Shining di Stephen King

Voce al Sogno

Recensione di  Tiziana Tixi

shining

 

 

 

 

 

Shining è un romanzo di Stephen King scritto nel 1977 e riedito da Bompiani nel 2022.

Di cosa tratta Shining?

 

Shining parla di fantasmi; di quelli che infestano le stanze di un albergo; che incatenano uno scrittore alla bottiglia; che giacciono con sua moglie nelle notti insonni. Di quelli che trasformano in incubi i sogni di un bambino.

La vicenda si svolge nell’Overlook Hotel, in Colorado; imponenti montagne a fare da cornice. Jack Torrance siede dall’altra parte della scrivania di Stuart Ullman; un’idea non proprio lusinghiera gli frulla per la testa.

Non risponde; non ha proprio afferrato la domanda. Non usa giri di parole, Ullman; Torrance non gli piace. Se fosse per lui, non lo assumerebbe mai; ma ha ricevuto pressioni. Si tratta di un uomo potente, al quale non può dire di no; uno che ha investito un bel po’ di soldi nell’Overlook.

A Ullman non la si fa; sa di non godere della simpatia di Torrance. In tutta franchezza non gli interessa; è fermo nella convinzione che non è il tipo adatto per quell’incarico.

La storia dell’Overlook è fatta di fasti e miserie; e di sangue. Dal 1907 ha cambiato vari proprietari; di male in peggio, fino a precipitare nella voragine. Dopo settant’anni il bilancio ha chiuso in attivo; gongola, Ullman, perché è anche merito suo.

È una carogna? Sì; ma deve esserlo per mandare avanti la baracca. Perché è convinto che Torrance non sia la persona giusta? Che c’entra questo giudizio con la storia dell’albergo? C’entra; eccome.

Nell’inverno 1970-71, Ullman ha assunto una famiglia; l’uomo, il guardiano, doveva far funzionare la caldaia, riparare i guasti. Insomma, ordinaria manutenzione, niente di difficile; ma è accaduta una tragedia spaventosa.

Ebbene sì, Ullman lo ammette; ha commesso un errore. L’uomo beveva. Ma Torrance ha smesso; lo sa, ne è stato informato. E sa anche che insegnava inglese; e che in quell’istituto ha perso la calma.

Ecco il punto, anche quel Grady ha perso la calma; isolato in un mare di neve; un eccesso di whisky di pessima qualità; e il famoso mal della capanna. Torrance non è certo quel tipo d’uomo; è istruito, ha una commedia da scrivere.

Non gli mancherà il da fare; non dovrà riempire le ore con le sbronze, né menando le mani sulla moglie. Jack ne è sicuro; sarà tutta un’altra storia. “Lei ha perso la calma”; le parole di Ullman gli risuonano nelle orecchie.

Fa umido nella stanza della caldaia; ma non è l’umidità a coprire Jack di sudore. Sono i ricordi; due anni come due ore, da quella sera maledetta. La vergogna, la repulsione scaturiscono dai pori; gocce viscide, malsane. La voglia di bere; il sapore nauseante della disperazione.

Gli sarà mai concessa una sola ora in cui quel bisogno non lo assalga così, all’improvviso?

Le ombre si allungano, il pomeriggio scivola via; Danny aspetta il papà. Ha cinque anni ma capisce un sacco di cose dei genitori; sa anche che non sono contenti di questa sua capacità. Spesso rifiutano di credere che lui capisca davvero; ma dovranno accettarlo. La mamma è sdraiata a letto, piange; Danny sa che in quel momento la affliggono due paure. Che papà abbia avuto un guasto all’auto; che papà se ne sia andato a fare la Brutta Cosa.

Per colpa della Brutta Cosa, i genitori di un amichetto hanno divorziato; e Danny ha sentito la parola divorzio anche nella testa dei suoi. Una volta la sentiva incombere come una nuvola nera; allora si era concentrato intensamente, fino a svenire. La sua coscienza aveva esplorato le tenebre di papà; e aveva raggiunto un’altra parola, incomprensibile eppure spaventosa.

Tutto sommato a Danny non dispiace concentrarsi; qualche volta appare Tony. I genitori credono sia un compagno di giochi invisibile; invece non è un gioco, è una cosa seria. E adesso che mamma è così preoccupata, vediamo che pensa papà; pensa pensa pensa. Pensa alle tegole; papà ha ottenuto il lavoro.

Danny alza gli occhi; ecco Tony, gli fa un cenno con la mano.

Dove lo porta? Uno strappo vago, indolore; Danny gli corre incontro in un imbuto buio. Un suono ululante; ombre contorte, abeti flagellati dalla bufera. Neve che turbina; che danza. Neve ovunque. Una forma incombente, maestosa; un tetto in pendenza, tante finestre. Tegole; le ha messe il suo papà.

Ora Danny è in una stanza buia; c’è uno specchio. In fondo alla cavità argentea si accende una strana parola; è come un fuoco verde. Una mano penzola oltre il bordo della vasca; il dito medio gocciola sangue. Una voce roca, voce di un pazzo; ancora più terribile per la sua familiarità.

Danny è rannicchiato su un tappeto azzurro; la forma che avanza verso di lui brandisce una mazza. Poi tutto finisce; Tony lo riporta indietro. Ora il bambino è seduto sul marciapiede; negli occhi ancora quelle immagini, nelle orecchie ancora quei rumori. Il malconcio maggiolino di papà sbuca da dietro la curva; la mamma li accoglie sotto il portico. I suoi genitori si amano; Danny è contento. Va tutto bene.

Ma la paura gli si è conficcata nel cuore come un cristallo; la paura è coagulata in quella parola verde. Il maggiolino arranca per la strada di montagna; intorno si levano nude pareti di roccia. Lassù, la cima; pini cedono il passo a un vasto prato; in mezzo, l’albergo. L’Overlook; è il posto che Danny ha visto nel turbine della bufera.

I Torrance arrivano nel giorno di chiusura; è Ullman a fare gli onori di casa, prima di cedere il testimone. Wendy è estasiata; anche Danny vorrebbe esserlo, vorrebbe che quel posto piacesse anche a lui.

Perché non gli piace; ma non dirà niente a mamma e papà. Ridono, sono felici; quanto a lui deve solo stare in guardia. Anche il cuoco ha fatto i bagagli; il signor Hallorann mostra ai Torrance il suo regno, una cucina immensa. Vuoi venire in Florida con me Doc? Come fa a conoscere il nomignolo di Danny? Il bambino lo guarda sorpreso; Hallorann gli strizza l’occhio. C’è intesa tra loro.

E come fa Danny a sapere che il cuoco si chiama Dick? Non si è presentato con il nome di battesimo; Jack e Wendy si guardano perplessi.

Hallorann chiama il bambino in disparte; mentre apre il bagagliaio della propria auto, glielo dice. Danny irradia; più di chiunque abbia incontrato in vita sua. A volte Doc sogna; da sveglio, quando arriva Tony. Ma quei sogni adesso sono incubi; riguardano l’albergo.

Anche Hallorann sogna; gli è capitato all’Overlook. Anzi, Doc; sta’ alla larga dalla camera 217. Ma ricorda; non sempre quei sogni si avverano. E se vedessi qualcosa, girati dall’altra parte; quando ti volterai, tutto sarà sparito.

Hallorann è piuttosto sicuro; là dentro non c’è niente che possa fare del male a Danny. Se però ci fossero guai, faccia un fischio; un richiamo fortissimo. Lo sentirà, giù in Florida; e arriverà di corsa. Ullmann propone ai Torrance un breve giro dell’albergo; al terzo piano una passatoia azzurra attira l’attenzione di Danny.

L’Appartamento presidenziale; grandi macchie sulla tappezzeria di seta. Il bambino ha la nausea; volge lo sguardo alla finestra. Torna a guardare la parete; le macchie sono sparite. La stanza 217; sulla porta è affissa la targhetta con il numero. Ha un’aria innocua; ma emana un fascino inquietante. Il sole è calato dietro le montagne; le ultime domande, le ultime raccomandazioni a Jack.

La macchina di Ullman sparisce dietro il pendio; i tre Torrance si scambiano un’occhiata in silenzio. Quell’istante è carico di paura; sono da soli a guardare le foglie danzanti. 20 ottobre. Jack si sente in pace; gli ultimi tre anni gli sembrano un incubo sbiadito.

Ha superato il blocco dello scrittore; la commedia fluisce spedita dalla sua testa al foglio, al ticchettio della Underwood. Quel suono è musica per le orecchie di Wendy; suo marito ha ripreso a scrivere con regolarità.

L’ottimismo di Jack la riempie di fiducia; è segno che sta chiudendo una porta su una stanza popolata di mostri. Va tutto bene. Ma forse i mostri non ci stanno a farsi da parte; non se si annidano nel profondo. Allora basta poco; strisciano, scattano in piedi, attaccano.

Perché Danny non è ancora uscito dal bagno? Jack lo scuote; il figlio incespica nelle parole. Non balbettare; all’urlo del padre, Danny scoppia in lacrime. Un pensiero martellante risuona nella mente dell’uomo; la sua dannazione, il passato che non vuole passare. Hai perso la calma, Jack; hai perso la calma.

Causa effetto; l’altro pensiero, una gran voglia di bere. Nella penombra, una sagoma confusa; è Tony, sta guardando qualcosa davanti a sé. Danny aguzza gli occhi; nella fievole luce dello scantinato, lo vede. Papà è accovacciato sul pavimento; in mano regge una torcia elettrica. Il fascio di luce è rivolto su un grosso libro; un album bianco, legato con un cordoncino d’oro. Il rumore della caldaia diventa un ansito sinistro; poi il suono di una mazza sibilante che colpisce le pareti.

Danny è rannicchiato su un tappeto; la voce di Tony si confonde con un’altra, terribile. Le tenebre si squarciano; la luce restituisce la realtà. Il primo novembre Jack lo trova; quell’album narra trent’anni di storia.

La vita dell’Overlook; gli ospiti, le feste, i proprietari. Uomini di malaffare; affari torbidi. La materia per il libro che Jack ha rimandato a lungo è lì; è la sua grande occasione. Va tutto bene. O forse è la quiete prima della tempesta? Wendy è sempre più angosciata; suo marito mostra tutti i sintomi di quando beveva. Jack non lo dà a vedere ma ne è certa; spesso è adirato con lei o con Danny.

Quella calma innaturale la terrorizza; se sfogasse la collera sarebbe un sollievo. Prima che cominci a nevicare, Jack deve svolgere un lavoro; si dà a potare le siepi.

C’è qualcosa di strano; non è possibile. Jacky, sei pazzo? Le mani premute sugli occhi, le tempie pulsanti; il terrore monta. Coraggio Jacky, guarda. Ogni cosa è al suo posto; hai lavorato di immaginazione. Va tutto bene.

Al crepuscolo, i Torrance si stringono l’uno all’altro; sotto il porticato osservano la bufera di neve. L’Overlook è isolato; un puntino, un non luogo. Sta’ alla larga dalla 217; Danny lo sa bene. Ma come resistere alla curiosità? Disobbedisce a Dick; disobbedisce al padre.

Entra. Non c’è niente; tranne il freddo e il vuoto. Niente in bagno. La tenda della vasca; sollevala Danny. Lì dentro qualcosa c’è; ha la consistenza greve dell’incubo. Danny non ha voce per gridare; abbassa le palpebre, serra i pugni.

Non c’è niente; non c’è niente. Va tutto bene. Jack scriverà la biografia dell’albergo; lo farà perché quel posto lo ha stregato. E perché sente di doverlo fare. Fatica a tenere gli occhi aperti; nel torpore la mente scivola altrove.

A un omone grande e grosso; fino ai sette anni, Jack lo ha amato. Nonostante le percosse; nonostante i lividi e gli occhi pesti. Quell’amore aveva cominciato ad avvelenarsi intorno ai nove anni; all’epoca l’omone aveva spedito la moglie all’ospedale.

Voci ovattate raggiungono l’orecchio di Jack; alla radio squarci di musica, di notizie, l’arringa di un predicatore. E quella voce; una voce che sale, esasperante, disumana. Comanda morte; perché un vero artista deve soffrire; perché ognuno uccide la cosa che ama. L’urlo di Jack è incredulità, ribellione; è un esorcismo. Wendy si precipita nell’ufficio; in genere il marito cela con cura il vero volto.

In quell’istante, per un istante, lo mostra; è un volto di disperata infelicità, come di animale preso in trappola. La tempesta emotiva di Jack si scioglie nel pianto; i singhiozzi si ricompongono in parole.

Dov’è Danny? L’espressione eloquente di Wendy è una muta accusa; la condanna di Jack a essere condannato finché sarà in vita. Il bambino è nel corridoio; la luce delle fiaccole elettriche rivela dei segni sulla gola.

La muta accusa diventa sentenza di colpevolezza; passi svelti, una porta che sbatte. Immobile, Jack si interroga; si dà una risposta, l’unica possibile. L’unica sopportabile; non farebbe mai del male a suo figlio.

Che sia stata Wendy? Così lascia intendere Danny; la collera di Jack è una folata di vento. Chi ha tentato di strangolare suo figlio? È accaduto nella camera 217; Danny credeva che niente potesse fargli del male. Niente di ciò che si vede nell’albergo è una minaccia; ma quella cosa voleva lui.

Non c’è tempo da perdere; bisogna andarsene, tutti e tre.

L’Overlook è isolato; impossibile comunicare con l’esterno. Ma c’è un gatto delle nevi; lo ricorda bene Wendy. Jack lo metterà in funzione e scenderanno a valle; la donna è un fiume in piena. Il marito non sembra convinto, tergiversa; poi acconsente. Missione compiuta; il mezzo è pronto. Va tutto bene.

Poi accade qualcosa; uno scatto, un impulso. Un lancio nella neve; la brezza trasporta lontano il pulviscolo. Tutto è cambiato; tutto resta uguale. La ferita di Danny, sangue vivo; e una verità negata. “Lei ha perso la calma”; Jack perde la calma. Mentre la neve continua a cadere, qualcosa si sveglia; una vita sotterranea cresce di intensità, come la pressione della caldaia.

“Eppure qualcuno, qualcosa, c’era. Perché all’Overlook le cose continuavano a esistere. All’Overlook esisteva un tempo unico e indivisibile. […] All’Overlook tutte le cose sembravano animate da una sorta di vita propria. Era come se l’intero edificio fosse stato caricato con una chiave d’argento. L’orologio marciava”.

Florida, primo dicembre; sono le quattro e mezza del pomeriggio, ora della costa orientale. Dick è in macchina; improvviso, un odore di arance. Una saetta gli trafigge la testa; l’odore è sempre più forte. E, ossessiva, una frase. Dick per favore vieni.

Una corsa contro il tempo; una sfida all’ultimo sangue contro qualcosa che non ha sangue. Ma lo fiuta; lo esige.

 

Perché leggere Shining?

 

 

Shining è uno dei primi e più noti romanzi del Re; vi è già ben definito un modello che si riproporrà in opere successive. Una situazione claustrofobica; personaggi umani inchiodati in un luogo, in balìa di un agente maligno.

A volte una forza oscura; altre un antagonista in carne e ossa. La preda può contare solo sulle proprie forze; per uscire dall’incubo, deve mettere tutto, anima e corpo – o quello che ne resta.

Ammiratore di Shirley Jackson, King la cita in questo romanzo; che ammicca all’horror, certo, ma va oltre. Perché si sposta sul thriller; sulla guerra dei nervi di ognuno contro se stesso, e contro l’altro. Shining ha tutte le carte in regola per soddisfare gli amanti del genere; per chi ama trattenere il fiato.

Per chi “che succederà dopo?”; e non chiude il libro fino a quando non lo scopre. Ma un aspetto è ancora più interessante; il cuore del romanzo entro l’atmosfera onirica. King mette al centro il tema della famiglia, declinata in vari modi; disfunzionale, maltrattante, disgregata.

Sopravvissuta, ricostruita; trasfigurata. La famiglia è quella che distrugge. Ma è anche quella da cui ci si salva; e quella che salva.

Shining mostra padri divorati che divorano i figli; che saranno a loro volta padri divoranti. Sembra non esserci speranza; invece King non è del tutto pessimista. A un modello di paternità tossica ne affianca uno sano; fondato questo sulla cura, sull’affinità d’anima.

 

 

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Sinossi

L’Overlook, uno strano e imponente albergo che domina le alte montagne del Colorado, è stato teatro di numerosi delitti e suicidi e sembra aver assorbito forze maligne che vanno al di là di ogni comprensione umana e si manifestano soprattutto d’inverno, quando l’albergo chiude e resta isolato per la neve.

Uno scrittore fallito, Jack Torrance, con la moglie Wendy e il figlio Danny di cinque anni, accetta di fare il guardiano invernale all’Overlook, ed è allora che le forze del male si scatenano con rinnovato impeto: la famiglia si trova avvolta ben presto in un’atmosfera sinistra.

Dinanzi a Danny – che è dotato di un potere extrasensoriale, lo “shine” -, si materializzano gli orribili fatti accaduti nelle stanze dell’albergo, ma se il bambino si oppone con forza a insidie e presenze, il padre ne rimane vittima.

 

Un romanzo che ha appassionato milioni di lettori nel mondo, da cui Stanley Kubrik ha tratto l’omonimo capolavoro cinematografico con Jack Nicholson, Shelley Duvall e Danny Lloyd.

 

Titolo: Shining
Autore: Stephen King
Edizione: Bompiani, 2022