Ho cambiato le parole – di Rita Francese

Ho cambiato le parole – di Rita Francese

ho cambiato le parole

Ho cambiato le parole – di Rita Francese

 

intervista a cura di Emma Fenu

ho cambiato le parole

 

Ho cambiato le parole è un romanzo di Rita Francese edito da Les Flaneurs nel 2021.

Quante cose ho cambiato. Ho cambiato il colore dei capelli e la nazione in cui vivo; ho cambiato taglia di vestiti e ho cambiato marito; ho cambiato le convinzioni errate e ho cambiato i sogni irrealizzabili.

Ho cambiato mille emozioni e con mille nuove parole le ho convocate, chiamate, battezzate, ripudiate, riaccolte e ricambiate.

Non ho mai cambiato me e la mia storia, ho cambiato le parole. E non è un cambiamento da poco.

Di questo e altro discorrerò oggi con Rita Francese, scrittrice e docente, che ho incontrato poche volte nella mia vita, ma mi sembra di conoscere da sempre, la conosco da sempre perchè ci comprendiamo, una nell’altra (e io sono alta 1.65, le ci sto due volte dentro la sua lunghezza).

Benvenuta, Rita, nel salotto di Cultura al Femminile. Questa tua prima prova da romanziera, Ho cambiato le parole,  attinge a un’esperienza autobiografica?

 

Grazie Emma.

Sì, sicuramente. Ho raccontato le mie emozioni così come sgorgavano.

Le ho messe insieme nel corso degli anni.

Frammenti di giornale che mi hanno colpito, storie tramandate e appuntate nel tempo.

Fantasia, ovviamente. Io sono di natura scientifica, per cui inventare una storia è un po’ fuori dal mio seminato e c’è voluto tempo.

La morte dei miei genitori: le pagine in cui sono descritte la perdita di Willy e Matteo le ho scritte quando i miei genitori se ne erano appena andati. Lì ci sono davvero io.

Ho cambiato le parole si staglia fra il romanzo storico, la saga familiare e il romanzo di formazione. Quale è stata la scintilla che ha mosso penna, pancia e cuore?

Anche se questo sarebbe il mio quarto libro in realtà è il primo.

L’ho elaborato e rielaborato per anni. Non è un libro che è stato scritto per un pubblico esterno. L’ho scritto per me. Quando l’ho fatto leggere è piaciuto e così mi sono decisa a pubblicarlo.

Scrivere mi aiuta a discernere fra le mie emozioni. Vederle sulla carta vuol dire prenderne coscienza e superare i momenti di difficoltà, come rivivere i momenti di gioia, non dimenticarli mai più.

Ho voluto narrare come sia bello essere donna.

Ad esempio, l’amore di una madre per il proprio figlio, accarezzare i suoi piedini ed i suoi sorrisetti è una gioia indescrivibile, ma anche quanti soprusi si debbano subire, come nel caso della storia del manicomio e dell’isteria descritta nel libro, che corrisponde ad un fatto vero.

Ho trattato anche la violenza psicologica. Tutto senza invettive. A volte i fatti bastano da soli.

Come definiresti una famiglia?

La famiglia è molto più di un legame di sangue.

Si può avere una famiglia numerosa, ma essere ugualmente soli perché ognuno ascolta solo se stesso. La famiglia è un’attitudine. Devi coltivarla, se la lasci andare da sola muore.

La famiglia è trovare sempre il tempo, farlo uscire fuori. Molte volte non hai nulla in cambio. Non fa nulla, investi. Poi vedi che qualcuno compare e ti fa un sorriso quando non te l’aspetti, proprio quando ne hai bisogno.

La famiglia è anche un ragù che sobbolle il giorno di Natale, è esserci. Non sempre e non tutti insieme, ma alla fine qualcuno c’è.

Chi saresti se la tua famiglia fosse diversa?

Nella mia famiglia di origine siamo cresciuti con un fortissimo, direi esagerato, senso del dovere e rispetto delle regole.

Ancora adesso, quando vorrei fare qualche cattiveria mi sembra di sentire una vocina interiore, quella di mia madre, che mi redarguisce. Vorrei essere più leggera e dedicarmi a cose frivole più spesso, ma l’imprinting dell’educazione originale è molto forte.

Cosa molto importante: la famiglia non è solo quella anagrafica. A volte una famiglia è la casa di un’amica che ti raccoglie quando la tua diventa inospitale perché i tuoi genitori litigano. A volte capisci come vorresti la tua famiglia guardandoti intorno.

Mio marito ha molto influito su di me. Siamo cresciuti insieme. Grazie a mio figlio Oreste, un ragazzo autistico di 28 anni, sono cambiata. Ero un po’ superficiale e distratta, ma poi mi sono dovuta incamminare in un mondo fatto di sofferenze e solitudine, ma anche di solidarietà e di affetto.

Questi aspetti mi erano del tutto sconosciuti.

Mio figlio Guglielmo mi ha insegnato che essere madre è molto difficile. Non tutti siamo forgiati con lo stesso metallo. Non è detto che quello che io ritengo giusto calzi per lui, che ha esigenze diverse, che un figlio è come un pezzo di cuore che va in giro per il mondo, ma che bisogna mordersi le labbra e lasciarlo andare.

Cambiare le parole implica adottare un linguaggio di amore e perdono o assumere una nuova consapevolezza degli eventi?

Cambiare le parole vuol dire prendere consapevolezza di chi siamo, di cosa vogliamo e fare di tutto per cambiare il nostro destino.

 Le parole possono la cambiare le famiglie. Possono anche cambiare il mondo?

Difficile, ma non impossibile. Io nel mio piccolo, con i miei libri, provo a trasmettere un messaggio positivo.

Anche sull’autismo: vedere la persona che c’è dentro l’autismo, non la sua condizione.

Amare mio figlio Oreste in quanto persona, che poi sia una persona con autismo non c’entra su come sia la sua anima, quali siano i suoi sentimenti. Per cambiare il mondo con le parole si deve riuscire a farsi ascoltare e questo non è facile con il grande fragore mediatico che ci circonda.

Una voce ha difficoltà a farsi largo in tutto questo rumore. Ma non è impossibile. Greta ci riesce.

Qual è la tua parola preferita? Quella che non hai mai cambiato o l’ultima che hai saputo cambiare?

Rispondere a questa domanda rivelerebbe troppo del contenuto del libro. Divagherò.

Come dicevo, passare da “ho un figlio autistico” a “ho un figlio, con autismo” è stata una rivoluzione per me. Vuol dire voler bene alla persona e considerarla come una cosa separata dalla sua diagnosi.

Passare da “si salvi chi può” ad “la mia porta è sempre aperta” consente di trasformare tutto quello che ci circonda con un tocco magico.

Ho cambiato la parola “uscire” con la parola “casa”.

Stavo male in casa, cercavo sempre compagnia, ero sempre in giro, per quanto possibile.

Con la pandemia mi sono riappropriata della sensazione di stare bene in casa e di cucinare qualcosa di buono per la mia famiglia. Ho cambiato la parola “panino” che propinavo loro ogni sera con qualche buona pietanza cucinata con affetto. Dove c’è cucina c’è amore.

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Sinossi

Conforto e rabbia, amore e odio, fiducia e bugie.

La famiglia è croce e delizia, ma può anche diventare la nostra prigione.

È quello che accade a Willy, una fascinosa ragazza piemontese dalla vita ricca di interessi e prospettive internazionali, quando incontra Matteo, un bel giovane meridionale taciturno e seducente. Irresistibile.

Senza conoscere nulla di lui e della sua famiglia, Willy segue Matteo nel pittoresco paesino della Campania in cui lui vive.

È incosciente. Accecata dall’amore, è convinta che la sua vita sarà meravigliosa, ma ben presto dovrà scontrarsi con la dura realtà della famiglia Giordano.

Guidati da Paola, una “dei” Giordano, viaggeremo nel loro tempo a ritroso, dal primo dopoguerra fino ai giorni nostri, in una storia di genitori, figli, nonni, fratelli e sorelle, gelosie, tradimenti, dolori e bugie ma anche gioie.

Una girandola di emozioni e intensità in un cerchio che non riesce mai a chiudersi. Ma l’amore è infinito, e riesce sempre a cambiare le parole.
Titolo: Ho cambiato le parole
Autore: Rita Francese
Edizione: Les Flaneurs, 2021

 

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