Maddalena Tiblissi, autrice di Operazione Via Maris
Voce alle Donne
intervista a cura di Emma Fenu

Maddalena Tiblissi è un’artista poliedrica nata in Sardegna. Le sue radici la fanno sentire cosmopolita.
Scrive gialli dove il paesaggio non è solo uno sfondo, ma un protagonista, spesso inquietante.
Ha pubblicato la spy story Intrigo a Istanbul pubblicata da Parallelo45, e i romanzi Il caso Rebecca e Operazione Via Maris pubblicati da Arpeggio Libero Edizioni.
Oggi è gradita ospite del salotto di Cultura al Femminile: mi si accosta una presenza elegante, dolce, misurata, eppure incisiva, consapevole. Una maestra del giallo.
Benvenuta Maddalena, da dove nasce la tua passione per la letteratura gialla?
Grazie Emma.
La mia passione è nata da ragazzina, quando divoravo i classici. In particolare, è stata Agatha Christie a “stregarmi”: mi affascinava quel meccanismo perfetto dove ogni dettaglio conta e c’è una sfida costante tra l’autore e il lettore.
Scrivere un giallo, per me, significa provare a ricreare la stessa magia che provavo allora.
L’ambientazione del romanzo Operazione Via Maris è davvero ipnotica e intrigante: cosa ti ha ispirata?
Ti ringrazio. L’ispirazione è un intreccio tra la mia memoria letteraria e la mia visione artistica.
Il viaggio sul Simplon Orient Express è un esplicito omaggio verso Agatha Christie e quell’eleganza sospesa nel tempo che solo un treno come quello può offrire, facendo sognare chi legge.
Il furto dei sette quadri, invece, è il cuore dell’enigma.
Da pittrice, ho provato a creare un’ambientazione come fosse un quadro: ho usato la luce e i colori per creare l’atmosfera, quasi come se il lettore potesse “vedere” il mistero attraverso i miei occhi di artista.
È possibile che un giallo abbia valore di denuncia sociale e di osservazione del percorso di crescita individuale?
Assolutamente sì. Credo che il giallo sia un genere perfetto per contenere riflessioni profonde: non è solo il mistero ad attirare il lettore, ma soprattutto la storia dei personaggi e il contesto a comunicare qualcosa come una denuncia sociale o anche ad immergersi in un percorso di crescita individuale.
Le mie storie, ambientate nei “Ruggenti anni ’20”, mi permettono di esplorare temi che, pur lontani nel tempo, risuonano ancora oggi: se ne Il caso Rebecca ho affrontato l’oscurità del proibizionismo e le radici della mafia a Chicago, in questo nuovo romanzo Operazione via Maris la trama dei furti di opere d’arte diventa un pretesto per scoprire percorsi artistici e storici, tra i quali la Via Maris.
La crescita del mio detective; Richard Todd, non è solo professionale ma umana: risolvendo un enigma, comunica al lettore la comprensione di frammenti di storia o società che, magari, prima si ignoravano.
Durante le presentazioni molti lettori mi dicono che “scrivo come dipingo”. Per me è il riconoscimento più grande, perché significa che sono riuscita a trasmettere quella stessa densità di colori e di sfumature della tela sulla carta.
Non scrivo solo per risolvere un caso, ma per fare “abitare” al lettore un’atmosfera, proprio come davanti a un quadro.
Sappiamo, dunque, di 7 quadri rubati. Puoi svelarci quale dei tanti simboli del numero è stato per te più importante?
Il furto riguarda sette opere di maestri italiani, alcune delle quali legate all’iconografia dell’Apocalisse.
Uno dei più significativi è “Tobia e l’angelo” di Santi di Tito. Proprio come l’angelo Raffaele guida Tobia nel buio, volevo che l’arte guidasse il mio detective verso la verità, aiutandolo a “vedere” ciò che all’ispettore di Scotland Yard sfuggiva.
Mi affascinava l’idea di usare l’arte non solo come bellezza, ma come indizio.
Rubare un’opera che raffigura la “fine del mondo” aggiunge una posta in gioco altissima: Richard Todd, il detective dei miei romanzi, non deve solo ritrovare degli oggetti preziosi, ma decifrare un messaggio simbolico che corre tra i vagoni del Simplon Orient Express e del lussuoso treno Parigi-Roma.
Richard Todd ha un legame quasi ossessivo con il numero sette, una fissazione le cui radici affondano nella sua infanzia e che ho approfondito ne Il caso Rebecca.
Per lui, il sette non è mai una coincidenza: è un segnale nel caos dell’indagine.
Per me invece questo numero rappresenta la perfezione e la completezza.
Esiste, a tuo avviso, una letteratura al femminile?
Certamente, come prospettiva unica, così come nella pittura.
Esiste una sensibilità femminile nel tessere le trame, un’attenzione particolare alle sfumature psicologiche e alle dinamiche umane che spesso va oltre la risoluzione del crimine.
Nel mio caso, essere anche pittrice mi permette di guardare al mistero con una cura per il dettaglio e un’empatia che sono tipiche di un certo sguardo femminile: un modo di “dipingere” i sentimenti oltre che i fatti.
Nei miei romanzi gialli il punto di vista femminile è ancora più interessante perché la decade degli anni
‘20 è stata foriera di grandi cambiamenti per le donne.
Chi è Maddalena Tiblissi? Cosa hai dell’immagine classica della scrittrice di gialli?
Un’artista che ha capito che, a volte, un quadro non basta per raccontare una storia.
Nelle mie trame posso far muovere i personaggi, dare loro una voce e svelare il mistero insito nella storia.
Dell’immagine classica della scrittrice di gialli ho la curiosità analitica, ma la mia scrittura resta sempre “visiva”.
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Sinossi
Operazione Via Maris è un avvincente romanzo che intreccia mistero, spionaggio e amore in un’Europa sull’orlo del cambiamento.
Tra furti di opere d’arte, codici segreti e intrighi internazionali, segui le vicende di Greta Jones, una donna enigmatica e affascinante, e Richard Todd che, dopo Il caso Rebecca si ritrova a indagare su una serie di furti di opere d’arte che lo porteranno a scoprire verità inaspettate.
Sullo sfondo di città come Londra, Roma e Istanbul, si dipana una storia ricca di colpi di scena, dove ogni personaggio nasconde un segreto e ogni azione ha conseguenze imprevedibili.
Un viaggio tra ombre e verità, dove il passato e il presente si intrecciano in una danza pericolosa. Sei pronto a scoprire cosa si cela dietro l’Operazione Via Maris?






