Primavera d(a)mare di Fernanda Graziani Matteucci

Primavera d(a)mare di Fernanda Graziani Matteucci

Mare

Primavera d(a)mare di Fernanda Graziani Matteucci

Il segnale partiva dalla vicina campagna quando le gemme degli alberi da frutta schiudevano i loro sorrisi alle api e a uno scalpitante sole che stiracchiava i suoi raggi un po’ rattrappiti dal gelo invernale, per allungarli e non sfigurare ad agosto. Era il momento, quello, di inforcare le bici tirate a lucido, mettere strada sotto le ruote e arrivare al mare.

Si partiva il primo lunedì assolato di marzo, giorno in cui le saracinesche dei barbieri restavano calate e tanti artigiani si godevano il giorno di riposo settimanale.

L’appuntamento per le allieve di mia mamma era di buon mattino sotto casa mia. L’arrivo delle ragazze era annunciato dalla ridarella inarrestabile e dalla voglia evidente di regalarsi al mare, in attesa che scendesse mia madre, ritardataria cronica, alla vista della quale i cinguettii calavano di tono per lasciare il posto a un sospiro di sollievo.

<<Ué, zitte, non fate le scostumate!>>, il rimbrotto d’ordinanza.

Come se la piazzetta del Cardinale, spiazzo dove sfociavano vicoli come fiumi in un lago, non avesse mai sentito le sartine gorgheggiare i repertori canori del reuccio Villa, della regina Nilla Pizzi e del bel tenebroso Achille Togliani, il loro preferito, a cui facevano gli occhi da pesce fritto al solo pensarlo.

La comitiva tutta femminile partiva dunque così, silenziosa e ordinata, per poi lasciarsi andare ai motivetti più allegri appena fuori dall’abitato. Dieci km macinati senza fatica, in fila indiana sulla strada provinciale Fondi-Sperlonga, prima di deviare verso il nostro litorale ricco di bellezze naturali, di storia, di leggende. Pochi km ancora ed eccola, la pineta del Salto, ombrosa, profumata di sottobosco, silenziosa e protesa verso il mare dal quale la separava una duna senza soluzione di continuità, di sabbia setosa e vestita di piccole foglie e sgargianti fiori carnosi. Unico rumore, la voce della risacca.

Il tempo di togliersi i vestiti e, in sottoveste (qualcuna anche senza), corsa in acqua per tornare bambine e godere degli schizzi leggeri di onde pigre, ancora stanche della fatica sostenuta nella brutta stagione.

Qualche ora per dare tempo al sole di asciugare sottane e capelli e poi di nuovo in sella, verso casa, stavolta con pedalate meno incisive e canti più sussurrati. Con il cuore, però, già rivolto al lunedì successivo.

 

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