Donne che allattano cuccioli di lupo di Adriana Cavarero
Voce alle Donne
Recensione di Emma Fenu
Donne che allattano cuccioli di lupo è un saggio di Adriana Cavarero edito da Castelvecchi nel 2023.
Di cosa tratta Donne che allattano cuccioli di lupo?
Il tremendo
Il saggio di Adriana Cavarero esordisce con un’analisi del testo La frantumaglia di Elena Ferrante, edito nel 2016. Il proposito dell’autrice è indagare sul lato oscuro della maternità, in contrasto con l’immagine luminoda della Madonna con il Bambino, emblema dell’idillio del generare e accudire,
In particolare, il saggio si concentra sulla relazione fra madre e figlia che è rispondente alla definizione di tremendo, termine che evoca il greco deinon, ossia qualcosa di indicibile che desta stupore e attrazione ma anche timore.
La figlia è frutto della frammentazione del corpo di colei che la ha partorita: si passa dall’essere due in una per arrivare alla scissione nel corpo e del corpo materno. Questa frammentazione si ripropone nell’inversione dei ruoli che non è l’accudimento della genitrice anziana, ma l’immaginario, tremendo appunto, in cui la figlia partorisce la madre.
La Grande Madre
ll saggio prosegue con la figura di Sheela-na-Gig, che in Europa, specialmente in Irlanda, si trova nelle chiese: è una donna ritratta nell’atto di allargare la propria gigantesca vulva.
L’esibizione della vulva ha origini arcaiche: in Grecia la ritroviamo in Baubo, inserita nei misteri eleusini a simboleggiare l’eterna rigenerazione della Natura, della Madre terra che si spacca per far germogliare il seme.
Ci fu un tempo, precedente all’affermazione del patriarcato, in cui le donne avevano un ruolo fondamentale e detenevano il potere senza esercitare violenza, un tempo di cui Cibele, Rea, Astarte e Inanna sono fra la tente declinazioni della Grande Dea, signora della pace e della fertilità.
Il testo si sofferma, successivamente, sulle statuette rituali ritrovate nel palazzo di Cnosso, a Creta: rappresentano donne che scoprono i seni tondi e stringono fra le mani due piccoli serpenti.
Queste figure si collegano alle menadi, ossia alle donne che accompagnavano Dionisio e, prese da mania, ballavano, si nutrivano di vino , latte e miele che la terra offriva spontaneamente e porgevano le mammelle a cuccioli di animali selvatici, abbandonando i propri neonati in un atto di ribellione al proprio ruolo sociale.
Nella tragedia Le Baccanti di Euripide, queste donne di Tebe arrvano, in preda alla follia, a cacciare a mani nude, a mangiare carni crude e addirittura, scambiandolo per un leone, una ucciderà il proprio figlio. Il tremendo materno si ripresenta in tutta la sua forza.
Potere o maledizione?
Analizzando Il secondo sesso di Simone De Beauvoir, l’autrice pone la domanda: il potere generativo, la lunga gestazione e il lungo accudimento di cuccioli inermi rende le donne vittime di un fardello che ne limita l’affermazione individuale, dovendo linitare la propria libertà per ragioni biologiche?
Perchè leggere Donne che allattano cuccioli di lupo?
Non aspettatevi un tranquillizzante saggio sull’istinto materno, sulla felicità beata della maternità, sulla luminosità senza ombre frutto di uno stereotipo maschile, ma preparatevi a conoscere le viscere più tetre della maternità tremeda, bellissima e atroce, accudente e assassina, appagata e incatenata.
Riflessioni antropologiche dense di riferimenti al mito eppure estremamente attuali per comprendere le dinamiche del post partum di ogni madre e dell’istinto di ogni donna, anche di chi non è madre,
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Sinossi
Cosa vuol dire essere madri?
Cosa significa pensare il corpo come materia vivente che, nel parto, si apre e si lacera? Riportando il concetto di “vita” alla sua dimensione viscerale, Adriana Cavarero sfida l’indifferenza della filosofia per il corpo materno e ne esplora i lati oscuri e inquietanti, emarginati da una tradizione che predilige rappresentazioni idilliche e luminose.
La «sfera del nascere» sigilla la complicità delle donne con la natura: è lo «strano potere» della procreazione, tramandato di madre in figlia, a rendere possibile la rigenerazione continua della vita. Emerge così – nell’intreccio esclusivamente femminile tra parto e physis, fra procreazione e zoe – una maternità eccedente, un’«iper-maternità» raffigurata dalla straordinaria potenza generatrice di Niobe e dalla vitalità esuberante e violenta delle Baccanti.
Attraversando la narrativa contemporanea e il pensiero filosofico e tragico greco, con incursioni nell’antropologia, nella biologia e nella teoria critica femminista, Cavarero rifiuta ogni discorso rassicurante per svelare il versante buio e «tremendo» della gravidanza.







