Lucia Guida, autrice di Oltre la porta socchiusa

Voce alle Donne

Intervista a cura di Emma Fenu

 

lucia guida

 

Lucia Guida abita e lavora a Pescara dove insegna lingua inglese. Scrittrice poliedrica, ha partecipato ad antologie di prosa  per varie case editrici e ha ottenuto svariati e prestigiosi riconoscimenti.  Oltre la porta socchiusa, edito nel 2024 per i tipi di Arkadia, è il suo quarto romanzo e la sua sesta pubblicazione da solista.

Cura un blog su WP, diverse pagine su meta dedicate ai suoi libri e alla sua attività di autrice e collabora con la rivista mentinfuga.

Abbiamo il piacere di poterla intervistare in merito al suo romanzo, intenso e coraggioso, denso di riflessioni universali e di riferimenti alla società odierna, intitolato Oltre la porta chiusa.

Benvenuta nel salotto di Cultura al Femminile, cara Lucia.

Entriamo nel vivo della tua ultima opera: cosa simboleggia la porta socchiusa che compare nel titolo?

Grazie Emma.

La porta socchiusa, parte del titolo del mio romanzo scelto con il placet del mio editore, è una metafora che, secondo me, si presta a diverse interpretazioni da parte del lettore a seconda dell’esperienza individuale di quest’ultimo e da ciò che in base alle vicende da me narrate riesce a far affiorare in superficie e quindi a sua totale e libera interpretazione.

Quando l’ho scelta io ho personalmente pensato a tutto ciò che nella quotidianità di ciascuno di noi può apparire diverso da ciò che poi nella realtà rappresenta. A quel segmento di conoscenza mancata e lacunosa, o anche immaginata, con cui a volte avvolgiamo cose, persone e situazioni del nostro vissuto perché è indubbiamente più comodo che possano sembrarci a nostra immagine e somiglianza.

 

Il passato torna per chiedere risposte al futuro o per liberarlo da nodi irrisolti?

Gran bella domanda a cui è difficile dare una sola risposta, secondo me.

L’ideale sarebbe mediare queste due istanze, volendo e potendo: anche in base a ciò che siamo diventati possiamo elaborare il nostro futuro, a patto di liberarci da quelli che tu hai giustamente chiamato i nodi irrisolti e che ci rallentano nel percorso intrapreso sabotandolo se non siamo bravi a individuarli e a provare a superarli.

Magari attraversandoli, se siamo in grado di farlo…

Cosa è l’equilibrio interiore? Una ricerca o una conquista?

 

Con molto buonsenso ti direi che è ciò che ci permette di essere al meglio mettendo sul piatto della bilancia i nostri punti di forza e quelli di debolezza cercando di non pendere mai da nessuna parte in maniera preponderante.

Per me è stata una conquista faticosa e per certi versi dolorosa, sofferta.

Salvo poche eccezioni quand’ero ragazza l’educazione affettiva non era in cima alle priorità educative di genitori e insegnanti come adesso.

Crescere un figlio era essenzialmente provvedere a non fargli mancare nulla. Alle implicazioni psicologiche legate a questo processo complesso poco si pensava.

Questo, forse, è il motivo per il quale mi sono dedicata anima e corpo alla lettura: i libri mi fornivano quelle risposte che i grandi difficilmente mi davano e che io ricercavo con molta avidità e fame di vivere.

 

Le relazioni umane possono essere salvifiche o tossiche: come riconoscerle?


Con una buona dose di esperienza concreta che però, ahimè, richiede tempo per potersi formare.

Ecco perché un’educazione all’affettività e al sentimento impartita in maniera precoce potrebbe fare la differenza.

I bambini si fidano istintivamente di tutti, anche di quelle persone da cui dovrebbero scappare a gambe levate. Se non adeguatamente addestrati a riconoscere false profferte di amore e di amicizia corrono rischi notevoli. In questo riconoscimento e nella gestione accurata dei sentimenti e delle emozioni è racchiusa la loro salvezza. Che è poi la salvezza di noi tutti.

Nel discorso faccio rientrare anche e soprattutto i genitori, che in teoria dovrebbero essere coloro che per primi hanno il compito di salvaguardare l’affettività del bambino comportandosi con lui in maniera matura e adulta. Ponendosi come figure di riferimento nette e non confuse assumendo atteggiamenti ben precisi e rispondenti al ruolo da essi ricoperto.

Quando questo patto educativo viene a cadere ecco che da grandi si porteranno immancabilmente avanti imprinting sbagliati che potrebbero condurre a relazioni umane disfunzionali, troppo caricate cioè sull’apporto di uno dei due, in coppia o comunque in un rapporto a due.

Se è vero che non ci si salva da soli e che degli altri abbiamo bisogno in virtù della nostra innata socialità non bisogna però demandare a terzi la nostra salvezza: per star bene con chi ci circonda dobbiamo in primis star bene con noi stessi.

La tossicità, poi, in una relazione è proporzionata al valore che ci viene riconosciuto.

Chi ci ama davvero è sempre felice dei nostri progressi perché è in grado di gioire per noi e con noi senza secondi fini, in maniera duratura.

Vorrei dire molto altro ma mi fermo qui, l’argomento è davvero complesso e meriterebbe una trattazione a sé. Sono comunque contenta di averne parlato nel mio romanzo.

 

Che funzione assolve il lieto fine: una rassicurazione, un auspicio o un nuovo inizio?

 

Scrittoriamente parlando nel caso di Oltre la porta socchiusa una conclusione coerente e coesa, in linea con la storia da me narrata che al suo interno nasconde comunque parti oscure in relazione a un personaggio in particolare.

Mi spiego meglio: in questo mio quarto romanzo l’happy ending c’è pur non essendo stato in precedenza, tuttavia, un elemento costante del mio modo di narrare.

La mia visione esistenziale è di sicuro improntata a positività anche se io sono assai consapevole delle luci e delle ombre che popolano le giornate dell’essere umano. Nei giorni nostri il confine tra il bene e il male si è fatto sottile o almeno siamo noi a percepirlo tale; manca spesso la riflessione su ciò che facciamo probabilmente perché riflettere su noi stessi ha dei costi che non sempre siamo pronti a sostenere.

Io credo che ciascuno di noi dovrebbe provare a intraprendere un percorso di crescita; la scoperta di quelle sfaccettature che non ci piacciono potrebbe forse all’inizio metterci in crisi ma finire con lo spingerci a migliorarci.
La trama di “Oltre” in tal senso un suggerimento lo offre: dal male può venir fuori qualcosa di significativo.

Non a caso De André a tal proposito è stato efficacissimo parlando di diamanti e letame nella sua “Via del Campo”: il male rischiato da  Alice le ha fatto guadagnare un “impegno”  di tipo affettivo da parte della persona di cui lei è innamorata spingendola a venire allo scoperto e  ad ammettere i suoi reali sentimenti.

 

Cosa ti ha spinto a scrivere il tuo romanzo? Qual è il filo rosso che si snoda nella narrazione?

 

Il fil rouge che permea tutto quello che dal 2012 a oggi ho scritto come prosatrice “solista” è certamente la mia piena volontà di parlare dell’universo femminile e delle sue tante sfaccettature ponendolo in risalto senza contrapporlo a quello maschile, su un piano di assoluta complementarità che secondo me giova a entrambi.

A ciò si aggiunga la mia idea di focalizzare l’attenzione del lettore su quanto oggi sia difficile instaurare relazioni affettivo-sentimentali sane e di spessore andando in profondità e mettendo in gioco i sentimenti: lo stalking e il ghosting ma anche la difficoltà di esporsi  in maniera chiara e propositiva in un rapporto a due credo siano altre tematiche importanti di Oltre la porta socchiusa.

Hai altri progetti a cui ti stai dedicando?


Due progetti di scrittura in prosa di tipo differente, condotti alternando l’uno all’altro proprio in virtù di questa loro dissomiglianza.

Gli articoli sulla rivista mentinfuga, anch’essi elaborati senza grandi scadenze grazie al direttore editoriale che ha compreso come io sia decisamente per lo slow-writing, per la capacità di scrivere e narrare solo e soltanto se ho qualcosa di rilevante da comunicare.

Un progetto di tipo lavorativo, infine, di cui dirò più in là, a cose fatte, in linea con la mia formazione e le mie competenze professionali.

 

 

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Sinossi

Alice Bellucci, impiegata quarantenne single, viene coinvolta in un grave incidente automobilistico che le causa una perdita parziale della memoria. Quasi contemporaneamente viene licenziata così da essere costretta a ripensare completamente la propria vita.

Al suo recupero psicofisico partecipano la sorella, il cognato e il nipote che diventano autentici punti di riferimento. E poi arrivano Carlo, affascinante e sfuggente, con cui intrattiene un’amicizia platonica destinata in breve tempo a esaurirsi, e Paride, imprigionato in un rapporto sentimentale disfunzionale con una donna impegnata e anche lui alla ricerca di un baricentro affettivo più stabile. Sebbene nessuno dei due desideri ulteriori coinvolgimenti emotivi, tra loro nasce una forte intesa. Ma le ambiguità che galleggiano sullo sfondo della relazione presto la inquinano irreversibilmente.

Alice si ritrova ancora una volta sola e alla ricerca di una stabilità economica oltre che affettiva. Un romanzo sulla vita, sulla ricerca del proprio destino e della felicità in un mondo spesso contrario e nemico.

 

 

Titolo: Oltre la porta chiusa
Autrice: Lucia Guida
Edizione: Arkadia, 2024