad essere stato messo in discussione, anche se in tempi relativamente recenti.
Credo che oggi, grazie alla prevenzione e all’attenzione rivolta alle partorienti, ci sia una maggiore accettazione e consapevolezza attorno a questa patologia che fortunatamente, se riscontrata tempestivamente, può essere curata in maniera efficace.

Penso, tuttavia, che i sensi di colpa inculcati alle madri, dovuti in parte a una rappresentazione idealizzata dell’immagine materna, ancora ampiamente diffusa e promossa nel contesto culturale italiano, contribuisca a far sentire le donne che soffrono di depressione post-partum inadeguate e a rendere più difficoltosa la richiesta di aiuto e sostegno.

Perché dare voce e rompere il silenzio è importante?

È sorprendente che, nonostante la loro frequenza e il loro impatto sulla salute fisica e mentale delle donne e delle loro famiglie, temi quali infertilità, violenza ostetrica, lutto perinatale e psicopatologie materne siano stati a lungo taciuti.

Per fortuna, nel corso degli ultimi anni queste tematiche hanno iniziato a emergere in maniera preponderante.

Dare voce a queste storie e rompere il silenzio permette di frantumare tabù, informare chi legge, normalizzare questi vissuti e trovare nuove modalità per offrire supporto e comprensione sia a livello sociale che da parte del personale medico. Il fatto che le persone coinvolte abbiano finalmente iniziato a denunciare abusi e carenze nell’ambito della comunicazione e della cura, contribuisce a stimolare anche il cambiamento e un adeguamento dei protocolli medici.

 

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Sinossi

Il volume raccoglie i materiali del concorso di scrittura “Storie di parto”, lanciato da ANBT nel 2022.

Scopo del concorso era rendere visibile l’esperienza della nascita attraverso la narrazione, facendo emergere punti di vista diversi da quelli ufficiali o istituzionali. L’iniziativa si è arricchita di nuovi stimoli trasformandosi in un progetto multimediale e i nove testi vincitori sono disponibili anche come audioracconti sul sito della RSI.

Muovendo da punti di vista, sensibilità ed esperienze diverse, nel loro insieme le storie di parto raccolte in questo volume compongono una trama polifonica che mette in luce la ricchezza di senso della nascita, accompagnando le lettrici e i lettori in un viaggio emozionante.