Sguardo a Oriente di Dacia Maraini
Voce alle Donne
recensione di Emma Fenu
Sguardo a Oriente. Reportage, ricordi, racconti di un continente affascinante è un libro di Dacia Maraini edito da Marlin nel 2022 e curato da Michelangelo la Luna.
Di cosa tratta Sguardo a Oriente?
Per facilitarvi nello scorrere la recensione, dividerò per paesi, strategia narrativa ben diversa da quella del libro, dove i ricordi si incastrano con i reportage giornalisti, serate a snocciolare ideali in un Oriente che non si frammenta in stati e città, ma in persone, profumi, gusti, colori, suoni, idiomi, sguardi.
Cercherò di non offrirvi una sintesi, ma una visiome ideologica, con particolare attenzione alla condizione femminile.
Dacia Maraini inizia a raccontare soffermandosi su una parola: esotico, ossia l’altrove ignoto e straniero.
Trascorse, infatti, l’infanzia l’infanzia in Giappone, dove nacquero le sue sorelle. A seguito della caduta del fascismo, la famiglia venne internata in un campo di concentramento. Soltanto nel 1945 la famiglia riuscì a rientrare, dove abitò prima in Sicilia e poi a Roma.
Per i giapponesi del periodo post bellico, era esotica l’Italia, in cui le rovine ricordavano una civiltà scomparsa e per la protagonista, ancora bambina, appena riaccolta in patria, il senso di stupore è uguale a quello degli orientali per usanze che dovrebberle essere familiari.
Ci si infatua del diverso. Ma lo si odia al comtempo. E in questa contraddizione danzano i punti di vista che dovrebbero essere sempre coincidenti con il desiderio di “conoscenza e esperienza dell’altro”, in una consavolezza identitaria non competitiva.
Dacia afferma di essere “nata viaggiando” e di aver appreso proprio in Giappone la notizia dell liberazione.e di aver rivolto gli occhi verso un cielo in cui il cibo cadeva dagli aerei, copioso per il loro gruppo sparuto, di 18 persone, raccolte del campo.Cadeva e i cnenitori si rompevano lasciando cadere latte condensato.
La ricorda, questa fame. Ti resta addosso.
A Tokyo, nel 1984, Dacia ha preso parte a un’organizzazione di scrittori di tutto il mondo desiderosi di fare della cultura un mezzo efficace e rivoluzionario.
E di questo paese ha visto luci, ombre, cntraddizioni.
In Giappone la pena di morte sembra più “civile” perchè si svolge in luoghi asettici e lindi; la fascinazione dell’arte occidentale è diffusa; ci sono persone che muoiono di troppo lavoro e, se disoccupati, si suicidono come antichi samurai.
Un paese in cui le donne possono pensare ed esprimersi, ma sempre in ossequio a una gerarchia per cui perfino la moglie di un premier che ha affermato di voler dire la propria opinione ha suscitato stupore.
E ora guarda L’Afganistan.
Guarda Le donne afgane, figlie di una terra crocevia di conflitti e di interessi, sono costrette a non scegliere mai, solo ad obbedire e schivare punizioni.
Guarda e nontacere. Tacere è essere complici. Tacere è voltare le spalle a un abuso del Corano che addolora i giusti musulmani osservanti.
E se le guerre portano morte e giochi di potere, bisogna agire con la verità, sceditando i dittatori, i falsi salvatori e i millantanti profeti.
Non è nostro fardello “dell’uomo bianco” esportare in Afganistan la democrazia, perchè è in ogni uomo vi è il desiderio di conquista della libertà, ma sostenere la parte progressista del paese con un aiuto concreto, soprattutto con l’ausilio degli Stati Uniti.
E ora guarda la Birmania
Ricordi le immagini del settembre 2007, quando le strade furono invase da monaci con la testa rasata, la veste arancione e i piedi scalzi che chiedevano pacificamente libertà di pensiero e parola? Ricordi che I militari si sono scagliati contro di loro.?
Hai guardato?
E in un paese dove lo stupro è norma, c’è una donna, Aung San Suu Kyi, che ha accettato di essere prigioniera a vita presso il suo popolo, rifiutando l’esilio: non ha tradito quanti la hanno sostenuta, prima che il regime annullasse le elezioni. Lei aspetta, non demorde, crede mella pace, nella mancata resa. La sua volontà non la si compra.
Guardala e ammirala.
E ora guarda la Cina
Dacia visitò la Cina di fine anni Ottanta con Alberto Moravia, un paese in cui, allora, ovunque si distribuivano fogliettini di propaganda su Mao.
Oggi le cose sono cambiate e un oggetto ne è il simbolo: la bicicletta. Dalle distese solo di biruote ci si ritrova in un traffico intricato dove queste continuano a sfrecciare fra limousine e taxi rossi.
Ma non è la sola metamorfosi di un paese dove convivono in modo quasi compulsivo tradizione e progresso nella sfera politica, economica e sociale.
Ho letto con interesse che le donne cinesi del passato, analfabete, avevano inventato un linguaggio scritto, segreto, per denunciare gli abusi a cui erano sottoposte. Le parole trovano sempre una strada. Ma devi rivolgere lo sguardo nel punto giusto.
Guarda ancora: Corea del Nord e del Sud
La Corea del Sud e il Giappone sono in pericolo a causa del dittatore più grottesco del mondo. Certo, intervverebbero gli americani, ma dopo atrocità e guerre. Perché la Cina non prende posizione?
La Corea del Sud è improntata alla globalizzazione, eppure le contraddizioni sono evidenti: ci sono scuole moderne, ma le neonate si abbandonano lungo le strade e persistono i matrimoni combinati.
Ti prego, guarda Filippine
Come voltare lo sguardo mentre continua lo scempio sui corpi delle bambine e dei bambini di Manila?
Non chiudere gli occhi sull’India
Molti sono gli italiani in India, forse per alcune analogie fra Buddha e Cristo. E Ghandi.
Eppure è un paese in cui lo stupro e il femminicidio non sono condannati con nome rigide, quando la condanna viene emessa.
Ti ricordi il passato non tropoo lontano dell’Iran?
Khomeini voleva eliminare un’intera generazione, rimangiò le promesse e fece sparare anche su ragazzine di 14 anni ree di aver solo parlato, torturandole in ogni modo per avere nomi e minacciandole di pena di morte.
Poche cedettero. Quasi tutte impazzirono ma non tradirono.
E oggi? Guarda l’Iran oggi.
Non smettere di guardae Israele
Sono vestite di nero, numerose. Sono madri ebree e arabe che sfilano per Tel Aviv e si siedono, impedendo il traffico. Facendo capire cosa vuol dire se qualcosa ti ostacola. Vengono scacciate, ma continuano, e si risiedono.
Era il 2001. Lo ricordi? C’eri?
Anche il ti guarda Kurdistan, e tu?
Sono molte le eroine curde trucidate in difesa del proprio popolo ma anche di valori che riconosciamo come nostri. Sono martiri anche per noi.
Perché leggere Sguardo a Oriente?
Mi fermo appositamente prima di arrivare a Palestina, Tibet, Turchia e Siria, capitoli dove il cipiglio è più forte, dove le domande ti incollano e non puoi scappare.
Dove sono appellati “terroristi” i monaci; dove nello sguardo di un bambino c’è la storia di ogni popolo e di ogni guerra, un bambino che ci è figlio; dove le donne fanno della scrittura comunicazione e emancipazione e dove ci si domanda: cosa si può fare? A chi spetta agire? Cosa sfugge o facciamo sfuggire alla logica?
Per vedere l’Oriente, basta girasi appena. Non basta vedere, bisogna guardare: ma quanti potremo reggere lo sguardo di un bambino siriano senza abbassare le palpebre?
Link d’acquisto
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Sinossi
Sguardo a Oriente è una raccolta di reportage, ricordi e racconti di Dacia Maraini su Afghanistan, Cina, Corea, Giappone, India, Iran, Palestina, Pakistan, Siria, Tibet, Turchia, Vietnam, Yemen…
Sono testi in cui si sente il ritmo narrativo della grande scrittrice che, come la nonna Yoï, il padre Fosco e la madre Topazia, ama viaggiare e raccontare le vicende e i personaggi di posti lontani.
Paesi come il “Caro Giappone” di cui ricorda il periodo di internamento a Nagoya dal 1943 al 1945, le vittime della bomba atomica, i morti per il “superlavoro”, l’emancipazione femminile e il fascino del teatro Nō.
Il libro parla anche di alcune nazioni che l’autrice ha visitato con Maria Callas, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini: dalla Cina, pronta a fare “l’ultima pedalata verso il capitalismo”, allo Yemen, afflitto dalla guerra e dalle carestie, e all’India, dove sono in crescita episodi di stupro e di femminicidio.







